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La geopolitica dei vaccini. Esce il nuovo libro sulla guerra sanitaria

© REUTERS / DADO RUVICFiale con vaccini anti-COVID Pfizer ed AstraZeneca
Fiale con vaccini anti-COVID Pfizer ed AstraZeneca - Sputnik Italia, 1920, 29.06.2021
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La nuova partita di geopolitica si gioca sullo scacchiere della salute!
Il vaccino per sconfiggere il Sars-CoV-2 è un affare troppo importante per restare confinato nell'ambito sanitario. Il motivo è semplice: il governo che per primo disporrà dell'arma definitiva contro il Covid potrà incrementare a dismisura il proprio potere geopolitico in tutto il mondo.
Test di riempimento e confezionamento per la produzione e fornitura su larga scala del candidato vaccino COVID-19 dell'Università di Oxford, AZD1222, condotti su una linea di riempimento asettico di fiale ad alte prestazioni l'11 settembre 2020 presso il Stabilimento di produzione biologica italiana della multinazionale Catalent ad Anagni, a sud-est di Roma - Sputnik Italia, 1920, 23.02.2021
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"Sviluppare un vaccino efficace, efficiente e funzionale alla causa globale offre alle varie potenze politiche planetarie l'occasione di accrescere il proprio soft power e, parallelamente, rimescolare i loro rapporti di forza con il resto del mondo", - scrive Federico Giuliani nel suo nuovo libro “Geopolitica dei vaccini. La sfida del secolo?” (La Vela, 2021). Ed è proprio questo il punto: chi riuscirà a primeggiare nel mercato dei vaccini si imporrà - o si confermerà - sulla scena politica globale. In ballo non c'è solamente la nostra salute. Ma anche - e soprattutto - il mondo di domani. La guerra è già iniziata…
Come funziona la geopolitica del vaccino? Quanto durerà la nuova guerra sanitaria? Il mondo post-Covid sarà diverso da quello conosciuto fin qui? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Federico Giuliani, giornalista e autore del saggio “Geopolitica dei vaccini. La sfida del secolo?”.
© Foto : Federico GiulianiIl libro “Geopolitica dei vaccini. La sfida del secolo?” di Federico Giuliani
Il libro “Geopolitica dei vaccini. La sfida del secolo?” di Federico Giuliani - Sputnik Italia, 1920, 29.06.2021
Il libro “Geopolitica dei vaccini. La sfida del secolo?” di Federico Giuliani
— Federico, cosa Le ha spinto ad approfondire questo argomento così complicato ma al tempo stesso molto interessante?
— Ho affrontato questo tema dal punto di vista geopolitico, cercando di analizzare le dinamiche di politica internazionale alla base della diffusione e della distribuzione dei vaccini anti-Covid nel mondo. Fin da subito è apparso evidente come la realizzazione dei suddetti vaccini non fosse soltanto un affare scientifico e sanitario. Del resto, sviluppare un vaccino efficace e funzionale alla causa globale era - ed è tutt'ora – un'occasione che offre alle potenze planetarie la chance di rimescolare i loro rapporti diplomatici (e non solo) con il resto del pianeta.
Il punto è che, quando parliamo di vaccino anti-Covid, troppo spesso concentriamo la nostra attenzione esclusivamente all'ambito sanitario. Dietro c'è un altro mondo: quello legato alla geopolitica, al soft power, alla volontà di primeggiare sulla scena globale mediante “l'arma” del vaccino. Perché, se ci troviamo nel bel mezzo della peggiore pandemia globale degli ultimi decenni, alcuni vaccini sono stati subito gettati nella mischia mentre ad altri sono stati imposti limiti o addirittura blocchi? E ancora: perché, se i vaccini sono l'unico strumento per sconfiggere il Sars-CoV-2, l'opinione pubblica continua a guardare con diffidenza ad alcuni vaccini – come quello russo, quelli cinesi e AstraZeneca – mentre ne “mitizza” altri? C'entra soltanto la scienza, e quindi l'affidabilità o meno di questi vaccini, oppure c'è dell'altro?
— Questo saggio è il frutto del giornalismo di inchiesta? Su quali fonti si basa il Suo studio?
— È stato un lavoro piuttosto lungo, che ho tuttavia cercato di condensare in poche pagine affinché uscisse fuori una lettura agile e facile per un pubblico il più generalista possibile. Per ricostruire le vicende affrontate nel libro ho utilizzato fonti istituzionali, notizie pubblicate da quotidiani internazionali e i suggerimenti di vari esperti. Tutti i riferimenti del caso sono riportati, passo dopo passo, nelle note inserite all'interno del testo.
