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Bhutan, il paese più felice del mondo: senza pensieri alle pendici dell’Himalaya

© Sputnik . Igor MikhalevMonastero buddhista in Bhutan
Monastero buddhista in Bhutan - Sputnik Italia, 1920, 17.07.2021
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Nell’antico regno asiatico la condizione di vita non si misura in base al PIL, ma alla Felicità Lorda Nazionale. Ma nessuno può sfuggire alla globalizzazione, è anche tra i monaci buddisti non mancano i motivi per lamentarsi del governo.
Nella Costituzione degli Stati Uniti sta scritto: “ … diritti inalienabili, tra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca della felicità; allo scopo di garantire questi diritti sono creati tra gli uomini i Governi…”.
Nonostante quest’ottimo presupposto, è improbabile che, volendo scegliere un unico aggettivo per definire quel Paese si scelga: “Felice”. Gli Stati Uniti sono tante cose: “una grande democrazia liberale”, “la maggiore potenza industriale del mondo”, “un Paese molto ricco”, ma l’eventuale felicità dei suoi cittadini resta un fattore individuale non attribuibile tale e quale a un’intera società.
Tuttavia, esiste uno Stato che è definito e si auto-definisce come il “Paese più felice del mondo”. Si tratta esattamente del Regno del Bhutan (Druk Gyal Khap). E’ un Paese dell’est himalaiano senza sbocchi al mare e confinante a nord con il Tibet e a sud con l’India. Ha una superficie più o meno simile alla Svizzera e una popolazione di poco più di 750.000 abitanti.
E’ una monarchia costituzionale con una religione di stato che è una variante del Buddismo. Fino a pochi anni fa questo Paese, isolato dal mondo, viveva in una teocrazia di tipo medioevale. Il re in carica allora, Jigme Simgye Wangchuck, presentò nel 2005 una nuova costituzione che trasformava la sua monarchia assoluta in una costituzionale. Contemporaneamente preannunciò la sua futura abdicazione a favore del figlio Jigme Khesar Namgyel Wangchuck, avvenuta in effetti nel Novembre 2008 a cavallo delle elezioni per l’Assemblea Nazionale. Tale Assemblea con una maggioranza dei due terzi può perfino chiedere l’impeachment del re.

IL BHUTAN

Dal punto di vista orografico è di un’estrema varietà: la sua altitudine varia dai 300 metri sul livello del mare ai 7000 metri (la sua montagna più elevata sembra essere la più alta al mondo mai scalata da un essere umano). Poiché si trova nella fascia subtropicale, il suo clima (con la conseguente vegetazione) va dal forte caldo al temperato al polare.
Il Bhutan occidentale gode di pesanti piogge monsoniche, il sud ha estati molto calde e umide e inverni freddi, l’oriente e il centro del Paese sono temperati e secchi.
Le stagioni sono, secondo il territorio, cinque: estate, monsone, autunno, inverno e primavera. L’agricoltura resta la fonte principale dell’economia del Paese e nel 2013 il Governo annunciò che l’obiettivo era di diventare il primo al mondo ad avere soltanto agricoltura biologica.
Il prodotto agricolo bhutanese più conosciuto è il riso rosso, esportato in Europa e nord America, mentre mele e arance hanno nel Bangladesh il loro maggiore mercato di sbocco. L’industria può contare sulla presenza di numerosi minerali presenti nel sottosuolo: carbone, marmo, rame, berillio, piombo, tungsteno, zinco, grafite, pirite ecc. ma la ricchezza principale per il bilancio del Paese è la produzione di energia idro-elettrica che viene esportata in grandi quantità verso l’India. Per un contenzioso con la Cina sui confini non esistono rapporti commerciali tra i due e anche dal punto di vista diplomatico si tengono soltanto “colloqui”. Anche con Gran Bretagna e Stati Uniti non ci sono relazioni diplomatiche dirette ma i primi dialogano attraverso la loro ambasciata in New Delhi e i secondi grazie alla rappresentanza del Bhutan presso le Nazioni Unite a New York. L’ultimo Paese con cui si sono aperte relazioni diplomatiche è stato Israele, il 12 dicembre del 2020. Il turismo è accettato ma, di là costo per il visto (50 dollari USA), lo straniero che vuole recarsi in Bhutan deve pagare almeno 250 dollari per ogni giorno di permanenza (gli indiani, i maldiviani e i bengalesi hanno però libero accesso).
Il bilancio annuale dello Stato ha un perenne deficit di circa il 25 % che è costantemente coperto da donazioni del Ministero degli Esteri indiano. A tutt’oggi, comunque, il prodotto lordo per abitante è attorno agli 8.000 dollari l’anno e cioè si trova al cento quarantaquattresimo posto tra gli Stati del mondo e l’analfabetismo è ancora diffuso tra quasi il 40% della popolazione. L’età media è di circa 25 anni e l’aspettativa di vita supera i 70 anni.
© Sputnik . Alexey Filippov / Vai alla galleria fotograficaAtleti del Bhutan alle Olimpiadi
Atleti del Bhutan alle Olimpiadi - Sputnik Italia, 1920, 15.07.2021
Atleti del Bhutan alle Olimpiadi

