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Transizione green, il ministro Cingolani avverte: "Potrebbe essere un bagno di sangue"

© AFP 2021 / Tiziana FabiEnrico Giovannini, Ministro Infrastrutture e Trasporti (a destra) e Roberto Cingolani, Ministro per la Transizione ecologica (a sinistra)
Enrico Giovannini, Ministro Infrastrutture e Trasporti (a destra) e Roberto Cingolani, Ministro per la Transizione ecologica (a sinistra) - Sputnik Italia, 1920, 01.07.2021
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Lo ha detto il ministro della Transizione Ecologica in un'intervista a La Stampa. E sul raggiungimento degli obiettivi dice: "L'Europa ci dovrà dare una mano".
L’obiettivo è arrivare a “zero emissioni” entro il 2050. Ma il percorso per raggiungerlo potrebbe non essere tutto in discesa. Lo ha affermato in un’intervista a La Stampa il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani.
Passare ad un’economia green e sostenibile, dice il ministro, “ha dei costi”. Per questo, ha ribadito nel colloquio con Paolo Griseri, potrebbe essere “un bagno di sangue”.
Una frase forte, pronunciata già in passato da Cingolani in un confronto con il garante del M5S, Beppe Grillo, e citata dallo stesso comico genovese durante la riunione della scorsa settimana con i parlamentari grillini alla Camera, attaccando l’operato del capo del dicastero.
“Le critiche sono utili, sicuramente avrò fatto scelte non andate in una certa direzione e altre all'opposto. Non ho un partito alle spalle, sto cercando di interpretare il mio servizio in modo che sia utile al Paese”, replica oggi tramite le colonne del quotidiano torinese.
Il tecnico voluto da Draghi a guidare il ministero che si occupa di progettare la svolta sostenibile del Paese chiarisce anche come “per cambiare il nostro sistema e ridurre il suo impatto ambientale bisogna fare cambiamenti radicali che hanno un prezzo”. “Di conseguenza – annuncia - dovremo far pagare molto la C02 con conseguenze, ad esempio sulla bolletta elettrica".
Il target delle emissioni zero, ha poi spiegato, passa innanzitutto dalla realizzazione dei progetti finanziati dal Recovery Plan entro il 2026. “Se li spenderemo male o non li spenderemo, perderemo la competizione con gli altri Paesi”, dice parlando dei fondi messi a disposizione dall’Europa.
Energie rinnovabili - Sputnik Italia, 1920, 15.02.2021
Il ministero della transizione ecologica? Ecco a cosa servirà
Il governo, fa sapere ancora il ministro, è al lavoro su “mobilità sostenibile”, sulla transizione verde di “infrastrutture e di sistemi produttivi”, sul raggiungimento dell’autosufficienza nella “produzione delle batterie” con la costruzione di una “gigafactory”, magari proprio nell’area di Torino, per venire incontro ai grandi gruppi come Stellantis.
E ancora il passaggio dalla mobilità su gomma al “traffico su ferro”, con “investimenti sull'alta velocità” e la conversione delle grandi acciaierie, come l’Ilva.
La buona riuscita di queste operazioni, però, sottolinea Cingolani, dipende anche dall’Europa: “Ci dovrà dare una mano perché se noi produciamo un acciaio buonissimo, verde, che costa di più, e poi qualche altro Paese lontano ci vende acciaio non verde a basso costo, bisogna compensare”.
“È un problema di geopolitica e di accordi internazionali. - spiega ancora il ministro - Il problema non è solo se noi raggiungiamo l'obiettivo della transizione energetica e ambientale. Il problema è se ci riusciamo tutti insieme”.
L’Italia deve impegnarsi a fare la propria parte ma, ha concluso, è “Il resto dell'inquinamento viene da altri paesi e altri continenti. Se non riusciremo a convincerli, a impegnarsi anche loro, anche i nostri obiettivi saranno a rischio”.
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