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Brexit, che ne sarà degli italiani senza il Settled Status?

© AP Photo / Virginia MayoBrexit
Brexit - Sputnik Italia, 1920, 03.07.2021
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Più di mezzo milione di italiani hanno ricevuto dal governo britannico il Settled Status, di fatto il diritto di rimanere a tempo indeterminato nel Paese. Il 30 giugno è scaduto il termine per poter fare richiesta, chi non ha fatto in tempo rischia di vedere persi i propri diritti o addirittura l’espulsione.
Effetti della Brexit. I cittadini stranieri che risiedono in Gran Bretagna hanno dovuto registrarsi entro il 30 giugno all’ “EU Settlement Scheme”, il meccanismo introdotto dal governo britannico che consente ai cittadini europei di continuare a vivere nel Paese e di beneficiare dei diritti maturati.
Non tutti per svariate ragioni hanno formalizzato la richiesta, le categorie che hanno maggiormente riscontrato difficoltà sono i più anziani, le famiglie che non hanno registrato i propri figli e le persone che non hanno dimestichezza con i computer. Che ne sarà degli italiani che non hanno presentato la domanda? Sputnik Italia ne ha parlato con Pietro Molle, presidente di Comites Londra (Comitato degli italiani all’Estero).
— Pietro Molle, che ne sarà degli italiani che non hanno fatto la richiesta in tempo, potranno contare su una proroga?
Non sappiamo se ci sarà una proroga, può essere che l’Home Office ci stupirà. È da anni che chiediamo un’estensione di almeno 2-3 anni, perché le registrazioni andavano a rilento. La categoria che non faceva domanda era principalmente quella degli anziani e dei disabili, chi non poteva muoversi per andare a cercare aiuto. Da tempo stiamo chiedendo l’estensione, su questo abbiamo trovato un muro.
Da parte dell’Home Office c’è stata un po’ di apertura per le persone che non hanno fatto domanda entro il 30 giugno per serie ragioni. Ogni domanda verrà analizzata a sé, sarà a descrizione dell’Home Office se accettare o meno ogni domanda.
— Durante il vostro lavoro come Comites avete riscontrato che tanti italiani anziani hanno fatto fatica a stare al passo con i nuovi regolamenti, non è vero?
Lo vediamo anche dalle statistiche di ogni tre mesi che pubblica l’Home Office. Le do i numeri dell’ultima statistica di marzo: le domande di coloro che avevano meno di 18 anni è il 15%, fra i 18 e i 64 anni l’83%, mentre gli over 65 il 2%. Gli anziani hanno avuto maggiori difficoltà a fare domanda, hanno meno dimestichezza con i computer. Le procedure richiedevano che la persona avesse un android, dei telefoni abbastanza complicati per un anziano.
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— Per i bambini bisogna fare un’ulteriore richiesta. Anche questo fattore ha determinato un po’di confusione e molte famiglie non hanno tenuto conto di questa regola, giusto?
Esattamente. Questo rappresenterà un grande problema. La comunità italiana di Londra è molto varia. Abbiamo italiani che sono venuti direttamente dall’Italia, italiani che sono venuti negli anni ’50 e ’60, ma anche italiani venuti negli anni ’80 e ’90. Le iscrizioni all’AIRE sono aumentate del doppio in 3 anni. Abbiamo un’immigrazione che attraverso gli anni fino ad oggi non è mai scesa. Ci sono anziani e giovani.
Come Comites stiamo facendo uno studio particolare che dovrebbe essere pubblicato fra due mesi sulla composizione della collettività italiana a Londra. Vi sono italiani nati in Bangladesh, che sono andati a vivere in Italia, ma poi si sono trasferiti qui. Parliamo di 12 mila italiani che hanno seguito questo percorso. Poi ci sono i brasiliani-italiani, sono 30 mila. Inoltre abbiamo i portoghesi. È una collettività abbastanza complessa.
Specialmente gli italiani bangladesi hanno delle famiglie abbastanza numerose con bambini piccoli. Queste famiglie avevano la percezione che la domanda del settlement fosse soltanto per gli adulti e non per i figli. In Italia solo il capofamiglia faceva la domanda, man mano crescendo i figli facevano in seguito la domanda da soli. Questa cosa si è ripetuta anche qui in Gran Bretagna, molte famiglie hanno fatto la richiesta solo per la madre e il padre senza pensare ai bambini. Queste famiglie avranno qualche difficoltà adesso, ma spero che l’Home Office esaminerà questi casi con un occhio favorevole.
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— Che cosa succederà agli italiani che per diverse ragioni non otterranno il “settled status”? Quali diritti si perdono?
Gli italiani venuti a vivere qui prima del ’73, l’anno in cui la Gran Bretagna è entrata nell’allora Trattato Comune, hanno ricevuto dall’Home Office l’Indefinite Leave to Remain, il permesso di soggiorno a tempo indeterminato. Queste persone anche se non hanno fatto la domanda per il settlement possono dimostrare di avere il diritto al permesso di residenza dalla legislazione nazionale britannica.
Le amministrazioni che regolano i diritti maturati sono diverse: c’è l’ospedale per quanto riguarda la salute, c’è il comune per quel riguarda i diritti locali, poi vi è l’istituto delle pensioni. Se si trova un addetto un po’più pignolo allora c’è il rischio di un interrogatorio di quarto grado. Per queste persone comunque non dovrebbero esserci problemi.
La situazione è diversa per chi è arrivato dopo il ’73: chi è nato prima dell’88 in Gran Bretagna da genitori con il permesso di soggiorno può dimostrare di essere cittadino britannico. Chi ha solo la cittadinanza italiana potrebbe essere dichiarato “non legalmente residente” in Gran Bretagna. Questo significa che gli vengono negati tutti i diritti. Queste persone potrebbero essere anche deportate. Come Comites l’abbiamo veramente detto ai quattro venti, abbiamo organizzato tantissimi incontri prima della pandemia nelle località con una importante presenza italiana con l’obiettivo di avvisare le persone.
Ci sono alcuni ospedali che quando vedono un nome straniero chiedono di dimostrare il possesso di un permesso di residenza indeterminato. Se la risposta è negativa il paziente può essere rifiutato o si ritrova costretto a pagare il servizio.
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— Quanti potrebbero essere gli italiani che non hanno ancora fatto la richiesta? Lei ha dei numeri?
È molto difficile quantificarli. A dicembre abbiamo mandato 41 mila lettere ai residenti più anziani, quel 2% di cui parlavo prima. Abbiamo ricevuto telefonate a non finire a partire da Natale fino a questo mercoledì. A maggio le domande ricevute erano 522 mila, ma gli iscritti all’AIRE sono 442 mila, c’è una differenza di quasi 80 mila italiani residenti nella circoscrizione di Londra che hanno fatto domanda per il settlement, ma non sono iscritti all’AIRE. La consistenza numerica degli italiani residenti a Londra non la sappiamo. Stiamo facendo una serie di studi proprio per capire le varie comunità che compongono la collettività italiana nella circoscrizione di Londra. Secondo me in Gran Bretagna gli italiani superano il milione se contiamo le prime, seconde, terze e quarte generazioni. Sappiamo già che ci saranno dei problemi, dobbiamo essere preparati.
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