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Covid: per i morti di Bergamo il processo inizia l’8 luglio a Roma

© Sputnik . Evgeny UtkinBandiera italiana a Bergamo
Bandiera italiana a Bergamo - Sputnik Italia, 1920, 03.07.2021
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Il primo processo contro la gestione della pandemia andrà di scena dall'8 luglio in Italia. I familiari delle vittime del coronavirus di Bergamo e provincia chiedono un risarcimento allo Stato.
Il prossimo 8 luglio a Roma inizierà il “maxi” processo civile contro la Regione Lombardia, il Ministero della Salute e il Governo italiano, che scaturisce dalle indagini della procura di Bergamo a seguito delle denunce di 500 persone, familiari delle vittime del Covid-19 a Bergamo e provincia. Lo riporta Affari Italiani.
Tra i richiedenti un risarcimento economico alle istituzioni ci sono anche i parenti di vittime di Brescia.
La parte lesa tenterà la via del mancato aggiornamento del piano nazionale pandemico e per giustificare il suo punto di vista ha presentato ben 2.099 pagine scritte da un pool di avvocati che assistono le varie famiglie che hanno deciso di intentare la causa contro lo Stato.
I morti per Covid a Bergamo e provincia sarebbero almeno 6.500 nella prima fase della pandemia, ma secondo i sindaci sono il doppio se non più se a questi si aggiunge chi è morto con il Covid-19.

Dov’era il piano pandemico?

Alla causa civile si sono unite famiglie anche di chi è morto in quell’area tra ottobre 2020 e maggio 2021, cioè nelle ondate successive. Questi familiari ritengono che le autorità nulla abbiano fatto per evitare le morti dei loro parenti.
Ma principalmente tutta la causa si baserà sull’assenza di un piano pandemico come aveva chiesto il Parlamento europeo nel 2013 a tutti gli Stati Ue e la mancanza di un adeguamento di quello esistente alle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sempre del 2013.

I verbali della task force del governo

E poi ci sono i verbali della task force costituita dal governo e dal Ministero della Salute per coadiuvarli da un punto di vista scientifico nelle scelte politiche da fare in quei frangenti.

In questo caso i legali delle famiglie attaccheranno sul fatto che l’Istituto superiore di sanità (Iss) sapeva dal gennaio вуд 2020 della presenza dei due coniugi cinesi sul territorio nazionale affetti dal coronavirus, anche se nel verbale del 7 febbraio 2020 si legge che non c’è circolazione del virus in Italia e poi l’11 la Task force scrive ancora che in Europa il virus non circola, ma si farà notare in tribunale che l’Iss sapeva già dal 7 febbraio che era stato individuato un asintomatico italiano e il giorno dopo c’erano già tre casi di positività.
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