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Messina, Unione Inquilini stronca il piano risanamento delle baracche: “miope e insufficiente”

© Sputnik . Clara StatelloBaracche di Messina
Baracche di Messina - Sputnik Italia, 1920, 04.07.2021
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La legge per il risanamento delle baraccopoli, contenuta in un testo unificato proposto dai parlamentari D’Uva-Navarra-Siracusano e resa attuativa dal recepimento nel ddl Covid, è stata annunciata come un successo epocale del governo Draghi. Ma i residenti delle baracche non la pensano così.
“C’è da ridisegnare un’intera città. Questa legge lo permette? Secondo noi, no”. Così l’Unione Inquilini di Messina, tramite la voce di Antonio Currò, commenta a Sputnik Italia la legge sul risanamento delle baracche, contenuta nell’11 ter del dl 44, in vigore dal 31 maggio. La normativa, introdotta da un emendamento della ministra per il Sud Mara Carfagna, prevede lo stanziamento di 100 milioni in tre anni, ma non convince le associazioni sindacali dei residenti, che temono l’ennesima promessa infranta.
Non sarebbe la prima volta. Le baraccopoli di Fondo Fucile, viale Giostra, Camaro accolgono chi arriva a Messina lungo i viali che portano al centro della città. Le circa 2.500 abitazioni di fortuna, in cui si stima che vivano 10.000 persone, sono l’eredità lasciata dal terremoto del 1908. Nel corso del tempo, l’emergenza abitativa non è stata risolta, si è amplificata. Il numero di baracche di amianto e lamiera è aumentato, i fabbricati sono stati ingranditi con la superfetazione, la costruzione di nuovi spazi per i figli e nipoti dei terremotati e per chi, nel dopoguerra, aveva bisogno di un tetto.
Messina Madonna della Lettera - Forte San Salvatore - Sputnik Italia, 1920, 12.05.2021
Messina, svolta del governo sulle baraccopoli: 100 milioni in arrivo

I fondi pubblici per la riqualificazione urbana

La legge regionale 10 del 1990 aveva stanziato 500 miliardi di lire per alloggi e “sbaraccamento”, ossia la demolizione delle baracche.
“Con una tale somma, rapportata al prezzo delle case in quegli anni, si sarebbe potuto cambiare il volto dell’intera città. Ma le baracche sono sempre lì, come un monito al fallimento delle politiche abitative delle amministrazioni comunali”, fa notare Currò.
La nuova normativa prevede l’istituzione di una struttura commissariale e lo stanziamento di 75 milioni di euro per il 2021, 25 milioni per il 2022 e 5 milioni per il 2023. Questi fondi non provengono dal PNRR o da apposite sovvenzioni, ma da una riduzione di pari importo del Fondo Coesione e Sviluppo 2021-2027. Altri 100 milioni arriveranno per un progetto pilota nell’ambito del bando “Qualità dell’abitare” indetto dal Mit. Tali importi appaiono insufficienti al risanamento delle aree e all’acquisto degli alloggi, considerando il costo attuale del mattone per metro quadro, evidenzia Currò.

Il coinvolgimento degli inquilini

Per l’Unione Inquilini la sofferenza abitativa di Messina non può essere risolta soltanto con il risanamento e il ricollocamento. Serve una strategia urbanistica, una visione globale delle politiche edilizie e di re-insediamento di gruppi umani in nuovi spazi della città. Non è possibile prendere intere famiglie e sradicarle dall’ambiente in cui hanno vissuto per decenni. E’ necessario ripensare aree recuperate per questi gruppi sociali, è necessario ripensare Messina. Secondo il sindacato, questo non può competere alla sola struttura commissariale.
“Proprio perché si deve ridisegnare la città noi dobbiamo esserci, dobbiamo essere parte attiva dei processi di risanamento. Bisogna andare oltre la legge emergenziale”, afferma Currò a Sputnik Italia.
La proposta è quella della partecipazione democratica dei sindacati e di una rappresentanza di famiglie che siano messe al corrente su come e quando verranno assegnate le case, con quali modalità e quale sarà lo strumento utilizzato dal commissario e dalla cabina di regia. Per discutere di questo Unione Inquilini aveva indetto un’assemblea per questo venerdì, rinviata perché la questura ha negato per ragioni di sicurezza l’autorizzazione a riunirsi nel luogo prescelto, ovvero il cuore delle baracche di viale Giostra.

L’ambiguità sull’edilizia residenziale pubblica

Le due questioni fondamentali su cui l’associazione chiede chiarezza sono il ricorso all’edilizia residenziale pubblica (ERP) e la cosiddetta politica dei due tempi.
“Serve un’edilizia popolare pubblica, senza soluzione ambigue come il social housing o casermoni di 8 piani presentati come progetto pilota per una spruzzata di green, ma che ripropongono quartieri ghetto come lo Zen di Palermo o le Vele di Scampia”, dice riferendosi al progetto pilota del bando “Qualità dell’abitare” del Mit.
Nell’art.11 ter, manca un riferimento all’edilizia popolare. Il timore è che un approccio emergenziale faccia optare per l’assegnazione di appartamenti presi sul mercato o alloggi transitori già previsti dalla legge regionale che ha istituito l’A.Ris.Me (Agenzia risanamento Messina). In quest’ultimo caso non ci sarebbe una soluzione definitiva del problema abitativo, che verrebbe soltanto rimandato.
“Ci preoccupa che nell’urgenza il processo di ricollocamento perda di qualità, e le persone vengano costrette a trasferirsi contro la propria volontà. Per questo noi diciamo sbaraccamento sì, sradicamento no”, precisa Currò, aggiungendo che ben 11 famiglie, che hanno rifiutato la riallocazione, sono state minacciate con la revoca dell’assegnazione del diritto alla casa se non avessero accettato. Al momento la situazione non è ancora risolta.
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La politica dei due tempi

“Noi temiamo che commissario e A.Ris.Me utilizzino la politica dei due tempi, quella di mandare via le persone dalle abitazioni in cui vivono da sempre, senza l’abbattimento coevo delle baracche”, spiega Currò.
Le abitazioni non demolite si trasformano in discariche o tetti precari per persone ancora più indigenti che rioccupano le baracche sgomberate.
“Questo è il nodo gordiano della questione – prosegue - L’amministrazione che si è fregiata negli scorsi mesi di aver risolto il problema, ha invece creato vere e proprie discariche a causa della mancata demolizione e risanamento. Per questo non ha funzionato la legge 10, perché le baracche hanno sostituito la carenza di politiche abitative. Questa è la storia di Messina”.

Le richieste dell’Unione Inquilini

La Commissione Ambiente alla Camera ha recepito in una raccomandazione alcune proposte di Unioni Inquilini, presentati con un emendamento della deputata Rossella Muroni, tra cui una relazione semestrale del Commissario pubblicata sul sito del Comune e il riutilizzo per l’anno successivo delle cifre non spese. L’obiettivo resta il coinvolgimento dei residenti nella definizione della strategia edilizia con una relazione dettagliata su “modalità e tempi e, soprattutto sull’utilizzo dello strumento fondamentale, ovvero l’edilizia sociale”, precisa Currò. Inoltre denuncia 60 milioni di euro (circa 120 miliardi di lire) mancanti all’appello e chiede una commissione d’inchiesta all’ARS per fare luce sull’utilizzo delle somme stanziate dalla legge regionale 10 del 1990.
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