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L’europarlamentare (M5S): “Sull’immigrazione l’Italia deve avere un ruolo di primo piano”

© REUTERS / Guglielmo MangiapaneМигранты сидят в итальянском катере береговой охраны перед высадкой на сицилийском острове Лампедуза, Италия
Мигранты сидят в итальянском катере береговой охраны перед высадкой на сицилийском острове Лампедуза, Италия - Sputnik Italia, 1920, 14.07.2021
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Mentre gli italiani si distraggono tra gli Europei di calcio, l’Eurovision e la campagna vaccinale, Lampedusa è tornata ad essere la meta preferita dei clandestini.
Sono quasi 20mila i migranti sbarcati sulle coste dell’Italia da gennaio al 22 giugno. L’anno scorso, complice il lockdown nello stesso lasso di tempo c’erano stati meno di 6.184 sbarchi.
Ciò nonostante l’ultimo Consiglio Europeo riunito a Bruxelles dal 24 al 25 giugno ha dedicato al tema dell’immigrazione solo pochi minuti.
Anche quest’estate l’Italia sarà sola a gestire sbarchi e pratiche? Fino a quando l’Europa continuerà a girarsi dall'altra parte? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto l’europarlamentare del M5S Laura Ferrara che da tempo si occupa del fenomeno di immigrazione.
© Foto : Laura Ferrara Laura Ferrara
Laura Ferrara  - Sputnik Italia, 1920, 14.07.2021
Laura Ferrara
— Onorevole, durante l’ultimo Consiglio europeo la questione degli sbarchi è stata toccata per meno di venti minuti senza alcun dibattito. Come mai Bruxelles fa di nuovo orecchie da mercante e l’ennesima volta lascia l’Italia da sola?
— Come risaputo, a livello europeo la questione migratoria continua ad essere divisiva per i Governi degli Stati Membri ed era prevedibile che non avremmo avuto, con l’ultimo Consiglio europeo, proposte risolutive dello stallo esistente da anni. L’Italia vive una situazione analoga agli altri Paesi in prima linea. Non si riesce a trovare una posizione comune tra i 27 Stati Membri su una forma di solidarietà efficace a sostegno degli Stati di primo arrivo, specificatamente sul ricollocamento automatico ed obbligatorio dei migranti e soprattutto per quanto riguarda la presa in carico delle persone salvate in mare.
A Suo avviso, il prestigio di cui gode Draghi in Europa possa aiutare a sbloccare questa situazione e convincere i Paesi europei ad accogliere una parte dei migranti arrivati?
— C'è sicuramente un'attenzione da parte di Draghi per le problematiche legate alla migrazione e gli va riconosciuto il merito di aver riportato la discussione su questi temi nell’agenda dell’ultimo Consiglio europeo. Ma il suo prestigio così come il suo lavoro politico non può certamente limitarsi alle intese sulla dimensione esterna, credo sappia fin troppo bene che all’Italia occorra che si affronti il problema dei ricollocamenti e bisognerà capire se continuare a perseverare nel voler trovare una posizione comune tra i 27 Stati Membri o pensare ad un’alternativa.
Nel frattempo riprendono in modo massiccio gli sbarchi a Lampedusa. Teme una stagione di flussi record?
— Non è facile fare previsioni. Anche se siamo lontani dai numeri che si registravano negli anni dei massicci arrivi sulle nostre coste, sappiamo che il periodo estivo favorisce l’aumento dei flussi e alcuni centri, come nel caso di Lampedusa, subiscono eccessiva pressione.
Con quale strategia, a Suo avviso, il governo dovrebbe affrontare l’estate?
— Deve essere ben chiaro che il fenomeno dei flussi è strutturalmente transfrontaliero e di difficile gestione da parte dei singoli Stati membri. È quindi necessaria una più compiuta competenza a livello unionale nella loro gestione che non può tradursi in strategie e soluzioni temporanee limitate al periodo estivo. Qualsivoglia strategia che guardi al breve e lungo termine non può prescindere dalla collaborazione concreta con l’Ue o con quei partner europei pronti a cooperare in caso di arrivi consistenti.
