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L'incubo dei ragazzi in quarantena a Malta: "In hotel neppure il termometro, ora riportateli a casa"

CC BY-SA 3.0 / Karelj / Main gate of Mdina MaltaLe porte della Mdina di Rabat a Malta
Le porte della Mdina di Rabat a Malta - Sputnik Italia, 1920, 16.07.2021
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La denuncia dei genitori di alcuni dei giovani bloccati a Malta dopo essere risultati positivi al Covid: "Abbandonati senza assistenza sanitaria, il governo intervenga per riportarli a casa".
Si sono dati appuntamento davanti alla Farnesina per chiedere che i loro figli vengano riportati in Italia il prima possibile con un volo speciale organizzato dal governo italiano. Sono i genitori di alcuni dei 120 ragazzi italiani bloccati a Malta dopo essere risultati positivi al tampone.
“In questo momento non viene assicurato il loro diritto alla salute e alla dignità”, denuncia a Sputnik Italia Simona Guidobaldi, mamma di Filippo, un ragazzo romano di 17 anni, partito per un fine settimana nell’isola lo scorso 7 luglio con la fidanzata Sara.
La vacanza era un regalo per il 18esimo compleanno della ragazza. Simona, agente di viaggio, aveva organizzato tutto nei minimi dettagli: dal tampone molecolare prima di partire, all’assicurazione. Al momento di tornare in Italia, il 10 di luglio, però, Filippo risulta positivo al test rapido effettuato in aeroporto.
“Da quel momento – racconta la mamma – i ragazzi sono stati portati in un Covid hotel, ma nonostante mio figlio fosse minorenne nessuna autorità mi ha contattato, sono stata io a sentire l’ambasciata e così sono stata informata del fatto che avremmo dovuto pagare cento euro al giorno e che avrebbero dovuto procurarsi il cibo con i servizi di delivery”.

"Abbiamo dovuto inviare il termometro dall'Italia"

“Per il resto non c’è stata nessun tipo di assistenza sanitaria nonostante la fidanzata di mio figlio dal giorno successivo al tampone – denuncia – avesse cominciato a stare male, con febbre, tosse, vomito e diarrea”.
La famiglia, quindi, si è rivolta al Comitato Cura Domiciliare Covid-19, che tramite un medico volontario ha fornito assistenza alla coppia, ordinando i medicinali in una farmacia del posto.
“Si figuri che prima di sentire loro abbiamo dovuto inviare il termometro dall’Italia tramite una ragazza maltese che abita nel nostro quartiere e che partiva per l’isola proprio in quei giorni. È stata lei – racconta Simona - a portare ai ragazzi anche l’acqua”.
“Il consolato italiano – va avanti la mamma – mi ha contattato soltanto il 13 luglio dopo che avevo inoltrato una serie di mail. Da quel momento è stata attivata una chat per tutti i ragazzi che, come mio figlio, erano arrivati a Malta non tramite viaggi organizzati”. “Ma è assurdo – denuncia ancora la donna – che finora mio figlio non abbia ancora ricevuto la visita di un medico”.
Le porte della Mdina di Rabat a Malta - Sputnik Italia, 1920, 10.07.2021
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"Mia figlia positiva in stanza con due negativi"

Si è dovuto rivolgere ad un volontario anche Francesco Frattarelli, papà di una studentessa romana di 16 anni partita per Malta per una vacanza studio alla fine di giugno.

“È risultata positiva al tampone rapido il 7 luglio e per tre giorni – accusa il genitore – è rimasta in camera con due compagne negative, solo dopo è stata portata in un Covid hotel”. “Per l’assistenza sanitaria abbiamo dovuto contattare noi un medico qui in Italia, che l’ha seguita per telefono”, racconta a Sputnik Italia.

Ora la ragazza sta bene, ma anche in questo caso non sono mancati gli inconvenienti: “Abbiamo acquistato 120 euro di medicinali ma il pacco non è mai arrivato perché mia figlia non risultava in quel Covid hotel. Poi abbiamo scoperto che il pacco è tornato indietro e addirittura è stato smarrito. Abbiamo dovuto ricomprarli e sono arrivati dopo due giorni”.
“Ad oggi, - continua il papà – non sono stato contattato dall’ambasciata italiana e nonostante abbia inoltrato diverse mail alle autorità per chiedere che mia figlia fosse sottoposta ad un tampone molecolare non ho avuto ancora nessuna risposta in merito”.
“Mia figlia – spiega, infine, Francesco – dovrebbe restare lì fino al 21 luglio ma chiediamo che assieme agli altri ragazzi venga rimpatriata prima”.

“Sosteniamo i genitori che sono oggi qui davanti alla Farnesina per manifestare la loro rabbia e chiediamo al governo che intervenga in maniera urgente e immediata per far rientrare questi giovani in Italia per essere curati adeguatamente dalle proprie famiglie e dal nostro sistema sanitario”, è l’appello di Romina Paludi, coordinatrice per Roma Centro di Italexit e Giampaolo Bocci, coordinatore romano dello stesso movimento, presenti al sit-in davanti al ministero degli Esteri.

“Non è possibile tenere dei minori senza assistenza a migliaia di chilometri di distanza e senza dare notizie alle famiglie, senza parlare dei costi della quarantena, chi dovrà farsene carico – concludono – nei casi in cui non è stata sottoscritta l’assicurazione?”.

L'interrogazione in Parlamento

Sulla questione, nei giorni scorsi, la senatrice Laura Garavini, di Italia Viva, vicepresidente commissione Esteri, ha depositato un’interrogazione urgente al ministro Di Maio.
“I ragazzi – aveva sottolineato la parlamentare - non riceverebbero cibo e anche l'acqua messa a disposizione sarebbe in quantità molto limitata. Tutto questo, mentre iniziano a manifestarsi dei contagi anche all'interno dello stesso gruppo di connazionali, che sono in isolamento proprio perché precedentemente rimasti coinvolti in un focolaio di Covid”.
“È urgente – è l’appello di Garavini - che il ministro Di Maio e la rete diplomatica della Farnesina si attivino. Non possiamo concedere che accadano episodi di simile leggerezza e trascuratezza ai danni di nostri connazionali".
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