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Talebani sul futuro dell’Afghanistan: no al narcotraffico, sì a economia di mercato

© Sputnik / Vai alla galleria fotograficaDelegazione talebana ai colloqui a Mosca
Delegazione talebana ai colloqui a Mosca - Sputnik Italia, 1920, 15.07.2021
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Suhail Shaheen, portavoce dei Talebani, ha rilasciato un’intervista esclusiva a Sputnik.
Shaheen ha parlato di vari temi quali la visione talebana del futuro governo afghano, la condizione per l’annuncio del cessate il fuoco, l’eventuale ripresa del dialogo interafghano a Doha tra talebani e delegazione governativa di Kabul, gli approcci che i talebani adotteranno per contrastare il narcotraffico, le vie da percorrere per risanare l’economia del Paese. Infine, Shaheen ha esposto le condizioni di vita degli afghani nei territori occupati dai talebani.
— Qual è la posizione dei talebani in merito alla presenza turca presso l’Aeroporto internazionale di Kabul Khawaja Rawash la quale persegue l’obiettivo di garantire la sicurezza e l’operatività dell’aeroporto stesso?
— La Turchia e la NATO sono arrivate insieme in Afghanistan e insieme devono lasciare il Paese sulla base dell’accordo siglato a Doha il 29 febbraio 2020. Invece che rimanere del Paese dovrebbero concentrarsi sull’istituzione di un programma di pace e sullo svolgimento di un ruolo positivo nel processo di pacificazione.
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— L’ambasciatore afghano in Russia ha dichiarato che i talebani “stanno conducendo negoziati sulla pace e non per la pace”, ha accusato i talebani di non voler realmente dialogare per raggiungere la pace. Dunque, quando cominceranno effettivamente i negoziati di pace?
— A nostro avviso alcune delle opinioni che vengono espresse sono di natura propagandistica e non riflettono affatto la situazione reale. A Doha sono in corso i negoziati. Su alcuni punti dopo il dialogo si riesce a trovare un consenso.
— Quali sono i punti all’ordine del giorno dei negoziati interafghani?
— Dopo l’avvio dei negoziati interafghani a Doha, entrambi i gruppi di negoziatori si sono accordati sulle questioni procedurali relative ai negoziati e le hanno validate. Dopodiché ogni parte ha proposto i propri punti all’ordine del giorno ed è stato raggiunto un consenso sui punti principali dei negoziati. Al momento al vaglio dei negoziatori vi sono i punti su cui sono stati già raggiunti degli accordi.
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— Quali sono i maggiori problemi e ostacoli che riguardano i negoziati interafghani?
— La ragione è da imputare all’altra parte: non si dimostra flessibile e non ha adempiuto alle obbligazioni in suo capo in base agli accordi di Doha. I negoziati interafghani sono stati avviati e vengono portati avanti, ma non vengono soddisfatte le obbligazioni assunte quali la liberazione dei prigionieri dell’Emirato islamico dell'Afghanistan e l’esclusione dei leader talebani dagli elenchi sanzionatori. Nell’accordo si è sancito chiaramente che nell’arco dei 3 mesi seguenti l’avvio dei negoziati tutti i prigionieri dovevano essere liberati e i nominativi rimossi dagli elenchi. Lato nostro abbiamo già adempiuto a tali obbligazioni e ci stiamo attenendo all’accordo.
— Qual è il vostro piano per conseguire l’obiettivo di pacificazione nazionale?
— Le parti devono trovare un accordo in merito alla istituzione di un governo islamico panafghano mediante lo svolgimento di negoziati. Questo è il passo principale che le parti devono effettuare per conseguire l’obiettivo.
— I talebani sostengono di fare la guerra contro le truppe occupanti di USA e NATO. Le truppe straniere presto lasceranno l’Afghanistan. Con il ritiro dell’ultimo soldato interromperete le operazioni militari? Dichiarerete il cessate il fuoco?
— Sì, noi combattevamo contro l’occupazione straniera. Ci siamo seduti al tavolo dei negoziati e abbiamo convenuto che entro 14 mesi avrebbero lasciato l’Afghanistan. Abbiamo altresì convenuto che durante il ritiro delle truppe non le avremmo in alcun modo attaccate. Quanto alle questioni interne, anzitutto l’altra parte deve sedersi al tavolo dei negoziati e dobbiamo raggiungere un accordo politico che garantisca la pace. Ma loro non vogliono una risoluzione politica della controversia, desiderano soltanto il cessate il fuoco così che possano restare al potere. Questo è un approccio irrealistico che non risolverà il problema. Devono dimostrarsi più flessibili nei nostri confronti. Al potere dovrà salire un nuovo governo islamico panafghano e solo dopo si potrà parlare del cessate il fuoco.
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— Quali cambiamenti porteranno i talebani nella vita degli afghani?
— Quando sarà istituito un governo islamico panafghano, la popolazione vivrà in un Paese libero, pacifico e sicuro. La popolazione si occuperà della ricostruzione e del riassetto del Paese. Non vi sarà alcuna ingerenza straniera. Con la creazione di un governo islamico afghano inclusivo si produrranno cambiamenti positivi nella vita degli afghani.
— Come intendono procedere gli afghani nel contrasto al narcotraffico?
— Siamo contro il narcotraffico e intendiamo combatterlo fino in fondo. Ma poiché i nostri vivono sulla soglia della povertà, dobbiamo garantire modalità alternative di sussistenza. Il nostro obiettivo comunque è minimizzare il narcotraffico.
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— Durante la conferenza stampa Lei ha dichiarato che le donne possono ricevere un’istruzione in quasi tutti i gradi. Perché non tutti?
— Durante la conferenza abbiamo soltanto portato un esempio. Se nel Paese vi è un centro, un istituto, un ateneo che soddisfa determinate condizioni per l’ottenimento di titoli di studio superiori, ben venga!
— Come avete organizzato la vita degli afghani negli snodi che sono passati sotto il controllo talebano nelle ultime settimane?
— In questi territori che costituiscono la maggior parte dell’Afghanistan la popolazione vive in pace. I cittadini sono liberi di scegliere di cosa occuparsi. In questi territori si è sicuri a differenza di quanto accade nelle aree controllate da Kabul. Non c’è proprio confronto tra le due tipologie di territori per quanto riguarda la sicurezza.
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— Come intendete promuovere l’economia del Paese?
— Stiamo elaborando un programma sul breve e sul lungo termine per il risanamento dell’economia e delle infrastrutture dell’Afghanistan. Collaboreremo con Paesi a livello regionale e mondiale per coinvolgerli nel processo. Nella fase iniziale, infatti, non potremo fare affidamento unicamente sulle nostre risorse. Ma in futuro cercheremo di farcela da soli.
— I media afghani sostengono che nei territori occupati dai talebani sono state introdotte restrizioni: ad esempio, le bambine e le ragazze possono andare a scuola soltanto se hanno meno di 12 anni. I dirigenti talebani ritengono che questo divieto sia accettabile?
— Si tratta di propaganda. Abbiamo esposto la nostra linea politica durante la conferenza stampa. Le donne possono ricevere un’istruzione completa: da quella elementare a quella universitaria. Se in determinate aree del Paese non vi è la possibilità di frequentare, si tratta di condizioni legate al territorio e non alla nostra linea politica.
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