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Maurizio Marrone: “La provocazione nei miei confronti e di Giorgia Meloni, un atto vile”

© Foto : Fratelli d'ItaliaGiorgia Meloni ad una manifestazione di Fratelli d'Italia a Bologna: BOLOGNA “PIÙ SICUREZZA PIÙ ITALIA"
Giorgia Meloni ad una manifestazione di Fratelli d'Italia a Bologna: BOLOGNA “PIÙ SICUREZZA PIÙ ITALIA - Sputnik Italia, 1920, 05.07.2021
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Provocazione nei confronti del leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni e dell’assessore alla Regione Piemonte Maurizio Marrone sempre di Fratelli d’Italia. In nome dell’antifascismo, gli autori della provocazione auspicano una fine cruenta ai due avversi politici.
I due esponenti di Fratelli d’Italia, sono stati presi di mira da una provocazione a dir poco raccapricciante: a Torino, nella giornata del 3 luglio sono stati appesi alcuni manifesti, che mostrano i visi di Maurizio Marrone e Giorgia Melone appesi a testa in giù sulla foto tristemente nota che ritrae i cadaveri di Benito Mussolini e di Claretta Petacci, appesi a Piazzale Loreto il 29 aprile 1945.
L’anacronismo di chi ha compiuto questo gesto è evidente. Sono ormai passati oltre ottant’anni dagli eventi che vengono evocati nella la macabra foto. Tra l’altro tale foto indignò anche i partigiani di allora.
Ferruccio Parri l’allora vice comandante del CLN Alta Italia, osservando i corpi del Duce, di Claretta Petacci e dei gerarchi appesi al distributore di benzina di Piazzale Loreto esposti allo scherno e alla rabbia popolare coniò la definizione di “macelleria messicana”.
Non si capisce come mai una parte della sinistra di oggi faccia contrapposizione ai propri avversari politici rispolverando quel clima di conflitto e di odio, tipico di quegli anni, che dovrebbe ormai essere relegato al passato.
Non solo i toni col passar del tempo non vanno smorzandosi, ma addirittura negli ultimi anni pare si stiano radicalizzando. Ma a che serve? È funzionale al benessere e allo sviluppo del Paese? In Italia si arriverà mai a una pacificazione storica e finalmente a voltar pagina?
Sputnik Italia ne ha parlato con l’assessore Maurizio Marrone che ha commentato la provocazione ricevuta:
- La provocazione nei miei confronti e di Giorgia Meloni, un atto vile. La DIGOS di Torino ci ha comunicato il rinvenimento di alcuni manifesti anonimi affissi di notte sulle pensiline degli autobus lungo corso Giulio Cesare, nella periferia nord della metropoli torinese, dove le nostre battaglie contro il degrado e l’immigrazione clandestina sono più forti: le locandine riportano la lugubre scena di Piazzale Loreto con il fotomontaggio di me e Giorgia Meloni appesi a testa in giù. Gli inquirenti pensano che la matrice sia anarchica.
© Foto : Maurizio MarroneI manifesti provocatori affissi a Torino contro Marrone e Meloni
I manifesti provocatori affissi a Torino contro Marrone e Meloni - Sputnik Italia, 1920, 05.07.2021
I manifesti provocatori affissi a Torino contro Marrone e Meloni
Presumo non sia la prima volta?
- Purtroppo a Torino l’intimidazione e la violenza politica da parte dei centri sociali antagonisti non sono una novità: ad incoraggiare la loro arroganza c’è una lunga tradizione di sostanziale impunità. Questa è la prima volta, però, che attaccano così un leader nazionale di opposizione come Giorgia Meloni.
- Come pensate di muovervi?
- La nostra attività politica al fianco dei cittadini per il rilancio di una Torino vittima del declino economico e abbandonata all’insicurezza continuerà più determinata che mai. D’altronde chi oggi ci minaccia è inquieto proprio perché sa che una futura amministrazione comunale di Fratelli d’Italia applicherà tolleranza zero verso ogni forma di criminalità, compresa quella antagonista.

Condanna da parte delle forze politiche

- È arrivata la condanna a tale gesto da parte delle forze politiche di sinistra?
- Come sempre “non pervenuta”, ma ci siamo abituati alla doppia morale della sinistra. Invece il Sindaco Appendino ci ha espresso la sua solidarietà, così come tutti gli alleati del centrodestra.
- Nel manifesto, al di sotto delle vostre due foto si legge: “Marrone Giorgia Meloni a Piazzale Loreto c'è ancora tanto posto”. Una minaccia di morte. In Italia nel 2019 è stata istituita una Commissione contro l’odio. La provocazione nei vostri confronti non dovrebbe rientrare nei casi in cui questo organo di controllo dovrebbe intervenire?
- L’unica vera finalità di queste Commissioni è la censura nei confronti del pensiero conservatore su temi controversi come l’immigrazione, la vita e la famiglia, in cui i progressisti non riescono a sostenere il dibattito e si riducono pertanto a voler perseguire gli avversari per le loro opinioni, magari anche penalmente come nel ddl Zan. Non a caso non si occupano mai dell’odio proveniente dall’estrema sinistra, che è invece ampiamente maggioritario e più organizzato nella società italiana.
“Antifascismo senza fascismo”
- I riferimenti sono Benito Mussolini e Claretta Petacci appesi in Piazzale Loreto. Ma com’è possibile che in Italia dopo 80 anni si ritorni sempre a quel tragico evento. L’Italia, secondo Lei, riuscirà mai a superare questo conflitto, provare finalmente voltar pagina e guardare in avanti?
- La guerra civile si è fortunatamente conclusa ottanta anni fa, ma la sinistra la sta rievocando sotto forma di farsa gridando al pericolo fascista in ogni scadenza elettorale. Immagino dipenda dall’assoluta confusione identitaria del campo progressista: dopo aver abbandonato la difesa del lavoro e delle periferie urbane ed essersi addomesticata ai poteri forti della finanza, alla sinistra non resta che fare appello al proprio sempre più limitato elettorato non “per qualcosa”, bensì “contro qualcuno”.
Così si spiega l’attuale “antifascismo senza fascismo”, una strategia senza futuro perché ai cittadini invece preme la difesa dell’interesse nazionale in Europa, lo sviluppo con il rilancio dell’occupazione, il sostegno alle famiglie e la sicurezza dei quartieri, altro che le favole sull’uomo nero.
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