Registrazione avvenuta con successo!
Per favore, clicca sul link trasmesso nel messaggio inviato a

Ddl Zan e gender sono già entrati nelle scuole a gamba tesa

© Filippo AttiliIl Senato della Repubblica
Il Senato della Repubblica - Sputnik Italia, 1920, 11.07.2021
Seguici su
Il ddl Zan approderà in Senato il 13 luglio. Il testo sulle misure di prevenzione e contrasto della discriminazione per motivi fondati sul sesso e sull’orientamento sessuale suscita forti critiche sia da destra sia sinistra soprattutto sul concetto di “identità di genere” e sull’istituzione di una giornata nazionale contro l’omofobia nelle scuole.
Fra gli articoli più controversi del disegno di legge Zan sicuramente va annoverato l’articolo 7 sull’istituzione di una giornata nazionale che preveda la promozione della cultura dell’inclusione e la lotta all’omofobia favorendo iniziative sul tema nelle scuole. Il 13 luglio si conoscerà la sorte del testo ma di fatto il ddl Zan e la teoria gender sono entrati da tempo nelle scuole.
In una scuola media di Pisa recentemente durante l’ora di educazione civica l’insegnante ha proiettato il monologo del rapper Fedez per parlare di ddl Zan e transgender. Che nelle scuole ai bambini venga spiegato che cosa sono l’identità di genere e la transizione sessuale non è una novità. È davvero necessario introdurre una giornata contro l’omofobia nelle scuole? Quali sono i rischi dell’approvazione del ddl Zan? La scuola è il luogo adatto per affrontare temi talmente delicati con i più piccoli? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Giusy D’Amico, presidente dell’associazione “Non si tocca la famiglia”.
— Il ddl Zan suscita numerose critiche, fra i contrari al testo ci sono anche esponenti di sinistra. Partiamo dall’articolo 7, cioè quello in merito all’istituzione di una giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia. Giusy D’Amico, serve davvero una giornata contro l’omofobia nelle scuole?
In base ai dati dell’Oscad (Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori) in Italia non vi è alcuna emergenza omofobia. In cima alla statistica i casi di discriminazione riguardano l’etnia e soprattutto la religione. C’è una minima parte collegata all’orientamento sessuale e ovviamente anche per noi anche un solo caso di discriminazione per l’orientamento sessuale sarebbe inaccettabile. Tuttavia ciò non giustifica il dover imporre una linea di pensiero in funzione di una minoranza a danno di una maggioranza su cui andrebbe a ricadere una giornata come questa, soprattutto all’interno delle scuole, dove andrebbero ad introdurre itinerari di stampo antropologico assai distorto e fuori da ogni base scientifica.
Questa giornata fa sparire nell’articolo 7 il collegamento con la disabilità, escludere questo riferimento la dice lunga sul fatto che in quella giornata si vuole solo parlare di omosessualità. Tutte le linee programmatiche hanno come focus l’identità di genere, qualcosa che non si trova in nessun libro scientifico, ma solo sotto forma di propaganda ideologica. Abbiamo visto tanti dietro front sul tema visti i danni che ha provocato la propaganda nei bimbi dagli 8 anni in poi. Si è registrata un’impennata di richieste di transizione sessuale. Questa giornata andrà ad incidere sul percorso educativo italiano. Vorrei citare la nota ministeriale numero 1972 del 2015 che dice: nessuna ideologia gender è contemplata nei saperi del sistema educativo scolastico italiano.
Emma Bonino - Sputnik Italia, 1920, 07.07.2021
Bonino: “Sul ddl Zan un dibattito solo politico, non si parla dei diritti delle persone”
— Si voterà il 13 luglio, ma di fatto il ddl Zan è già sbarcato nelle scuole, potremmo citare il caso della scuola di Pisa dove ai ragazzi hanno mostrato il discorso del cantante Fedez, ma non solo. Qual è il rischio del gender nelle scuole?
Il primo fattore grave è che si va a spezzare il patto di alleanza educativa che è previsto dall’ordinamento della scuola italiana, cioè il patto di corresponsabilità. Il patto dice che entrambe le parti si impegnano in maniera consapevole sul dove, come e quando. Il patto è stato tradito da numerosi progetti entrati nelle scuole che hanno prevaricato ciò che la famiglia avrebbe desiderato affrontare con i propri figli in casa. Si sono viste irruzioni nelle scuole senza richiesta di consenso informato preventivo, senza condivisione su come e quando sarebbe stato affrontato il tema. È stata tradita la sinergia fra scuola e famiglia.
Si vanno a toccare argomenti estremamente sensibili su cui può intervenire soltanto la famiglia, non lo dice solo la nostra Costituzione al capitolo 30 quando spiega che i genitori hanno il diritto e il dovere di istruire i propri figli, ma lo ha sottoscritto l’Italia nella Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo quando all’articolo 26 ha affermato che la priorità sta ai genitori nella scelta del genere di istruzione da impartire ai figli. Abbiamo sottoscritto come Italia questa dichiarazione nel ’48 subito dopo le guerre mondiali, quando si era visto quale devastazione aveva portato l’educazione di Stato messa nelle mani di pochi.
