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Variante Delta, Abrignani: "In GB considerata come influenza"

© Foto : Evgeny UtkinLe persone a Milano durante la pandemia del coronavirus, Italia
Le persone a Milano durante la pandemia del coronavirus, Italia - Sputnik Italia, 1920, 06.07.2021
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Mentre la variante Delta continua a diffondersi in Europa, gli esperti si interrogano su quale potrebbe essere il suo impatto sul quadro epidemiologico italiano.
Intervenendo ad Agorà estate, su Rai Tre, l'immunologo Sergio Abrignani ha fatto il punto della situazione sulla diffusione in Italia della variante delta del COVID-19, sottolineando come in Gran Bretagna questo nuovo ceppo non abbia finora comportato un drastico peggioramento del quadro epidemiologico, soprattutto per quanto riguarda l'incidenza dei ricoveri e dei decessi.
"Sembra che la variante Delta in Gran Bretagna, il Paese del mondo occidentale che l'ha sperimentata per prima con un alto tasso di vaccinazioni, sia un virus addomesticato di tipo influenzale", sono state le parole del membro del Cts.
Secondo Abrignani, in un contesto come quello britannico, dove il livello di immunizzazione è molto alto, appare giustificata la decisione del governo di rimuovere le restrizioni a partire dal prossimo 19 luglio.
"E' una scelta che ha una base scientifica", ha dichiarato l'esperto, sottolineando come essa sia basata sui "numeri di vaccinati, di ricoveri in terapia intensiva e di decessi".

L'indispensabilità dei vaccini

Il punto, secondo il membro del Cts, è che "con i vaccini ci si può infettare, ma si evitano le forme severe di Covid e la morte".
Proprio per tale motivo, Abrignani ha rinnovato il suo invito a farsi vaccinare anche agli scettici.
"Non c'è alternativa, perché se l'alternativa è non vaccinarsi c'è la certezza di farsi male", ha proseguito
Vaccino Pfizer - Sputnik Italia, 1920, 05.07.2021
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Possibili varianti più pericolose?

Per Abrignani, il fatto che la variante Delta non risulti più mortale e pericolosa di quelle individuate in precedenza, non esclude il fatto che in futuro possano fare la propria comparsa ceppi più aggressivi.
"Alla domanda se possono arrivare altre varianti più pericolose rispondo: speriamo di no, ma non possiamo escluderlo per cui serve monitorare", ha concluso.
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