L’Italia, dovrebbe avere un ruolo di primo piano per ogni proposta che dovrà essere basata necessariamente su solidarietà e l’equa ripartizione delle responsabilità tra gli Stati Membri in materia di controlli alle frontiere, dell'asilo e dell’immigrazione. Il percorso da seguire va nella direzione di coinvolgere e rafforzare la cooperazione con quegli Stati volenterosi e responsabili che dimostrano di voler rispettare i principi e le regole europee del settore.
Il centro di accoglienza di Lampedusa - Sputnik Italia, 1920, 25.05.2021
Migranti, Johansson (Ue) annuncia nuovo meccanismo di solidarietà per l'Italia
— Il M5S che Lei rappresenta ha delle proposte concrete? Credete pure voi che solo la stabilizzazione della Libia può fermare l’assalto dei migranti?
— Il M5S ha sempre sostenuto la necessità di riformare il CEAS ed in particolare l’impianto del regolamento di Dublino, attualmente in vigore. Molti dei problemi attuali derivano dall’applicazione del principio della responsabilità del Paese di primo ingresso che viene mantenuto fermo anche nelle proposte del Nuovo Patto.
Il Parlamento europeo, già in una risoluzione del 2017, sosteneva che l’ingresso in qualsiasi Stato Membro dovrebbe essere considerato come ingresso nell’Unione e prevedere criteri innovativi, che prescindono da quello dello Stato di primo ingresso, per l’individuazione dello Stato competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale. Abbiamo sempre sostenuto un ricollocamento automatico e obbligatorio per quote tenendo conto di alcuni parametri da rivedere periodicamente, come Pil, popolazione, tasso di disoccupazione.
Sosteniamo inoltre dei canali di accesso legale per l'Europa che di fatto non sono stati implementati, così come aveva chiesto il Parlamento europeo e programmi di rimpatri volontari assistiti. Se si vuole contrastare l'immigrazione irregolare, si deve dare la possibilità di raggiungere l'Europa in maniera legale e sicura. La stabilizzazione della Libia è un processo importante che richiederà tempo ma che non sarà la panacea contro tutti i mali. Ecco perché pensiamo che l’azione politica non possa incentrarsi solo sulla dimensione esterna. Abbiamo bisogno di un'Unione europea più solidale e coesa al suo interno: gettare le basi per un gruppo di Paesi che abbiano volontà di cooperare e colmare il deficit di solidarietà nei confronti dei Paesi frontalieri è un'opzione da prendere in considerazione e su cui lavorare.
Continuano anche i naufragi. Perché l’Ue non rafforza il sistema di ricerca e soccorso?
— L’Unione europea ritualmente piange e deplora le tragedie in mare ma come emerso dal Consiglio europeo, per scongiurare la perdita di vite umane e in merito a ricerca e soccorso, la direzione indicata si incentra sull’azione esterna, puntando sulla cooperazione con i paesi di origine e di transito. Quando si parla di ricerca e soccorso non bisogna dimenticare che ciò rimane ancora oggi una competenza nazionale che gli Stati Membri esercitano sulla base del diritto internazionale del mare.
Ciò non toglie che l’Unione europea possa e debba sostenere i singoli Stati Membri nelle operazioni SAR, mettendo a disposizione risorse, mezzi e uomini, ma avere un quadro giuridico europeo chiaro in questo senso, ispirato ai principi di solidarietà ed equa ripartizione delle responsabilità, significherebbe anche approntare un sistema di ricollocamento dei migranti che giungono nei porti europei di sbarco attraverso operazioni di soccorso in mare, indipendentemente dal loro status di richiedente asilo. E sul raggiungimento di questo obiettivo, come detto prima, le difficoltà sono enormi.
L'opinione dell'autore potrebbe non coincidere con la posizione della redazione.
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