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Messa in Latino, stretta di papa Francesco: modifica la norma Ratzinger

© Sputnik . Vladimir Astapkovich / Vai alla galleria fotograficaPapa Francesco
Papa Francesco - Sputnik Italia, 1920, 16.07.2021
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Sensibilmente ridotta dopo la riforma liturgica conciliare, la messa in latino era stata relegata a pochi luoghi autorizzati, Ratzinger l'aveva rispolverata per motivi ecumenici, ma l'abuso fa tornare la Santa Sede sui suoi passi.
Il messale del 1962, l’ultimo prima della riforma conciliare che ha introdotto la messa celebrata nella lingua locale, subisce un ridimensionamento da parte di papa Francesco.
Papa Benedetto XVI ne aveva liberalizzato l’uso come “Rito Romano extra-ordinario” permettendone l’uso anche nelle parrocchie.
Ora papa Francesco, sentiti i vescovi locali, ha preso la sua decisione. L’uso del messale del 1962, e per intenderci, la celebrazione della messa in latino, è ancora possibile ma solo su autorizzazione del vescovo locale al quale spetta “autorizzare l’uso del Missale Romanum del 1962 nella diocesi, seguendo gli orientamenti della Sede Apostolica”. Solo il vescovo e nessun altro potrà autorizzare la messa in latino, ma non è tutto.

La stretta di papa Francesco

Il vescovo, nel valutare l’uso del messale pre-conciliare, dovrà anche valutare che i gruppi che ne fanno richiesta “non escludano la validità e la legittimità della riforma liturgica, dei dettati del Concilio Vaticano II e del Magistero dei Sommi Pontefici”.
Ed inoltre le messe con il rito antico non si potranno più celebrare nelle chiese parrocchiali. Sarà sempre il vescovo a stabilire la chiesa e i giorni di celebrazione della messa con il rito antico e il celebrante sarà un sacerdote delegato dal vescovo.
Le letture, poi, dovranno essere “in lingua vernacola” usando le traduzioni approvate dalle Conferenze episcopali. Infine, il vescovo “avrà cura di non autorizzare la costituzione di nuovi gruppi” di fedeli che si identificano nel Messale romano pre-conciliare.

Perché questa decisione di papa Francesco

Francesco spiega che la concessione di Benedetto XVI era rivolta a risanare lo scisma con il movimento pre-conciliare guadato da mons. Lefebvre”, che non aveva mai riconosciuto il Concilio ecumenico Vaticano II e che aveva proseguito l’uso della liturgia pre-riforma conciliare.
Ma Francesco fa notare la distorsione, spiegando che la concessione è stata “interpretata da molti dentro la Chiesa come la possibilità di usare liberamente il Messale Romano promulgato da san Pio V, determinando un uso parallelo al Messale Romano promulgato da san Paolo VI”.
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