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Alitalia-Ita, Fassina a Sputnik: “Una Caporetto, l’Italia diventerà una colonia delle low cost”

Stefano Fassina - Sputnik Italia, 1920, 17.07.2021
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Per l’ex viceministro dell’Economia, il negoziato con la Commissione europea è una disfatta totale. L’Italia perde la sua compagnia di bandiera e si appresta a diventare terreno di conquista per le low cost.
“Con la resa a Bruxelles di fatto l’Italia diventa l’unico grande Stato europeo senza una compagnia di bandiera”. Così l’onorevole Stefano Fassina, deputato di LeU ed ex viceministro dell’Economia durante il governo di Enrico Letta, commenta a Sputnik Italia l’esito delle trattative con la Commissione europea per il via libera alla costituzione di Ita.
In una nota il Mef ha definito quella raggiunta con l’Ue “una soluzione costruttiva ed equilibrata”. Tuttavia la linea di discontinuità imposta dalla commissaria per la Concorrenza, Margrethe Verstager, ridimensiona drasticamente la newco, imponendo il dimezzamento della flotta, lo smembramento della compagnia e la riduzione del personale, senza tener conto delle istanze sindacali di unità e continuità occupazionale. Sputnik Italia ha intervistato l’onorevole Fassina, che ha sostenuto le recenti mobilitazioni dei lavoratori Alitalia.
- Onorevole Fassina, come vede la soluzione raggiunta con la commissione per il passaggio Alitalia-Ita?
- E’ una Caporetto, un colpo pesantissimo all’interesse nazionale, che ci rende sempre più una colonia per le low cost. Ritengo che vadano raccontati i dati di realtà senza fini propagandistici. Il brand di una compagnia aerea con una storia come quella di Alitalia viene messo a bando. Viene ceduto quasi il 60% degli slot di Fiumicino e il 15% di Linate che, con l’attuazione del piano industriale, Ita dovrà ricomprare ad un prezzo più alto di quello di vendita. Inoltre c’è la rinuncia definitiva al programma Millemiglia, un asset preziosissimo, con la banca dati dei clienti fidelizzati.
Anche l’Handling viene messo a gara, Ita potrà partecipare solo in società, come azionista di maggioranza. Ancora peggio per la manutenzione, anche questa messa a gara ma in questo caso Ita può partecipare in una società in cui è socio di minoranza. Rimane soltanto l’Aviation gestita in trattativa diretta, ma amputata. Lo spezzatino tanto temuto alla fine è arrivato in misura anche più pesante di quello che era stato preventivato.
La sintesi è che così il piano industriale diventa fantasioso e irrealistico, con conseguenze sociali devastanti, perché avremo subito 5.000 esuberi che dovranno essere riassorbiti nel corso del prossimo quinquennio con le amputazioni degli asset che ho ricordato prima. Una soluzione insostenibile, definita all’oscuro del parlamento, in assenza di relazioni con le rappresentanze sindacali.
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- Perché ritiene che le condizioni della commissione europea siano state così dure e finanche vessatorie verso Alitalia?
- Secondo me per due ragioni. La prima perché parte significativa delle classi dirigenti e della tecnostruttura italiana è subalterna a Bruxelles. C’è un’introiezione subalterna al vincolo esterno, in base alla quale con Bruxelles non si negozia, ma si prendono indicazioni da attuare in Italia.
In parte perché è così introiettato il paradigma liberista che si ritiene irrilevante per l’interesse nazionale l’esistenza di una compagnia di bandiera. In ragione di questa visione, l’importante è che ci sia qualcuno che sul mercato offra il servizio, come le low cost. Non ci si chiede perché altri Stati, come Francia e Germania, partecipano con quote molto significative alle rispettive compagnie nazionali.
- Lei a maggio aveva ipotizzato la soluzione di affittare Aviation, Handling e manutenzione per non arrivare alle trattative con l’acqua alla gola, cosa che il governo non ha fatto. Il Mef avrebbe potuto cercare margini più ampi per la negoziazione?
- Il punto è, come le dicevo prima, che non si è ritenuto decisivo avere una compagnia di bandiera. Il Mef definisce equilibrate una serie di condizioni che nessun altro stato in Europa accetterebbe per le ragioni che le dicevo prima. Ci sarebbe voluta un’altra direzione politica. Purtroppo, però la politica ancora una volta è ancillare ad una visione liberista che ha come conseguenza alla colonizzazione dell’Italia da parte delle low cost con tutto quello che implica di condizioni di lavoro. Per questo l’ad di Ryanair, Michael O’Leary, applaude a questa visione ed esprime il suo voto per Mario Draghi che l’ha attuata.
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- Ita partirà con meno di un terzo degli attuali lavoratori. Come sarà gestibile questo problema occupazionale?
- Con questo ridimensionamento del piano industriale, Ita diventerà nel migliore dei casi una compagnia regionale di un grande vettore europeo. Il problema occupazionale si gestirà come si sono gestiti gli altri passaggi, a carico dei contribuenti. Non possiamo permetterci di lasciare persone in mezzo ad una strada e quindi quelle risorse che qualcuno pensa siano risparmiate, verranno in parte utilizzate per ammortizzatori sociali.
E comunque voglio sottolineare che il piano industriale di Ita prevede la riassunzione di una parte di dipendenti che dunque ricominceranno da capo, avranno condizioni contrattuali peggiori, contratti ai quali si applicherà il Jobs Act senza l’art. 18. Questo varrà anche per i lavoratori che verranno assunti dalle società di Handling e manutenzione. Quindi, ancora una volta si conferma che la normativa europea alimenta la svalutazione del lavoro. Ed è irritante sentire l’ad di Ryanair che celebra la concorrenza quando le low cost hanno costruito le loro fortune in un paradiso fiscale sul massacro dei lavoratori e delle lavoratrici.
- Alitalia, Air Italy, Whirlpool, Gnk: in una logica di ripartenza con il recovery fund com’è possibile lo smantellamento di asset strategici nazionali e del tessuto industriale del Paese?
- Dipende dall’idea di Paese che si ha. L’Italia è un Paese che rinuncia ad avere un minimo di autonomia nell’integrazione europea e internazionale e si rassegna ad essere colonizzato.
L'opinione dell'autore potrebbe non coincidere con la posizione della redazione.
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