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Prof. Meluzzi, ritorno alla normalità: “Bisognerà far lo sforzo di tornare meglio di prima”

© Sputnik . Tatyana Volobueva / Vai alla galleria fotograficaGli italiani passeggiano per un parco a Milano dopo l'l'allentamento delle misure anti-Covidлана
Gli italiani passeggiano per un parco a Milano dopo l'l'allentamento delle misure anti-Covidлана - Sputnik Italia, 1920, 01.07.2021
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Nonostante l’Italia sia ora in zona bianca molti italiani usano ancora la mascherina all’aperto e temono di recarsi in vacanza senza aver completato il ciclo vaccinale. Nelle abitudini quotidiane la normalità stenta a ritornare.
Secondo l’ultima ordinanza del Ministero della Salute: da lunedì 28 giugno all’aperto è decaduto l’obbligo dell’uso di “dispositivi di protezione delle vie respiratorie”; pertanto pare strano osservare quante persone di tutte le fasce d’età vadano in giro, seppur coi dovuti distanziamenti, indossando sempre la mascherina.
Secondo un’indagine Coldiretti/Ixe’: “Non abbandoneranno la mascherina durante l’estate più di otto italiani su dieci (82%)”, dalla stessa indagine si evince inoltre che: “Solo il 23% di italiani preferisce rimandare il vaccino pur di godersi le ferie, mentre il restante 8% è indeciso”.
L’indagine fotografa un’Italia ancora molto intimorita dalla pandemia: eccesso di cautela? Terrore di ammalarsi? Oppure l’abitudine alle restrizioni che pian piano è diventata una specie di normalità?
Per comprendere maggiormente questo fenomeno e per valutare quanto le disposizioni predisposte da oltre un anno per contrastare la pandemia abbiano influito sui comportamenti delle persone, Sputnik Italia ha contattato il professor Alessandro Meluzzi, psichiatra e criminologo.
© Foto : Alessandro MeluzziAlessandro Meluzzi
Alessandro Meluzzi - Sputnik Italia, 1920, 01.07.2021
Alessandro Meluzzi
- Da lunedì siamo in zona bianca, avrebbe dovuto essere un momento atteso e di liberazione, ma si vedono ancora molte persone muoversi all’aperto con le mascherine sul volto. Professore, come può spiegare questo fenomeno?
- Io credo ci sia un condizionamento molto profondo basato su tre fattori: il primo è la paura, il secondo è il conformismo e il terzo è un atteggiamento di natura depressiva.
La paura è stata talmente conculcata, talmente radicata e talmente diffusa da rendere quasi impossibile sradicarla.
Il conformismo, che ha come effetto l’adesione ad uno stile di vita da “gregge”, quindi di un’egregora: come quando i lemming decidono di buttarsi in gruppo nel dirupo e chi cerca di allontanarsi dal branco viene considerato pazzo, oppure come quando i capodogli decidono di spiaggiarsi.
L’ultimo fattore è la depressione: ci hanno talmente privato della gioia di vivere, talmente privato delle relazioni che nessuno desidera, in fondo, davvero tornare a vivere.

