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Il Giappone non ha imparato nulla da Fukushima: il mondo trema

© AFP 2021 / Behrouz Mehri Operai di fronte alla centrale elettrica nucleare di Fukushima, Giappone
Operai di fronte alla centrale elettrica nucleare di Fukushima, Giappone - Sputnik Italia, 1920, 02.07.2021
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Di recente in Giappone si è verificato un evento cardine che, da un lato, ha fatto sussultare gli ambientalisti di tutto il mondo e, dall’altro, ha confermato quanto siano insostituibili le forme di energia tradizionali. Ma andiamo con ordine.
Nella prefettura di Fukui dopo circa 10 anni di inattività è stato riavviato il terzo reattore della centrale nucleare di Mihama. Potrebbe sembrare un evento di ordinaria routine, ma appare così soltanto se non si conoscono i retroscena.

Infatti, il reattore riattivato è uno dei più datati non solo del Giappone, ma del mondo. L’avviamento ufficiale del terzo reattore della centrale nucleare di Mihama con generatore americano PWR si tenne nel dicembre del 1976, dunque oggi questo complesso dispositivo ad elevata rischiosità ha oltrepassato la soglia di 44 anni. È di fatto un record tra le centrali nucleari attualmente in attività: a superare la giapponese è soltanto la centrale svizzera di Beznau il cui reattore Westinghouse è in continua attività dal 1972.