Infine non vi è alcuna base scientifica delle teorie che già oggi provocano una confusione antropologica nei bambini. Dall’età dei 6 anni fino alla prima adolescenza i bambini hanno la necessità assoluta di avere dei riferimenti sessuali certi, per non entrare in una confusione da cui è difficile uscire in questa fase delicata della costruzione della propria identità. Negli Stati Uniti da un mese è esplosa una bomba a causa di una trasmissione in cui una giornalista molto coraggiosa ha cominciato a tirare fuori i dati della richiesta di detransizione di tante persone le quali desiderano tornare alla condizione originaria, che è ovviamente impossibile. Sta emergendo il fenomeno che sta mostrando come la transizione sessuale sia un fallimento da cui non si riesce a tornare indietro e tutto ciò potrebbe portare anche al suicidio.
— Cosa potrebbe accadere se venisse approvato il ddl?
Il ddl Zan e il gender sono già entrati nelle scuole a gamba tesa dal 2014 con i libretti “educare alla diversità” dell’Unar. La famiglia deve scegliere quali vie perseguire, invece avremo un diktat che calerà dall’alto con linee guida infarcite di gender, su cui non si potrà dire di “no”. Il minimo che ci capiterà sarà ricevere lo stigma di omofobi, il peggio sarà entrare in un circuito di denunce, sentenze e tribunali a cui nessuno vuole esporsi, soprattutto dopo un anno e mezzo di pandemia.
Enrico Letta, segretario del Partito Democratico - Sputnik Italia, 1920, 07.07.2021
Ddl Zan, Letta attacca Salvini e Meloni: "Stanno con Orban, come dargli credito?"
— Manca oramai poco al voto. Come andrà, qual è il suo sentore?
La maggioranza è molto risicata e questo è accaduto perché in questi ultimi 120 giorni il dibattito si è acceso a tal punto che il mondo di sinistra legato alle femministe, ma anche Liberi e Uguali con Fassina, che ha cambiato idea sulla legge, sono contrari al testo. Essendo così larghe le maglie del concetto di discriminazione sarà impossibile poter preventivamente capire come e quando una frase può essere ritenuta discriminatoria o incitante all’odio. A fronte di questo, anche Stefano Fassina ha dichiarato che è estremamente pericoloso incamminarsi in questa via.
Con il voto segreto nessuno può dire nulla., potrà accadere di tutto. Noi ci auguriamo che prevalga il buon senso e che emerga la vera democrazia italiana. Ricordo che sono state interrotte drasticamente le audizioni al Senato per non ascoltare le numerose voci contrarie al ddl. È tutto talmente nebuloso, se gli incerti che prima erano trascinati dall’onda degli slogan, oggi hanno approfondito come Fassina, possiamo sperare che prevalga il buon senso.
— Qualora il ddl Zan passasse, quali saranno i vostri prossimi passi?
Stiamo raccogliendo dati da parte del mondo della neuropsichiatria infantile. Ci appelleremo a ciò che dice la scienza. Io parlo per la scuola, perché per ciò che accadrà nella società civile saremo sotto una mannaia da cui non si potrà sottrarre nessuno.
Nel mondo scolastico speriamo di appellarci alle normative scolastiche che ancora difendono l’alleanza fra scuola e famiglia. Ci appelleremo alla letteratura scientifica che critica pesantemente la posizione sull’identità di genere. Siamo aperti ad un dibattito costante sulla tutela alla delicatezza dei temi da trattare con bambini piccoli.
L’Ungheria è stata sottoposta a processo per aver detto che di questi temi se ne parla dopo i 18 anni. Noi continueremo a dire che è fondamentale sostenere la posizione dell’Ungheria, perché è giusto che le tematiche le quali invadono tutta la persona si possono affrontare quando si arriva alla maggiore età. Non c’è niente di strano nell’avere dei disorientamenti in corsa d’opera per poi riallinearsi grazie ai riferimenti sessuali in famiglia, fra amici e parenti. Gli insegnanti sono poi il faro a cui fanno riferimento i bambini. Noi manterremo questo movimento culturale di sensibilizzazione per tenere in piedi genitori consapevoli, docenti consapevoli che sappiano difendere l’educazione e la libertà educativa della famiglia.
Giorgia Meloni ad una manifestazione di Fratelli d'Italia a Bologna: BOLOGNA “PIÙ SICUREZZA PIÙ ITALIA - Sputnik Italia, 1920, 09.07.2021
Ddl Zan, Meloni accusa la sinistra di usare i gay come ‘scudi umani’
Notizie
0
Prima i più recentiPrima i più vecchi
loader
LIVE
Заголовок открываемого материала
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала