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La stangata ai lavoratori in cassa integrazione: ecco quanto si perde in busta paga

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Operai al lavoro - Sputnik Italia, 1920, 10.07.2021
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Secondo una simulazione della Uil i dipendenti italiani in cassa integrazione avrebbero perso 2,3 miliardi di euro nei primi cinque mesi del 2021, con una media di 3.185 euro netti in meno in busta paga.
Nei primi cinque mesi del 2021 i dipendenti italiani in cassa integrazione si sono visti decurtare in media quasi il 20 per cento dalla propria busta paga.
A certificarlo è uno studio del Servizio Lavoro, Coesione e Territorio del sindacato Uil, basato sui dati diffusi dall’Inps, relativi alle ore autorizzate di integrazione salariale, sui quali l’organizzazione sindacale ha effettuato le simulazioni basate su un importo di 20.980 euro, che rappresenta lo stipendio medio del settore privato.
In totale, fa sapere la Uil, “al netto dell’IRPEF nazionale e delle addizionali regionali e comunali”, da gennaio a maggio sono mancati nelle tasche dei cassaintegrati italiani 2,3 miliardi di euro.
La simulazione del sindacato evidenzia come in media un dipendente italiano in cassa integrazione per cinque mesi a zero ore abbia percepito una retribuzione media netta di 13.625 euro, al posto di uno stipendio medio annuo pieno di 16.810 euro netti. La perdita netta in cinque mesi, quindi, secondo i calcoli del sindacato, è stata pari a 3.185 euro.
A rimetterci maggiormente sono stati i lavoratori della Lombardia, che hanno perso 504 milioni di euro, il 22,2 per cento del totale a livello nazionale. Subito sotto ci sono i cassaintegrati del Lazio, che hanno visto andare in fumo più di 299 milioni di euro netti, del Veneto, con una perdita di 205 milioni e della Campania, con 189 milioni in meno.
“Tra riduzione dello stipendio e mancati ratei tredicesima e quattordicesima, in cinque mesi le buste paga si sono alleggerite mediamente del 19 per cento”, ha spiegato la segretaria confederale della Uil, Ivana Veronese.
“A fronte di circa 1,4 miliardi di ore di cassa integrazione autorizzate nei primi cinque mesi del 2021, - continua - i beneficiari hanno perso, mediamente fino a qui, 3.185 euro netti”.
L’appello del sindacato al governo, quindi, è quello di rivedere “i tetti massimi del sussidio delle integrazioni salariali e la loro rivalutazione, che dovrebbe essere ancorata agli aumenti contrattuali e non soltanto al tasso di inflazione annua”.
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