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Nuova specie di coleottero trovata in feci fossili di 200 milioni di anni - Video

CC0 / Pexels / coleottero
coleottero  - Sputnik Italia, 1920, 03.07.2021
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Come l'ambra, gli escrementi fossili o i coproliti possono fornire molte informazioni sugli animali estinti. Lo sterco di questo dinosauro nascondeva un vero tesoro: una specie sconosciuta di coleottero di oltre 200 milioni di anni.
Un team di ricercatori, guidato da Martin Qvarnstrom, dell'Università svedese di Uppsala, ha creato un modello tridimensionale di un frammento di feci presumibilmente appartenente a un Silesaurus opolensis per conoscerne la dieta e le dimensioni. Questo antenato dei dinosauri ha abitato quella che oggi è la Polonia tra 237 e 227 milioni di anni fa, nel periodo Triassico.
Ciò che ha attirato l'attenzione dei paleontologi sono stati i fossili di coleotteri ben conservati all'interno della coprolite. Gli insetti avevano le zampe e le antenne completamente intatte. Dopo un'ispezione più attenta utilizzando la microtomografia di sincrotrone, gli autori dello studio hanno concluso che appartenevano a una specie mai vista prima, che hanno chiamato Triamyxa coprolytica.
Il suo nome si riferisce al Triassico e al fatto che appartiene al sottordine Myxophaga.
Il coleottero lungo 1,5 millimetri "probabilmente viveva in ambienti umidi o semi-acquatici, proprio come i suoi parenti moderni".
I ricercatori ritengono che la scoperta possa contribuire ad accrescere la conoscenza sulla prima evoluzione di questi insetti e che la massiccia formazione di ambra sia iniziata solo nel Cretaceo superiore, ovvero tra 100 e 66 milioni di anni fa.
Si crede che il Silesaurus opolensis avesse una specie di becco sulla punta delle mascelle che usava per beccare gli insetti dal terreno. Ma mentre quell'esemplare di dinosauro ha ingerito diversi esemplari di T. coprolytica, è possibile che si sia nutrito anche di insetti più grandi. Gli escrementi contenevano anche piccoli pezzi ingeriti di altri alimenti.
"Questo dinosauro ha fatto un po' di lavoro sul campo per noi", scherza Qvarnstrom. Il ricercatore sottolinea che lui e il suo team "non avrebbero potuto trovare questi insetti in nessun altro modo".
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