La storia della centrale di Mihama è alquanto interessante. I suoi primi due reattori furono realizzati ed avviati nel 1970 e nel 1972 rispettivamente. Un elemento degno di nota: ciascun reattore costruito dopo un altro presenta una potenza maggiore del precedente. La potenza del primo reattore era di 340 MW, del secondo 500, mentre il terzo ha una potenza di oltre 820 MW. La Mihama, così come le altre centrali analoghe, fu costruita durante il cosiddetto boom del nucleare. Questo consentì al Giappone di migliorare sensibilmente le proprie infrastrutture energetiche e creò i presupposti per un salto di qualità grazie al quale ancora oggi il Giappone è a diritto considerato una delle nazioni più sviluppate dal punto di vista tecnico e tecnologico. Si noti altresì che altre 3 delle 10 più potenti centrali nucleari al mondo (Fukushima, Kashiwazaki-Kariwa, Oi) si trovano nel Paese del Sol Levante.
La tragedia nucleare di Fukushima - Sputnik Italia, 1920, 11.03.2021
La tragedia nucleare di Fukushima
Mihama, così come la sua vicina centrale Oi, garantisce l’approvvigionamento energetico all’immenso distretto produttivo dislocato nella regione di Osaka il cui PIL è paragonabile a quello di nazioni intere come il Messico. Dunque, senza esagerare è possibile affermare che l’energia nucleare è una delle principali componenti non soltanto del progresso tecnico, ma anche del benessere nazionale del Giappone.
A questo proposito si è espresso Tatsujiro Suzuki, ex-presidente della Commissione per l’energia nucleare in seno al Consiglio dei ministri giapponese. Suzuki ritiene che il nuovo avviamento del reattore sia una catastrofe di proporzioni globali. E Suzuki ha le sue ragioni per rilasciare tali dichiarazioni.
Nel suo periodo di attività la Mihama è stata più volte soggetta a incidenti e malfunzionamenti. Ad esempio, nel 1991 nel secondo reattore si è rotto uno dei tubi del generatore di vapore. Questo innescò l’avviamento del sistema di emergenza per il raffreddamento del reattore. In esito all’incidente si registrò una fuoriuscita di radiazioni.
Nel 2004 nel terzo reattore, oggetto dei fatti odierni, l’acqua calda e il vapore che fuoriuscivano da un tubo rotto uccisero 5 lavoratori e ne ferirono altri 6. La commissione preposta ad indagare sulle cause degli incidenti stabilì che la società di gestione Kansai Electric Power avesse effettuato controlli unicamente sulla composizione dell’acqua, ma che le tubature del reattore non venissero controllate da anni. L’attività del reattore fu dunque interrotta per riprendere poi nel 2007. Rimase operativo per 4 anni fino all’incidente di Fukushima, dopo il quale il reattore fu liquidato.
An aerial view shows the storage tanks for treated water at the tsunami-crippled Fukushima Daiichi nuclear power plant in Okuma town, Fukushima prefecture, Japan February 13, 2021, in this photo taken by Kyodo. - Sputnik Italia, 1920, 15.04.2021
È pericoloso smaltire l’acqua della centrale nucleare Fukushima-1?
La Kansai Eletric ammise di aver ricevuto tangenti e altri beni dall’amministrazione di una delle città dove era dislocata la centrale.
Le autorità cittadine in questo modo tentarono di fare pressioni sulle istituzioni loro superiori le quali avrebbero dovuto decidere le sorti della centrale elettrica. Il desiderio delle autorità cittadine era quello di impedire la chiusura della centrale per non perdere una fonte di finanziamento del bilancio cittadino e posti di lavoro per la popolazione. La scoperta di questo giro di tangenti scatenò uno scandalo mediatico importante. Tuttavia, Kansai Electric affermò di aver condotto un’attenta indagine interna e che niente di simile si sarebbe ripetuto.
Ed eccoci alle porte di questa calda estate dell’irrequieto 2021. I Paesi del mondo stanno portando avanti le campagne di vaccinazione di massa per superare ad ogni costo la crisi causata dalla pandemia e dalle perduranti serrate. I livelli di produzione stanno tornando ai parametri pre-crisi, il che ha provocato un aumento dei consumi di energia elettrica. A catena questo è accompagnato da un incremento della domanda di energia. Questo ha fatto sì che il prezzo del gas naturale in Europa sia arrivato a 400 dollari per 1.000 m3 e, se l’afa anomala non se ne andrà, è plausibile supporre che i prezzi potrebbero aumentare.
Ma Germania, Olanda e Polonia stanno mettendo in salvo la propria produzione comprando sempre più carbone, il che sarebbe molto più complesso per un Paese insulare come il Giappone. Non sorprende dunque che soltanto nel 2020 gli alti funzionari del Ministero dell’Economia giapponese si siano recati in visita per ben 50 volte nella prefettura di Fukui per sondare le opportunità di ri-avviamento del terzo reattore della centrale di Mihama. Al bilancio servono fondi, all’industria serve elettricità: entrambe le esigenze possono essere soddisfatte soltato superando la cosiddetta “sindrome di Fukushima”.
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Secondo le statistiche ufficiali, nel 2019 il nucleare nel bilancio energetico giapponese ha costituito soltanto il 3%. Oggi, però, è in corso una vera e propria corsa per aggiudicarsi ogni singolo MW: per questo il Giappone, poco ricco di risorse naturali, sta facendo l’unica cosa possibile, ossia rimettere in attività tutte le centrali possibili, anche le più “vecchie”.
Ciò che sta accadendo in Giappone dimostra chiaramente che quando si parla di green non è tutto oro ciò che luccica. Nazioni e governi sono ossessionati dalla necessità di transitare verso fonti di energia rinnovabili, ma non appena si presentano criticità di anche lieve natura, si smette di discutere e si torna alle soluzioni tradizionali.
Una cosa però è chiara: un conto è discutere del futuro delle rinnovabili in una sala conferenza ben illuminata e climatizzata, un altro è spiegare agli industriali il perché di questo rincaro dei KW/h.
L’economia di oggi è basata sugli idrocarburi e non sarà possibile invertire questa tendenza nel breve termine. E non si tratta nemmeno del fatto che le rinnovabili siano ancora meno produttive e applicabili rispetto ai loro corrispettivi “inquinanti”. La competizione con le nuove rinnovabili e la presenza di incidenti come quello di Fukushima inducono anche il settore delle energie tradizionali a svilupparsi. Le moderne caldaie ultrasupercritiche delle centrali a carbone presentano parametri di efficienza energetica superiori al 45%, mentre i nuovi sistemi di filtraggio consentono di trattenere la quasi totalità delle emissioni nocive. Di anno in anno crescono i volumi di forniture del gas naturale liquefatto. Nemmeno il petrolio rimane più tale e quale, ma è alla base di una complessa serie di lavorazioni senza i prodotti delle quali la nostra vita non sarebbe così confortevole.
Dobbiamo soltanto sperare che i giapponesi abbiano fatto tutte le considerazioni del caso e che si approcceranno all’avviamento della vecchia centrale nucleare di Mihama con tutta l’attenzione e la responsabilità del caso. Il nucleare è senza ombra di dubbio il nostro futuro ed è molto importante vincere nelle persone la paura scatenata dagli incidenti di Chernobyl e Fukushima. Questo sarà possibile soltanto evitando l’accadimento di nuovi incidenti.
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