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Cuba, le proteste alimentate su Twitter da un'esercito di bot

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Logo twitter - Sputnik Italia, 1920, 13.07.2021
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Anche prima che domenica scoppiassero le proteste a Cuba, su Twitter aveva iniziato a circolare una campagna online coordinata per diffondere messaggi anticubani.
Con l'inizio delle proteste a Cuba per la carenza di energia elettrica e di forniture mediche, i sostenitori del governo cubano si sono presto trovati sommersi di risposte da account con zero follower e che seguivano zero account e che sono stati creati negli ultimi mesi o addirittura giorni.

Questi account hanno messo diversi like a post degli altri, hanno risposto e postato in massa, utilizzando messaggi tutti molto simili gli uni agli altri. Alcuni di loro avevano persino nomi identici, come "john appleseed", che è apparso almeno due volte.

Diversi account di grandi dimensioni hanno riferito di essere stati rapidamente inondati di commenti, ma anche gli utenti con account "piccoli" e pochi follower hanno notato che i loro post su Cuba ricevevano, insolitamente, delle risposte quasi istantanee.

Molti importanti portali di notizie cubani hanno notato che un gran numero di bot pubblicavano messaggi identici o quasi identici a pochi secondo l'uno dall'altro.

E' così che, con il passare delle ore, il sospetto di un'iniziativa di destabilizzazione organizzata e mirata ha iniziato a prendere piede.

I precedenti

Il fenomeno non è iniziato solo domenica, bensì diversi giorni prima con l'hashtag #SOSCuba, seguendo la formula utilizzata per molti altri programmi di cambio di regime diretti dagli Stati Uniti, incluso il rovesciamento del presidente boliviano Evo Morales nel 2019 e il tentato colpo di stato contro il presidente venezuelano Nicolas Maduro.
Insomma, questo tipo di campagne coordinate dirette contro le nazioni prese di mira dagli Stati Uniti per il cambio di regime sono tutt'altro che nuove.
The Grayzone ha riferito l'anno scorso su come Facebook abbia bloccato un'operazione con sede negli Stati Uniti gestita dalla società di "comunicazioni strategiche" CLS Strategies a sostegno del Venezuela e del golpe boliviano nel 2019.
Tuttavia, è molto più comune che i giganti del mondo dei social remino nella direzione opposta, poiché Twitter, Facebook e Google hanno preso l'abitudine di eliminare gli account che pubblicano o ripubblicano storie a sostegno o che mettono anche solo in una luce favorevole i governi di Paesi considerati ostili dagli USA, quali Cina, Russia, Iran, Venezuela e, per l'appunto, Cuba.
A volte queste rimozioni sono giustificate da ciò che Twitter afferma essere "comportamento non autentico coordinato", ma altre volte le rimozioni sono massicce e fatte senza spiegazioni. È quello che è successo l'11 settembre 2019, pochi minuti prima che Diaz-Canel si rivolgesse al popolo cubano in merito a nuove misure volte ad aiutare il paese a sopravvivere alla carenza di carburante generata dall'inasprimento dell'embargo statunitense.
Девочки в масках ждут своих родителей, сидя на стуле в Гаване, Куба - Sputnik Italia, 1920, 12.07.2021
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Le tensioni a Cuba

Sulla scia di una recrudescenza di casi di coronavirus associati all'arrivo della variante Delta, con le autorità sanitarie che hanno riportato un record di 6.923 casi e 47 decessi domenica, Cuba sta soffrendo sia a livello sanitario che economico per le conseguenze paralizzanti delle sanzioni statunitensi imposte dall'amministrazione dell'ex presidente Donald Trump.​
Il leader cubano Diaz Canel si è rivolto domenica ai cittadini in un discorso televisivo per denunciare quella che ha definito una "campagna diffamatoria" scatenata dagli Stati Uniti, esortando i cubani a mantenere la calma e contrastare le “azioni provocatorie legate all’impero americano".
Gli Stati Uniti impongono serie restrizioni commerciali a Cuba dalla fine degli anni '50 in risposta alla rivoluzione comunista. L'ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama aveva compiuto alcuni piccoli passi in direzione distensiva ma il successore Trump è tornato su posizioni intransigenti.
Il nuovo presidente Joe Biden, che aveva promesso di continuare la politica di Obama, poi nei fatti non ha ancora avanzato proposte che mirino ad una maggiore distensione.
Il 23 giugno, gli Stati Uniti hanno anche votato contro una risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, adottata dalla stragrande maggioranza di 184 altre nazioni, che condanna l'embargo su Cuba, soprattutto in questo delicato momento di pandemia nel quale piuttosto servirebbero aiuti.
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