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L’esame del ddl Zan prosegue al Senato dopo la bagarre. Casellati: “No a clima da stadio”

© Filippo AttiliIl Senato della Repubblica
Il Senato della Repubblica - Sputnik Italia, 1920, 13.07.2021
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Dopo la capidgruppo è stato deciso di non tornare in Commissione giustizia e di andare avanti. Entro il 20 si potranno depositare gli emendamenti. Numeri in bilico.
È iniziato nel caos il primo giorno di esame del ddl Zan al Senato. La richiesta del relatore Andrea Ostellari (Lega) di riportare in commissione Giustizia il testo per trovare una mediazione ha fatto scattare le proteste di Pd, Leu e M5S che hanno chiesto che l’iter proseguisse come deciso.
Tra fischi e fischietti, la presidente del Senato Elisabetta Casellati ha sospeso la seduta chiedendo di evitare “il clima da stadio” perché “gli Europei li abbiamo già vinti” e ha convocato la capigruppo.
Dopo un’ora di riunione, però, il quadro delle tempistiche è rimasto quasi invariato: il ddl resta in Aula e dopo il voto sulle pregiudiziali si proseguirà mercoledì e giovedì con la discussione.
Alessandro Zan, primo firmatario del testo aveva accolto con un tweet l'arrivo in Aula del ddl.
Entro martedì 20 luglio alle 12, inoltre, si potranno presentare gli emendamenti, ha annunciato la presidente dei senatori Pd, Simona Malpezzi, al termine della capigruppo.
"Andiamo in Aula a votare le pregiudiziali. Quindi non è cambiato nulla rispetto ai tempi richiesti dall'Aula la scorsa settimana, si va avanti con quel calendario. La discussione andrà
avanti domani e giovedì mattina e riprenderà martedì della settimana prossima", ha aggiunto Malpezzi.

I numeri del ddl

Prosegue, quindi, l’iter parlamentare del ddl Zan, approvato a novembre dalla Camera. Si teme, però, che possa finire nell’ingorgo pre-pausa estiva dei provvedimenti al vaglio del Senato, tra cui il Sostegni bis e il voto sul Cda della Rai, previsto per domani. E che il voto slitti a settembre.
Ulteriore problema l’ostruzionismo, i franchi tiratori e il voto segreto.
Al Senato i numeri a favore del provvedimento sono risicati: si tratta di 11 senatori in più per il fronte del sì e per questo Italia viva con i suoi 17 voti diventa sempre di più ago della bilancia.
Domani si inizia la votazione sugli articoli. Per modificare il testo devono confluire su un emendamento sia i 134 voti del centrodestra sia i 17 di Iv, che batterebbero i 145 del fronte del sì.
Pesano anche voci di dissenso, e quindi voti contrari, nelle file del Pd e del M5S, sembra 5-6 per parte.
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