Registrazione avvenuta con successo!
Per favore, clicca sul link trasmesso nel messaggio inviato a

L’Europa prigioniera del totalitarismo “gender”

© Thierry ROGELa bandiera arcobaleno a Strasburgo, sulla facciata del quartier generale del Parlamento Europeo
La bandiera arcobaleno a Strasburgo, sulla facciata del quartier generale del Parlamento Europeo - Sputnik Italia, 1920, 05.07.2021
Seguici su
L’asprezza dei toni usati dall’Ue per costringere Viktor Orban a far retromarcia sulla legge ungherese per la difesa della famiglia dimostra che sul tavolo non ci sono più i diritti delle minoranze Lgtb, ma il tentativo d’imporci un pensiero unico basato sulle sulle teorie di genere.
Ma i 27 sono divisi. E la Slovenia, a cui spetta dal primo luglio, la presidenza di turno è la prima a rompere con Bruxelles.
Trasformare le battaglie per i diritti in ideologia è pericoloso. Stati Uniti ed Europa dovrebbero averlo capito. Soprattutto dopo averlo provato sulla propria pelle. Quando la battaglia contro i talebani, contro la dittatura di Saddam Hussein o contro il regime di Gheddafi si è trasformata in una crociata al grido di “esportiamo la democrazia” il risultato è stato un fallimento. Un fallimento di cui continuiamo a pagare le conseguenze. Mentre la cosiddetta “esportazione” della democrazia verso quei paesi è totalmente naufragata continua, invece, l’esportazione - in senso opposto - di centinaia di migliaia di migranti decisi a lasciarsi alle spalle il caos creato dagli interventi occidentali.
Su quel fallimenti e sulle loro conseguenze farebbero bene a riflettere gli esponenti del radicalismo neo-liberale decisi ad imporre il nuovo totalitarismo basato sulle “teorie di genere”. Un’ideologia diventata la nuova bandiera di Bruxelles che vorrebbe imporla a tutti i 27 mettendo da parte l’originario concetto di “unione nelle diversità”. Un’ideologia molto vicina, paradossalmente, a quel pensiero unico che in passato l’Unione Europea sosteneva di voler contrastare.
Mario Draghi - Sputnik Italia, 1920, 25.06.2021
Draghi contro Orban su legge anti-gay: "UE deciderà se Ungheria viola i trattati"
Per capirlo bastano la violenza verbale e i toni da censura con cui la Commissione Ue ha condannato la legge varata dal Parlamento di Budapest. Una legge definita “omofobica”, ma approvata soltanto per limitare la diffusione nelle scuole di quella “teoria del genere” secondo la quale non esiste un’identità biologica predeterminata, ma è possibile variare il proprio sesso a piacimento. Presentata da gran parte dei media come un nuovo tentativo di discriminare le minoranze Lgtb la legge ha in verità tutt’altro obbiettivo. Il provvedimento, voluto dal governo di Viktor Orban, punta soltanto mantenere nelle mani delle famiglie l’insegnamento in materia sessuale limitando la competenza delle scuole agli studenti già maggiorenni. Il tutto per minimizzare il rischio di abusi sessuali ed eliminare il pericolo della pedofilia. Un provvedimento perfettamente in linea, dunque, con quei fondamenti della Costituzione ungherese che sanciscono “l’istituto del matrimonio come unione di un uomo e una donna stabilita con decisione volontaria, e la famiglia come base della sopravvivenza della nazione.” Fondamenti inseriti nella Costituzione ungherese per ribadire il distacco, a suo tempo, da quel totalitarismo comunista che predicava la superiorità dello Stato rispetto all’alveo famigliare. Tesi su cui l’Europa concordava quando il nemico era l’Unione Sovietica, ma diventate oggi - alla luce della nuova ideologia liberista - una sorta di bestemmia. Per capirlo basta la violenza con cui i sostenitori della nuova ideologia europea attaccano Orban e il suo paese. Una violenza che come sempre quando sono in ballo non le idee, ma le ideologie esclude qualsiasi possibilità di discussione, ragionamento e compromesso.
“Il mio obiettivo è mettere in ginocchio l’Ungheria su questo argomento” - ha urlato il primo ministro olandese Mark Rutte auspicando l’uscita dell’Ungheria dall’Unione.
E il presidente francese Emmanuel Macron si è subito allineato invitando Bruxelles a non esibire alcuna “debolezza” nel piegare Orban e il suo paese.
Il tutto mentre un’Europa, priva ormai persino del senso del ridicolo, si scagliava contro il presunto “totalitarismo” ungherese senza vedere il proprio. Ma il tutto non può venir liquidato con una risata. Dietro tanto radicalismo spacciato per difesa dei diritti delle minoranze si nasconde il tentativo di trasformare in valori universali, incontrovertibili e inappellabili le pericolose teorie di genere. Con l’obbiettivo di cancellare l’idea di famiglia basata sul matrimonio di uomo e donna. Un obbiettivo che fa capolino anche in Italia dove la bandiera della nuova crociata è quel decreto Zan che le sinistre dichiarano “immodificabile” nonostante i dubbi e i timori espressi dal Vaticano. Ma chi rischia di più è un’Europa convinta di poter imporre ai propri cittadini e ai propri paesi membri un’ideologia che seppur coperta da difesa dei diritti Lgtb resta largamente inaccettabile.
Bandiera Lgbt - Sputnik Italia, 1920, 22.06.2021
Legge anti LGBT Ungheria, 13 Paesi UE esprimono preoccupazione
L’effetto rischia di essere lo stesso del 2015 quando la Merkel si convinse di poter imporre ai propri cittadini e a quelli europei l’accoglienza indiscriminata dei migranti. Fu quell’infondata presunzione a scatenare il sovranismo che sembrò spaccare l’Europa. Oggi il tentativo d’imporre le inaccettabili teorie di genere minaccia di produrre la stessa reazione. Janez Jansa, premier di una Slovenia a cui spetta dal primo luglio la presidenza di turno dell’Unione, non ha indugiato a condannare gli “immaginari valori europei” irrispettosi delle varie culture.
“L’Unione Europea riunisce paesi con diverse tradizioni differenti culture e queste differenze devono essere considerate e rispettate” - ha ripetuto Jansa nel suo primo intervento da rappresentante della Presidenza di turno andando allo scontro diretto con la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen.
Il premier sloveno dopo aver preso le difese di Orban ha sostenuto il diritto dei genitori ad educare i propri figli e ha ribadito che la Slovenia non è disposta a venir trattata come “una colonia” dall’Unione Europea accettandone l’imposizione d’idee e valori. Insomma la prima crepa si è già aperta e sta dividendo non la base, ma i vertici dell’Unione. Un’Unione che una volta sognava il continua allargamento e oggi rischia invece il ridimensionamento.
Fin qui infatti solo 17 leader europei hanno firmato una lettera di condanna “riguardo la presunte discriminazione nei confronti della comunità Lgtb”. Ma sono le firme di leader costretti, prima o dopo, a far i conti anche con i propri elettori. E la Merkel, costretta ad una brusca retromarcia dopo aver cercato d’imporre ai tedeschi l’accoglienza indiscriminata, ne sa qualcosa.
Profughi Rohingya - Sputnik Italia, 1920, 20.06.2021
Giornata Rifugiato, Mattarella: "Italia mai sottratta al salvataggio e accoglienza profughi"
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
Notizie
0
Prima i più recentiPrima i più vecchi
loader
LIVE
Заголовок открываемого материала
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала