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Al G20 dei ministri degli Esteri a Matera è scontro a distanza sui vaccini

© AFP 2021 / Alberto PizzoliG20, a Matera la riunione dei ministri degli Affari esteri e dello Sviluppo
G20, a Matera la riunione dei ministri degli Affari esteri e dello Sviluppo  - Sputnik Italia, 1920, 30.06.2021
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Gli Usa chiedono una distribuzione "più equa" ma Pechino attacca: "Evitare restrizioni all'esportazione". E il ministro degli Esteri tedesco accusa Russia e Cina: "Usano i vaccini per i loro interessi".
L’obiettivo dei leader è rilanciare la cooperazione multilaterale per fronteggiare le sfide globali, come quella della pandemia. Ma si è parlato anche di Africa, ambiente, sostenibilità e sicurezza alimentare alla riunione dei ministri degli Esteri del G20 andata in scena martedì a Matera, in Basilicata.
È la prima volta da almeno due anni che i capi delle diplomazie delle 20 maggiori economie del mondo si incontrano in presenza. Anche se qualcuno, come il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, ha deciso di collegarsi in videoconferenza.
Un segnale ben preciso, per qualche commentatore, visto che i rapporti tra Pechino e Washington non accennano a distendersi. Già alla riunione dei leader del G7 in Cornovaglia la linea dettata dal presidente Biden aveva fatto discutere, con Pechino che aveva parlato di “interferenze negli affari interni cinesi”, e aveva bollato il club come “una cricca di potere che semina divisione”.
Luigi Di Maio ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale - Sputnik Italia, 1920, 29.06.2021
G20, al via a Matera il summit dei ministri degli Esteri e dello Sviluppo
Sarà un caso, quindi, ma proprio lunedì, nel giorno dell’apertura del summit, Vladimir Putin e Xi Jinping hanno rinnovato il patto di cooperazione tra Mosca e Pechino, presentandolo come “modello di cooperazione interstatale del XXI secolo”. E anche il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha delegato il suo vice, Aleksander Pankin, facendo registrare un'assenza di peso.
Uno dei temi di scontro è stato proprio quello dei vaccini. Il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, ha chiesto una distribuzione “più equa”, mentre Wang Yi, come riferisce l’Agi, ha lanciato una stoccata agli Usa chiedendo che "i Paesi che possono fornire vaccini anti Covid devono evitare restrizioni all'esportazione o un eccessivo accumulo di dosi e dare un contributo per eliminare il 'divario di immunizzazione’".
Il ministro cinese ha poi fatto sapere che da Pechino sono già partiti oltre 450 milioni di dosi per almeno cento Paesi del mondo. Il “multilateralismo” all’Occidentale, ha poi attaccato il capo della diplomazia cinese, “non è uno slogan altisonante e tantomeno può essere uno strumento per l'attuazione di azioni unilaterali". L’appello, quindi, è ad “unirsi nell'apertura e nell'inclusione e di opporsi alla chiusura e all'esclusività".

Ad attaccare Russia e Cina sulla “diplomazia vaccinale” prima dell’inizio dei lavori, come si legge sul Corriere della Sera, era stato il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas. Mosca e Pechino, ha detto, puntano ad “ottenere vantaggi geostrategici di breve termine” anziché perseguire la salvaguardia della salute pubblica.

Il vice ministro russo Pankin, invece, ha accusato l’Ema e l’Oms di tergiversare sulla registrazione dello Sputnik V. “Stiamo cercando di ottenere la registrazione ma questa procedura è stata ritardata”, ha fatto presente il vice di Lavrov, citato dall’Agenzia Nova.
“Non sappiamo se questo intento è voluto ma stiamo facendo tutto ciò che è in nostro potere, fornendo accesso e documenti”, ha specificato il diplomatico russo. “Vorrei sperare – ha concluso - che prima o poi, sarà adeguatamente certificato in modo da poter fornire il nostro vaccino senza preoccuparci delle restrizioni di alcuni Paesi dovute alla mancanza di certificazione”.
Anche il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha parlato di multilateralismo, sottolineando come l’Italia sostenga “un ordine internazionale basato sulle regole, con le Nazioni Unite al centro".
“La pandemia – ha rimarcato ancora Di Maio - ha messo in luce il bisogno di una risposta internazionale per le emergenze che travalicano i confini regionali”. Ma le distanze tra i grandi leader mondiali sembrano essere ancora difficili da colmare.
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