PERCHE’ FELICE?

Tutti questi dati non fanno del Bhutan qualcosa di molto diverso da molti altri Paesi. Perché, allora, lo si crede il Paese più felice del mondo? Il motivo principale è che, per Costituzione, la sua ricchezza non è valutata come d’abitudine in ogni altro Paese attraverso il calcolo del Prodotto Nazionale Lordo, bensì in base alla Felicità Nazionale Lorda.
Nasce spontaneo domandarsi come si possa calcolare un tale principio, secondo quali criteri e su quali variabili, ma basta sapere che è stata creata addirittura una Commissione Governativa ad hoc il cui responsabile, tale Lhaba Tshering, sostiene con decisione:
“Il ruolo del governo non è di creare la felicità, ma le condizioni necessarie per essere felici. La FNL è un tentativo di trovare un equilibrio tra il materiale e lo spirituale”.
Ogni legge discussa al Parlamento deve passare al vaglio della Commissione che decide se trattarsi di qualche cosa compatibile con il benessere sociale e ambientale. Per fare un esempio, nel crocevia più importante della capitale Thimphu (100,000 abitanti) si è deciso, a causa dell’opposizione della popolazione, di non istallare alcun semaforo e il traffico è regolato da un poliziotto in divisa e guanti bianchi. Nonostante due terzi del territorio sia coperto da foreste, il loro sfruttamento per l’esportazione è proibito per non danneggiare la fauna locale e per garantire l’assorbimento della CO2: “ Se noi vendessimo le nostre foreste diventeremmo ricchi, ma fino a quando?”. L’istruzione elementare e la sanità sono gratuite per tutti ma il 23% della popolazione continua a vivere sotto la soglia di povertà e secondo le Nazioni Unite il Bhutan resta tra gli ultimi posti nella classifica dello sviluppo umano.
Fino agli anni 60 del secolo scorso non esistevano strade e il bando contro la televisione è stato tolto solo nel 1999. La stessa cosa per Internet. Quando il re decise di consentire l’uso delle televisioni ammise che quello sarebbe stato un passaggio fondamentale per la modernizzazione ma mise in guardia contro il pericolo che il suo “cattivo uso” avrebbe potuto erodere i valori bhutanesi tradizionali.
© Sputnik . Igor MikhalevUn allievo di un monastero
Un allievo di un monastero  - Sputnik Italia, 1920, 15.07.2021
Un allievo di un monastero
Quanto a questi ultimi, nel piano quinquennale ’87-’92 si stabilì che il Bhutan fosse “Una nazione, Un popolo” e si rese obbligatorio il vestirsi in modo “Drukpa” e cioè con un tipo di abito tradizionale per gli uomini e uno per le donne. Ufficialmente esiste libertà di religione, ma il proselitismo è proibito e l’unica insegnata nelle scuole è la buddista. La vendita e l’uso del tabacco sono totalmente proibiti e le multe ammontano all’equivalente di un mese di salario (circa 230 dollari). Fu deciso anche l’abbandono dell’uso della lingua hindi e di un locale dialetto nepalese per confermare come unica praticabile la lingua dzongkha. La minoranza di origine nepalese che viveva nel sud (circa un terzo della popolazione complessiva) dovette dimostrare di provare la nascita nel Bhutan e quelli impossibilitati a farlo furono espulsi con violenza dal Paese. Si trattò di circa 100.000 persone che trovarono rifugio in campi provvisori in India e in Nepal. Nel corso degli anni circa una metà di costoro furono accolti ufficialmente come “rifugiati” in Canada, USA, Norvegia e Australia.
© Sputnik . Igor MikhalevUna strada nel Bhutan
Una strada nel Bhutan - Sputnik Italia, 1920, 15.07.2021
Una strada nel Bhutan

