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Pfizer vuole la terza dose, ma per la Fda non serve: "Non sono le aziende a decidere"

© REUTERS / HANNAH BEIERVaccino Pfizer-BioNTech
Vaccino Pfizer-BioNTech  - Sputnik Italia, 1920, 09.07.2021
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Scontro tra la casa farmaceutica americana e la Fda sulla terza dose del vaccino Pfizer. L'autorità statunitense in una nota: "Dosi di richiamo se e quando la scienza dimostrerà che sono necessarie”.
È braccio di ferro fra Pfizer-BioNtech e la Fda americana sulla eventualità di sottoporre la popolazione alla terza dose del vaccino Comirnaty per aumentare la protezione contro tutte le varianti, compresa la Delta, che sta facendo impennare le curve dei contagi in moltissimi Paesi.
Secondo l’azienda americana che ha sviluppato il vaccino a mRna con i tedeschi di BioNtech, un terzo richiamo aumenterebbe il livello degli anticorpi da cinque a dieci volte. Si tratta, specifica il Corriere della Sera, di dati preliminari e non ancora pubblicati. Ma il colosso farmaceutico sarebbe determinato a chiedere l’autorizzazione per la somministrazione della terza dose del vaccino all’Ema e alla Fda.
Proprio l’autorità statunitense, però, in una nota congiunta con i Centers for Disease and Control (CDC), ha gelato la multinazionale.
Chi ha completato il ciclo vaccinale, è la posizione della Fda, “non ha bisogno di una dose di richiamo”. Non solo. Secondo l’agenzia Usa non sono le case farmaceutiche a dover prendere una decisione in questo senso ma le autorità del farmaco. “Siamo preparati – continua la nota - per dosi di richiamo se e quando la scienza dimostrerà che sono necessarie”.
Anche gli esperti, come l’ex direttore dell’Ema, Guido Rasi, sentito dall’Huffington Post, sono scettici in materia. “Avrebbe decisamente più senso se fossimo di fronte a varianti che non rispondono agli attuali vaccini”, ha detto al quotidiano online, aggiungendo che “la terza dose può esser vista come un esercizio di preparazione per il futuro, ma non ha nessun senso concreto programmarla da adesso”.
Verosimilmente, si legge sul Corriere, saranno le autorità sanitarie dei vari Stati a valutare anche chi avrà eventualmente bisogno di una terza dose di vaccino. Potrebbero essere, come accade già in Francia, le fasce a rischio come i pazienti anziani, trapiantati o immunodepressi, che sviluppano meno anticorpi del normale.
Per ora non è chiaro neppure se si tratterà di una dose del preparato attualmente in commercio o di una nuova formula concepita ad hoc per essere efficace contro la variante Delta, attualmente in fase di sviluppo e che, ha annunciato la Pfizer, inizierà la sperimentazione ad agosto.
Secondo l’azienda, che cita il caso di Israele, dove l’efficacia del vaccino è scesa dal 90 al 64 per cento con la diffusione della variante Delta, gli anticorpi inizierebbero a calare già dopo sei mesi dalla vaccinazione.
Resta però la memoria immunologica prodotta dai linfociti T che prevengono la forma grave della malattia, contribuendo, di conseguenza, a ridurre ospedalizzazioni e decessi.
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