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Ddl Zan, Facebook cancella video Morelli. Il viceministro: “Sono stato censurato”

© Ufficio Stampa Alessandro MorelliAlessandro Morelli
Alessandro Morelli - Sputnik Italia, 1920, 14.07.2021
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Per le critiche al testo sull’omotransfobia, e in particolare ad alcuni articoli, che è in discussione al Senato.
Dice di non voler scomodare personaggi noti come Donald Trump, ma il viceministro leghista Alessandro Morelli paragona il trattamento che gli è stato riservato sulla piattaforma social per eccellenza a quella dell'ex presidente americano e altri utenti famosi.
"Il ddl Zan non è ancora legge ma chi lo critica già viene censurato", dice il viceministro delle Infrastrutture parlando della cancellazione di un suo video critico del testo da parte di Facebook.
“La scorsa settimana ho pubblicato sulla mia pagina Facebook un video in cui spiegavo i contenuti ddl Zan. Ne evidenziavo i punti critici, mettendo in fila le ormai arcinote perplessità sulle questioni relative a identità di genere, reato di opinione e priorità educativa dei genitori”, spiega Morelli.
Dopo qualche giorno, prosegue ancora l’esponente del Carroccio il video è stato cancellato e ancora Facebook non ha risposto alle richieste di chiarimenti sulle ragioni.
E su Facebook il leghista ha pubblicato un post in cui fornisce il link del video eliminato.

Il video bannato

Morelli aveva pubblicato un video in cui punto per punto spiegava gli elementi critici del ddl secondo la Lega. Ddl che è in discussione al Senato non senza qualche difficoltà.
Il Senato della Repubblica - Sputnik Italia, 1920, 14.07.2021
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Con tono in parte beffardo ma sempre puntuale, il viceministro sottolineava gli articoli dirimenti che sono anche punti del contendere in Aula al Senato, in particolare per l’articolo 1, 4 e 7.
“È il caso di riflettere seriamente su quello che sta accadendo”, dice Morelli sottolineando che “una società privata che svolge un servizio di pubblica utilità – denuncia Morelli – si riserva il potere di limitare la libertà di espressione di un membro del Governo senza neppure fornire spiegazioni”.
“Tutto questo però non fa più scandalo. Non interessa, non indigna. È prassi. Siamo arrivati così al paradosso che i sacerdoti del pensiero unico, nel nome della tolleranza, riducano a brandelli la libertà di parola", chiosa.
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