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Covid, lo studio britannico: "Il 99,9 per cento dei bambini sopravvive al virus"

Bambini a scuola
Bambini a scuola - Sputnik Italia, 1920, 09.07.2021
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È il risultato di uno studio condotto da diverse università del Regno Unito. I dati saranno trasmessi al Comitato congiunto per la vaccinazione e l'immunizzazione che si pronuncerà sull'opportunità di vaccinare i più piccoli.
I bambini sembrano essere protetti dalle forme più aggressive del Covid. A confermarlo è una ricerca britannica portata avanti nei mesi scorsi dallo University College London (UCL), dall'Imperial College di Londra e dalle università di Bristol, York e Liverpool.
Secondo i ricercatori, citati dal Telegraph, il rischio che il Covid provochi complicazioni gravi o addirittura la morte nei bambini e nei ragazzi è “estremamente basso”. Ad avvalorare questa tesi ci sono i dati: soltanto 25 giovani sotto i 18 anni su un totale di 469mila contagiati, sarebbero morti per il Covid nel Regno Unito lo scorso anno.
Questo, è la conclusione degli scienziati inglesi, significa che bisogna provare che i vaccini abbiano veramente “un rischio molto basso”, prima di decidere di somministrarli ai più piccoli e in generale alla popolazione di età inferiore a 18 anni.
Dal marzo 2020 al febbraio 2021 nel Regno Unito 61 bimbi e ragazzi sono deceduti con un tampone positivo. Ma soltanto il 40 per cento di loro, viene specificato dalla ricerca, ovvero 25 piccoli pazienti, sono morti proprio a causa del Covid.
La conclusione dei ricercatori, espressa dalla dottoressa Clare Smith, decano di pediatria all’Università di Bristol, in un briefing con la stampa britannica, è quindi che il “99.995 per cento dei bambini e dei ragazzi che si sono infettati con il Covid in Inghilterra sono sopravvissuti”.
I risultati della ricerca, ora, serviranno ad indirizzare la politica sulla vaccinazione dei minori di 18 anni. Per questo i dati raccolti dalle università del Regno Unito coinvolte nel progetto sono stati inviati al Comitato congiunto per la vaccinazione e l'immunizzazione (JCVI).
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Professoressa norvegese afferma che per l’immunità di gregge bisognerebbe vaccinare anche i bambini
Proprio in queste settimane l’organismo sta esaminando i dati degli studi sulle vaccinazioni con il Comirnaty della Pfizer, autorizzato lo scorso giugno per la fascia d’età 12-15 anni, sui più giovani. L'indagine servirà a formulare un parere sull'eventualità di estendere o meno la vaccinazione ai ragazzi dai 12 anni in su.
Le autorità di alcuni Paesi europei, come la Germania, il mese scorso avevano sconsigliato la vaccinazione anti-Covid per i soggetti più giovani senza malattie pregresse. Il Comitato permanente per la vaccinazione (Stiko) dell’Istituto Robert Koch, ha raccomandato la somministrazione delle dosi nei soggetti di età compresa tra 12 e 17 anni soltanto in caso di presenza di fattori di rischio come obesità, diabete, difetti cardiaci o altre patologie.
Secondo le autorità sanitarie tedesche, infatti, lo studio che ha portato all’approvazione del vaccino Pfizer dai 12 anni in su è ancora troppo limitato, sia riguardo i soggetti coinvolti, un migliaio, sia per il tempo di follow-up, durato circa due mesi. Il Robert Koch Institut fa riferimento anche ai rari casi di miocardite insorti tra i giovani dopo la somministrazione del vaccino.
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