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Mercedes con i soldi delle donazioni, sul caso Malika arriva l'esposto per "truffa aggravata"

© Foto : Instagram Malika ChalhyMalika Chalhy
Malika Chalhy - Sputnik Italia, 1920, 03.07.2021
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Il Codacons ha presentato un esposto per "truffa aggravata" sul caso della raccolta fondi in favore di Malika Chalhy. La ragazza, cacciata di casa dai genitori perché gay, è finita nella bufera per aver acquistato una Mercedes e un Bulldog da 2.500 euro con i soldi delle donazioni.
“Sono stata travisata”. Si difende così Malika Chalhy, operaia 22enne di Castelfiorentino, cacciata di casa dai genitori dopo aver fatto outing e finita nell’occhio del ciclone per le “spese pazze” con i soldi delle donazioni raccolte sul web per consentirle di rifarsi una vita e sfuggire alle minacce della mamma e del papà.
Ben 140mila euro, messi insieme attraverso la piattaforma Gofundme, che la ragazza avrebbe utilizzato non solo per “rifarsi una vita” e aiutare altre persone in difficoltà, ma anche per togliersi qualche “sfizio”. Questo il termine usato in un’intervista con la giornalista Selvaggia Lucarelli, pubblicata da Tpi.
Ieri a Candida Morvillo, del Corriere, spiegava, cercando di metterci una pezza, che “le persone hanno donato dei soldi per la mia serenità”. Eppure, molti dei donatori si sono sentiti presi in giro. Passi la Mercedes classe A da 17mila euro, di "seconda mano", ci tiene a specificare lei stessa su Instagram, ma il Bulldog francese acquistato per 2.500 ha fatto storcere il naso a più di uno.
“Il cane era un supporto psicologico”, ha detto ieri al Corriere Malika, che da quando frequenta i salotti televisivi ha anche un agente e un portavoce. Anzi, aveva, visto che l’agente ha deciso di fare un passo indietro dopo le bugie raccontate sull’auto. La ragazza, inizialmente, aveva detto che era di proprietà della fidanzata, poi si è scoperto che l’aveva comprata con i soldi della raccolta fondi.
Lei fa mea culpa: “Ero sotto pressione”. Ma poi rilancia: “Se i soldi mi sono stati donati, perché non vi va bene niente di quello che faccio?”. Ora, però, la ragazza, oltre che rispondere via social alla “gogna mediatica”, rischia di doversi difendere anche in tribunale.
A promettere battaglia è il Codacons che ha presentato un esposto per “truffa aggravata”. “La vicenda di Malika dimostra ancora una volta come nel settore regni l’anarchia: chiunque può chiedere soldi ai cittadini attraverso piattaforme come Gofundme, ma poi non c’è alcun controllo sulla reale destinazione dei soldi raccolti, e le stesse società che ospitano le campagne di solidarietà declinano qualsiasi responsabilità per eventuali usi non conformi dei fondi donati dai cittadini”, spiega l’associazione in una nota.
Per questo, è stato presentato un esposto alla procura di Milano e Firenze. Il Codacons chiede che sia avviata “una indagine sulla vicenda alla luce della possibile fattispecie di truffa aggravata, accertando i fatti e le relative responsabilità anche nei confronti dei gestori delle piattaforme che ospitano le raccolte fondi, per omissione di controllo e concorso in eventuali reati che saranno ravvisati”.
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