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Embraco, no a proroga della cassa integrazione: il vescovo di Torino dà il cibo ai futuri licenziati

© Foto : CgilVertenza Embraco, la protesta degli operai
Vertenza Embraco, la protesta degli operai - Sputnik Italia, 1920, 14.07.2021
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I 400 lavoratori dell'ex Embraco non otterranno la cassa integrazione straordinaria a causa del nulla di fatto del Ministero del Lavoro e dal 22 luglio per questi ultimi scatteranno i licenziamenti.
La discussione sul futuro dei lavoratori dell'ex Embraco, alla quale avevano partecipato anche i tecnici del Mise, si era bloccata sulla questione del Tfr collegato alla nuova cassa integrazione straordinaria del valore di circa 1 milione di euro.
"E' inaccettabile quanto accaduto oggi al tavolo del ministero del Lavoro. L'emendamento, che era stato presentato da Fratelli d'Italia alla Camera, avrebbe funzionato anche per altre curatele in Italia. Sarebbe bastata una copertura di 5 milioni di euro. Non si tratta di una cifra rilevante. Prendo atto che è mancata la volontà politica. Hanno otto giorni per risolvere il problema" ha commentato l'assessore regionale al Lavoro, Elena Chiorino.

Uilm: "Dopo 4 anni di lotte siamo indignati da una pantomima che non è più tollerabile"

"Ancora oggi, a 8 giorni dai licenziamenti collettivi e nonostante quanto previsto dal decreto Sostegni, la curatela e i ministeri competenti non riescono a trovare una soluzione tecnica in grado di garantire la copertura degli ammortizzatori sociali. Questa ennesima battuta d'arresto non fa che prolungare il calvario dei 400 lavoratori. Dopo 4 anni di lotte, siamo indignati da una pantomima che non è più tollerabile" hanno commentato Vito Benevento, segretario organizzativo Uilm Torino, e Mario Minore, rsu Uilm ex Embraco.
"E' allucinante. Mancano pochi giorni, si deve trovare una soluzione politica ai problemi economici posti dalla curatela fallimentare. La normativa deve permettere alle situazioni come Embraco l'utilizzo della proroga della cassa integrazione. I lavoratori hanno dimostrato in questi anni di essere persone responsabili, ma non possono esserlo soltanto loro. La pazienza è arrivata davvero al limite", sottolinea Ugo Bolognesi della Fiom.
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