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Dompè a Sputnik: “B20 è l'occasione per facilitare dialogo tra tutti i sistemi sanitari”

© Foto : B20 ItaliaB20 Italia
B20 Italia - Sputnik Italia, 1920, 16.07.2021
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Nel corso della pandemia di SARS-COV-2 si è rivelato impellente ripensare i paradigmi su cui si basa la Sanità odierna, per contemplare nuovi modelli che rendano il sistema sanitario più reattivo di fronte a situazioni di crisi, più sostenibile e in grado di fornire servizi più accessibili a tutti i cittadini.
Come rimodellare e riorganizzare la sanità pubblica dopo l’emergenza e avviare una collaborazione internazionale senza escludere nessuno? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto in esclusiva Sergio Dompè, B20 Chair Health & Life Sciences Task Force.
Dott. Dompè, la task force presieduta da Lei è senz’altro una delle più cruciali nell’ambito del B20. Il vostro compito principale sarà quello di sviluppare per il prossimo G20 di ottobre una serie di raccomandazioni efficaci e applicabili per aiutare i governi a impostare le nuove politiche sanitari dell’era post-Covid? Su cosa vi state concentrando?
— Alle proposte stanno lavorando ben 99 esperti di alto livello provenienti da 14 paesi diversi, ma su una cosa siamo tutti concordi: puntare sull’innovazione. L’innovazione è il filo conduttore delle nostre raccomandazioni.
I momenti di crisi sono sempre grandi occasioni per innovare, cambiare in profondità, sia da un punto di vista tecnologico che regolatorio. Che sia arrivato il momento di farlo è chiaro sia ai decisori pubblici che recentemente sono intervenuti ai B20-G20 Dialogues, sia alle aziende e alla società nel suo complesso. Forse mai come oggi c’è stata una domanda sociale di innovazione. Aziende, ricercatori e governi devono rispondere con coraggio, determinazione e proattività. In questi mesi abbiamo tutti insieme raggiunto risultati eccezionali, producendo in meno di dieci mesi vaccini che solitamente avremmo visto solo dopo diversi anni.
— Il Covid-19 ha evidenziato delle criticità fra le quali l’accesso limitato ai servizi sanitari e la carenza del personale medico. Ci voleva davvero una pandemia per capire fino in fondo lo stato reale della sanità pubblica non solo italiana, ma anche quella mondiale?
— Nessun sistema sanitario è uscito indenne da questa crisi. Chi più chi meno ha dovuto adattarsi a una situazione senza precedenti. Con questa crisi è emersa soprattutto la difficoltà dei sistemi sanitari a recepire le innovazioni tecnologiche rese disponibili dalla ricerca negli ultimi anni. Pensiamo ad esempio alla telemedicina e ai vantaggi che avrebbe offerto ai cittadini anche durante la pandemia. Questo ci deve spingere a ripensare i nostri sistemi di compensazione delle cure, spostando la remunerazione dal volume al valore delle cure. La transizione verso quella che gli addetti ai lavori chiamano “value based healthcare” (VBHC) è proprio una delle priorità che abbiamo indicato come Task Force B20 e che diventerà centrale nei prossimi anni per tutti i Paesi.
Mario Draghi - Sputnik Italia, 1920, 20.04.2021
Draghi: dobbiamo preparare i sistemi sanitari al futuro e migliorare cooperazione globale
— A Suo avviso, l’Italia ha possibilità di riuscire, proprio sull'onda di questa grave crisi, a ripensare/riprogettare un modello ormai inefficace e a ripartire con modelli completamente diversi? La ricerca scientifica avanzata e l'innovazione tecnologica sono mezzi cruciali per raggiungere questi obiettivi?
— Certamente. L’Italia è per storia e tradizione un laboratorio di idee innovative. Il sistema sanitario pubblico italiano basato sul concetto di universalità del diritto alla salute, introdotto con una importante riforma nel 1978, è ancora oggi un modello a livello mondiale. Il valore di un sistema universalistico come il nostro è stato sottolineato recentemente anche dallo stesso Papa Francesco. Inoltre, ricerca e innovazione possono contare su solide basi. La formazione scientifica in Italia è di alto livello. Le premesse per un salto di qualità ci sono tutte e il piano Piano nazionale di ripresa e resilienza sarà un’occasione unica che dovremo gestire nel modo migliore.
— Lei è Presidente dell’omonimo gruppo farmaceutico italiano. Vorrei farLe una domanda che interessa molti e ha a che fare con il Suo ruolo. Perché a Suo avviso, l’Italia - leader in Europa nella produzione dei farmaci- non ha ancora presentato al mondo il vaccino “Made in Italy” e almeno non produce quelli già esistenti e approvati da Bruxelles?
— Sono un imprenditore che crede nella collaborazione e nella potenzialità del network, su questo principio ho costruito un’azienda globale come la Dompé farmaceutici. L’idea di un vaccino “Made in Italy” ha poco senso se la intendiamo come espressione dell’orgoglio di una nazione. Ciò che conta è quale può essere il nostro contributo alla ricerca globale sulle nuove cure. Un piccolo esempio: dietro alla leadership italiana di Exscalate4Cov, il progetto di punta dell'UE per lo sviluppo di nuove terapie contro il COVID-19, c’è la capacità di fare sistema. Parlo di un consorzio pubblico-privato, che Dompé farmaceutici ha l’onore di guidare, reso possibile dalla condivisione di un’idea comune di ricerca.
— Cosa pensa del vaccino Sputnik V, sviluppato dalla Russia, che ha recentemente ricevuto una valutazione molto positiva anche da parte di Nature? Verrà utilizzato un giorno in Italia e in Europa?
— L’unico giudizio rilevante spetta naturalmente alle autorità regolatorie, EMA e AIFA.
— Secondo l’ultimo Report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la lotta alla pandemia di Covid-19 ha lasciato indietro altre sfide critiche per la salute che non hanno smesso di esistere e che ora rischiano di innescare nuove crisi sanitarie ed economiche anche più gravi - malattie cardiologiche, metaboliche e cancro. Cosa, secondo Lei, si può e, soprattutto, si deve fare per garantire le cure ai malati “non-Covid” ?
— Dobbiamo ripensare i sistemi sanitari che ancora oggi non sono attrezzati e organizzati per gestire la cronicità, la più grande sfida che il sistema salute si trova ad affrontare. In questo l’alleanza tra tecnologia, ricerca, big data e intelligenza artificiale saranno di grandissimo aiuto, ma occorre un cambiamento culturale profondo. Dobbiamo decentralizzare le cure e pensare a una medicina del territorio, dobbiamo diventare agili e formare nuovi professionisti con le competenze necessarie a realizzare tutto questo.
— In quale direzione bisogna muoversi per trovare soluzioni globali (con il coinvolgimento di tutti gli attori principali, dalla Russia alla Cina, e non solo di quelli occidentali) alle crisi sanitarie che rischiano di esplodere una volta lasciata alle spalle la pandemia?
— La parola chiave è collaborazione. Fin dall’inizio di questa pandemia l’Occidente si è dimostrato particolarmente critico e scettico verso altri sistemi, a partire dalla Cina. Questo atteggiamento è stato un freno alla condivisione di conoscenze preziose in un momento in cui era necessario reagire in modo rapido e soprattutto coordinato. Oggi abbiamo fatto passi avanti ma credo che ci sia ancora da fare. Il B20 è anche l’occasione per facilitare questo processo.
L'opinione dell'autore potrebbe non coincidere con la posizione della redazione.
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