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Contrammiraglio turco: la Turchia in Libia non è una forza straniera

© AFP 2021 / OZAN KOSE Soldati turchi
Soldati turchi - Sputnik Italia, 1920, 04.07.2021
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Il contrammiraglio della Marina militare turca in pensione Cihat Yaycı, uno dei fondatori della dottrina della Patria Blu (su cui si basa la politica marittima turca nei mari Nero, di Marmara, Egeo e Mediterraneo), nonché ideatore del memorandum turco-libico sulla delimitazione dell’area di giurisdizione marittima.
Yaycı ha commentato l’esito della seconda conferenza internazionale dedicata alla regolamentazione della crisi libica che si è tenuta la scorsa settimana a Berlino.
Durante la conferenza si è discusso del processo politico in Libia, delle elezioni del 24 dicembre e della sicurezza nel Paese. I partecipanti alla conferenza si sono impegnati a garantire lo svolgimento delle elezioni previste per il 24 dicembre contestualmente alla implementazione delle necessarie riforme costituzionali e legislative. Inoltre, nella dichiarazione sugli esiti della conferenza si sottolinea la necessità di ritirare i soldati e i mercenari stranieri dalla Libia. “Tutti i soldati e i mercenari stranieri devono essere senza indugio ritirati dalla Libia”, si legge nel comunicato. A questo punto della dichiarazione congiunta la parte russa ha apportato una nota esplicativa in merito alla presenza in Libia dei propri esperti e addestratori militari.
Cihat Yaycı, commentando la situazione, sottolinea: “I militari turchi si trovano in Libia in linea con l’accordo che prevede la presenza di nostri militari, ove invitati dal Consiglio nazionale di transizione, ossia il governo legittimo della Libia. I nostri militari in Libia svolgono addestramenti e danno supporto logistico. Per questo motivo non possono essere considerati militari stranieri passibili di ritiro. Questo status riguarda, invece, i militari degli altri Paesi al momento dislocati in territorio libico, i quali non sono stati invitati dalle autorità libiche o con i quali non vige alcun accordo specifico. Di conseguenza, la Turchia ha aggiunto una nota esplicativa su questo tema per porre fine alle controversie in merito allo status che ricoprono i militari turchi in Libia.
In Libia non è presente un esercito regolare, ma grazie agli sforzi profusi dalla Turchia l’esercito è in fase di graduale creazione. Nel complesso, si noti che la Libia deve proprio alla Turchia la sua attuale situazione di pace, stabilità e sicurezza. Proprio la Turchia ha supportato il governo legittimo, ha preparato il terreno per la creazione della pace e per lo svolgimento di questa conferenza. La Turchia è la nazione che sta creando la nuova Libia. La posizione di Ankara si basa sull’assunto secondo cui la Libia appartiene ai libici. Mentre l’obiettivo dei nemici della Turchia e di coloro che desiderano rendere la Libia nuovamente una colonia è presentare la Turchia come una potenza straniera occupante. Non vogliono che la Turchia rimanga in Libia e desiderano che la Libia ricada nel caos”, osserva l’interlocutore di Sputnik.
Secondo Yaycı, il futuro del memorandum turco-libico sulla delimitazione delle aree di giurisdizione marittima è in pericolo:
“Dobbiamo capire che la Grecia persegue essenzialmente due obiettivi nella regione. Anzitutto, vuole il ritiro delle truppe turche dalla Libia e, poi, l’abolizione del memorandum sulla giurisdizione marittima. Per conseguire il primo obiettivo la Grecia ha profuso ingenti sforzi e, come sappiamo, durante l’ultimo vertice Atene ci è quasi riuscita. Quanto invece al secondo obiettivo, nonostante abbiamo siglato questo memorandum su pressione di UE e USA, le nostre navi sismiche e perforatrici si trovano ancora nel Golfo di Adalia. E poiché ai sensi di quel memorandum non vengano effettuate operazioni di ricerca o trivellazione, il documento stesso ha perso la sua rilevanza. La Grecia si sta muovendo con decisione verso il conseguimento dei propri obiettivi e questo costituisce una minaccia grave”, conclude.
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