PAESE PERFETTO?

Siamo quindi di fronte davvero a un popolo “felice”? Di là dalla formula riguardante il potenziale concetto di “Felicità Nazionale lorda”, essa sta forse nella sua omogeneità etnica ottenuta attraverso una “pulizia” forzata? Nella tutela dell’ambiente? Oppure perché a scuola s’insegna come recuperare l’acqua piovana per gli usi sanitari? O magari nel proibire abiti stranieri e rendere obbligatori usi e costumi tradizionali? Nell’accettare solamente turisti benestanti? Nell’essere stato chiuso ai contatti con il resto del mondo sino a pochi decenni fa? E poi, i bhutanesi sono proprio felici? Cosa ne pensano i figli dei benestanti che completano all’estero i loro studi e poi tornano? E chi studia in loco?
Gli studenti interrogati in merito alla misurazione della felicità ecco cosa rispondono:
“Noi non ci stressiamo troppo per gli esami. E’ questo il nostro modo di applicare la Felicità Nazionale Lorda”. E ancora: “C’è un abisso tra ciò che le élite dichiarano politicamente e quello che la gente comune sente” (confidenze raccolte da un giornalista della rivista francese GEO).
L’idea di partenza in teoria è magnifica, tanto da trovare sponsor altolocati quali l’ex Vice Presidente e Capo Economista della Banca Mondiale e premio Nobel Joseph Stiglitz.
La South Asian Association for Regional Cooperation mette il Bhutan al primo posto per la libertà economica, la facilità di fare business e l’assenza di corruzione. Però, se si guarda a fondo cosa succede nella vita di tutti i giorni da quando il Paese si è messo sulla via della modernizzazione, si scopre che i semafori non esistono ma nelle ore di punta il traffico, almeno nella capitale, è congestionato, i SUV si sono moltiplicati e i ragazzi passano ore intere negli internet café o con un telecomando davanti al televisore con parabola.
La sovrapposizione tra le estesissime aree protette e le zone popolate sta creando disagi all’agricoltura, distruzione delle coltivazioni a causa dei numerosi animali selvatici di tutte le specie e morte del bestiame allevato. Il sogno di tutti i diplomati e dei laureati è di essere assunti nella già pletorica pubblica amministrazione ma nel frattempo disoccupazione, alcolismo e violenze hanno fatto la loro apparizione. E il 23% della popolazione vive tuttora sotto la soglia di povertà.
Sognare di avere una vita felice è più che legittimo per tutti, ma che la si ottenga a seguito delle decisioni di un qualunque Governo o applicando qualche nuovo coefficiente resta probabilmente qualcosa di là delle capacità umane. Le utopie possono anche attrarre molti pensatori o politici in buona fede ma una cosa è coltivarle come un obiettivo teorico cui tendere e altro è imporle per legge sopra la testa della gente, magari con la forza.
L'opinione dell'autore potrebbe non coincidere con la posizione della redazione.
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