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Peste nera, alla ricerca del ‘paziente zero’: Rinvenuta in Lettonia la vittima più antica

CC0 / Unsplash / Peste nera
Peste nera - Sputnik Italia, 1920, 30.06.2021
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Scienziati dell'Università di Kiel, in Germania, hanno scoperto quello che è stato soprannominato, pur se impropriamente, il ‘paziente zero’ della peste nera, il terribile morbo che si stima abbia ucciso fino a metà della popolazione europea tra il 1347 e il 1351. Lo studio dei resti antichi 5mila anni, ha rivelato dei particolari inquietanti.
Secondo i risultati dello studio, pubblicato questa settimana nella rivista Cell Reports, il ceppo più antico di peste bubbonica sarebbe stato rinvenuto nei resti di un giovane che visse circa 5mila anni fa nell'attuale Lettonia.
La peste è una malattia infettiva di origine batterica causata dal bacillo Yersinia pestis. È una zoonosi, cioè una malattia trasmessa dagli animali all’uomo, ma che può essere trasmessa anche da uomo a uomo.
Il suo bacino è costituito da varie specie di roditori e il principale vettore attraverso il quale arriva all’uomo è la pulce dei ratti, la Xenopsylla cheopis.
Secondo vari studi si presume che la peste inizialmente colpisse solo i roditori, ma che poi una mutazione la rese capace di aggredire anche l’uomo, veicolata dalla Xenopsylla.
Al fine di studiare l’evoluzione del morbo che uccise si stima almeno 20 milioni di persone, i ricercatori hanno deciso di provare a ricostruire e sequenziare il genoma Yersinia pestis che era stato rinvenuto in un cacciatore-pescatore-raccoglitore morto tra i 20 e 30 anni e rinvenuto a Riņņukalns, in Lettonia, datato tra i 5000 e 5.300 anni fa.
Con stupore degli scienziati, l’indagine ha rivelato che l’uomo era stato infettato sì dalla peste, ma da un ceppo più antico che presentava diversità con quello noto e che fece tante vittime.
"La cosa più sorprendente è che possiamo sostenere che la comparsa della Y. pestis è di 2000 anni più antica rispetto a quanto suggerito dagli studi precedentemente pubblicati", ha affermato Ben Krause-Kyora, capo del laboratorio del DNA e autore principale dello studio, il quale sostiene che la malattia abbia iniziato a infettare l’uomo circa 7mila anni fa, quando l'agricoltura iniziò a evolversi in Europa
Cosa non meno sorprendente, ma anche per certi versi inquietante, è che la scoperta suggerisce che l'antico ceppo di peste bubbonica fosse meno contagioso e virulento rispetto a quello che uccise milioni di persone in Europa e in Asia. Generalmente si ritiene che i patogeni mutino per adattarsi all’ospite, non avendo questi alcun interesse ad ucciderlo, dato che uccidendolo si ridurrebbero da soli le possibilità di veicolarsi ulteriormente. Questo studio tuttavia sembra indicare che in alcuni casi le mutazioni dei patogeni possano avere carattere tutt’altro che compiacente rispetto agli interessi dell’ospite.
La peste nera - Sputnik Italia, 1920, 24.06.2021
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