Effetto sui comportamenti

Quanto le misure anti-Covid adottate da oltre un anno: coprifuoco, chiusure, confinamento a casa, distanziamento, mascherine, dad per gli studenti e smart working per alcuni lavoratori ecc. possono aver cambiato i comportamenti sociali e individuali delle persone?
Hanno cambiato moltissimo i comportamenti. Intanto hanno distrutto intere categorie, hanno distrutto interi lavori, hanno distrutto intere comunità umane, intere comunità educative, se pensiamo alla scuola. Hanno pure distrutto relazioni umane, interpersonali.. Credo quindi sarà difficile ricostruire su queste macerie. Ciò detto bisognerà anche accettare l’idea che si dovrà ripartire senza radicarsi in quella strategia che viene dall’esterno, strategia diabolica, secondo me, del New World Order e del Great Reset che grida ai quattro venti che nulla potrà mai tornare come prima. Se anche tornare come prima sarà difficile, bisognerà far lo sforzo di tornare meglio di prima: più liberi, più autonomi, più anticonformisti e non ghettizzati, microchippati ridotti a dati algoritmici e privati di ogni gioia di vivere.
Cittadini in mascherine sulla piazza San Carlo a Torino - Sputnik Italia, 1920, 28.06.2021
Covid, da oggi niente più obbligo di mascherina all'aperto nelle zone bianche
Da un punto di vista psicologico quali saranno le conseguenze sugli adulti e sulle fasce più giovani?
Credo che sugli adulti, tranne quelli in possesso di difese psicologiche adeguate, come pure di livelli di coscienza e di cultura adeguati, sarà quello di rimanere probabilmente in una posizione di chiusura difensiva per lungo tempo.
Nei giovani ci saranno due condotte: quella trasgressiva immediata stile “Maiorca” o stile “Ibiza”, oppure quella dei giovani in ritiro e chiusura sociale incapaci persino a stabilire rapporti interumani e di avere relazioni affettive, sessuali, emotive, perciò una castrazione collettiva di gruppo.
Queste conseguenze potranno anche assumere manifestazioni da un punto di vista criminologico?
Le hanno già assunte: nella crisi dei rapporti familiari, nell’aumento dei femminicidi, dei suicidi, delle relazioni violente intrafamiliari, anche nella inabitabilità delle città lacerate tra una comunità di autoctoni sempre più rinchiusa e sempre più in difensiva e un’orda di migranti fuori controllo che presidiano ormai le strade i giardinetti.. Loro, al di fuori di ogni regola.

La percezione della pandemia

Siamo passati da “andrà tutto bene e abbiamo visto che così bene poi non è andata, al “vaccino per andare in vacanza”. Secondo Lei, in Italia, la maggior parte delle persone ha avuto percezione di ciò che stava e sta accadendo?
Credo assolutamente di no! Perché le tecniche di convincimento di massa hanno prevalso. L’“andrà tutto bene” era un mantra che doveva costringere le persone all’obbedienza. Quando la gente cantava sui balconi nell’idea di una coralità, invece preludeva soltanto a una persuasione di massa.
Il vaccino è diventato poi una specie di rito sacrificale, di battesimo sacramentale del tutto irrazionale che deve però essere associato all’idea che è l’unico gioco e l’unica porta per poter tornare in un qualche modo come prima, senza che le persone arrivino necessariamente a porsi domande: su cos’è? come funziona? se è o non è un vaccino? Poiché non è un vaccino ma un siero sperimentale, anzi in tal caso chi contrario al suo impiego dovrebbe venir chiamato non “no vax” ma semmai “no s.s.o” (no siero sperimentale obbligatorio) perché di tale si tratta.
In ultima analisi, perché è stato così facile convincere gli italiani?
Direi che in Italia sono state varate politiche vaccinali d’avanguardia, tra l’altro sottoscritte in maniera scellerata dalla allora ministro della Sanità Lorenzin e da Renzi in un accordo sottoscritto anche da Obama, che facevano dell’Italia un paese sperimentale per le politiche vaccinali planetarie. Non a caso sono stati scelti Israele e l’Italia.
Israele perché è una “caserma” quindi con problemi di sicurezza interna che lo militarizzano e l’Italia perché è un “gregge”. Un “gregge”, come diceva Manzoni nell’Adelchi “d’un volgo disperso che nome non ha”, aduso al conformismo di “o Franza o Spagna, purché se magna” e ad un’obbedienza acritica verso l’autorità anche se irrazionale. Andava scelto un popolo più docile dei francesi, meno riflessivo dei tedeschi, meno surreale degli anglosassoni, meno libertario degli svedesi. Pertanto l’Italia, come grande paese europeo destinato a questa sperimentazione di massa, ha funzionato perfettamente.
Sull’esito di questa pandemia, cosa ci aspetta? Secondo Lei se ne intravede l’uscita?
No! Questa pandemia è un sistema di governo instaurato e credo che durerà almeno fino a che non si esaurirà, se si guardano i documenti di chi ha gestito questa fase: l’agenda 2030 è preparata da un’agenda Covid che va dal 2020 al 2025. Perciò almeno fino a dopo le elezioni americane delle prossime presidenziali. A livello perlomeno del mondo occidentale le politiche attualmente in atto, in quello che io ho definito in un mio libro “Infinita pandemia”, non cambieranno.
L'opinione dell'autore potrebbe non coincidere con la posizione della redazione.
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