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— Perché, a Suo avviso, attorno alla produzione ma soprattutto alla distribuzione dei vaccini si sta giocando una battaglia geopolitica planetaria, una “nuova guerra fredda”? Quali obiettivi vogliono raggiungere gli attori principali?
— La “guerra dei vaccini”, se così può essere definita, è una battaglia che chiama in causa soltanto le principali potenze internazionali. Dovessimo immaginare una griglia di partenza, in prima fila troviamo Stati Uniti e Cina, mentre la Russia arriva subito poco dopo. In seconda fila inserirei Unione europea e India, anche se entrambe sembrerebbero aver ormai perso smalto e vigore rispetto ai primi trionfali annunci. Tutti questi attori hanno provato a puntare sui vaccini anti Covid per espandere la loro influenza in campo internazionale.
Il motivo è semplice: il governo che per primo disporrà dell'arma definitiva contro il Covid potrà incrementare a dismisura il proprio potere geopolitico in tutto il mondo. La guerra è ancora aperta. A mio avviso può essere considerata un'appendice della nuova guerra fredda in corso. Non a caso la distribuzione dei vaccini dà l'impressione di seguire la suddivisione del mondo in blocchi: quello occidentale e quello orientale. Qui sorge una domanda, la stessa fatta poc'anzi: se ci troviamo in una pandemia globale, con effetti nefasti per tutti, a cominciare dall'economia, perché non collaborare per sconfiggere un nemico comune anziché alimentare diffidenza reciproca anche in tema di vaccini?
— Ci sono i cosiddetti vaccini “occidentali” registrati negli Stati Uniti e nell’Ue e dall’altro canto c’è il siero russo Sputnik V e i vaccini cinesi. La distribuzione dei vaccini segue la politica estera? Come la strategia scelta da Washington e Bruxelles è diversa da quella che sta portando avanti Pechino e Mosca?
— Anche se i governi non lo ammetteranno mai, a mio avviso sì: la distribuzione dei vaccini sembra seguire certe dinamiche di politica estera. L'idea di distinguere i vaccini in “buoni” e “cattivi” in base al Paese che li ha realizzati è pericoloso per due motivi. Prima di tutto, così facendo, si alimentano nuove tensioni evitabilissime. Poi si rischia di vanificare la lotta contro la pandemia in nome dell'ideologia e di meri valori politici. L'assunto base secondo il quale soltanto le democrazie liberali occidentali siano in grado di fornire al mondo vaccini affidabili è deleteria. Se la Cina, la Russia, o chi per loro, sono in grado di offrire un vaccino altrettanto promettente, perché impedirne l'utilizzo e la distribuzione? Molti esperti puntano il dito contro la loro presunta inaffidabilità scientifica. Non ho competenze tali per disloquire sui vaccini dal punto di vista medico. Tuttavia, in base a quanto raccolto e ricostruito, è la stessa comunità scientifica ad essere spaccata a metà. Come si spiega, altrimenti, il fatto che moltissimi Paesi del mondo abbiano adottato vaccini russi e cinesi? Vogliamo per caso pensare che i medici ungheresi, serbi, cileni o emiratini siano degli incoscienti?
— A proposito del vaccino russo. Nel libro Lei scrive che “il siero sviluppato da Mosca ha un’efficacia comprovata pari al 91, 6%. E pensare che, fin dal suo annuncio, lo Sputnik era stato bersagliato da una fitta propaganda antirussa, al punto da esser stato considerato dannoso per la salute in base alla semplice antipatia provata da vari osservatori nei confronti di Vladimir Putin”. Basando su questa osservazione, Sputnik V potrebbe ancora ricevere un bel giorno la via libera dell’Ema?
— Difficile da dire, anche se possiamo ragionare su alcuni indizi. Se il via libera allo Sputnik non è arrivato nelle fasi più crude dell'emergenza sanitaria, mi sembra complicato che possa avvenire adesso che stanno per entrare sul mercato altri vaccini occidentali. Lo stesso discorso può essere fatto per i vaccini cinesi. La strada è in salita, anche a giudicare dalle ultime dichiarazioni provenienti dai palazzi di Bruxelles. A parole l'Unione europea sostiene di voler mantenere un'ampia varietà di vaccini, ma nei fatti questa scelta si è ridotta all'osso anche tra gli stessi vaccini occidentali, visti i recenti terremoti che hanno coinvolto AstraZeneca e Johnson & Johnson. Dal punto di vista sanitario, le autorità competenti devono ancora effettuare gli studi necessari per testare le capacità dello Sputnik.
— E perché del vaccino italiano non ce ne parla più? È “colpa” di Big pharma?
— Credo che il problema sia un altro. Il punto non è che non si stia più parlando del vaccino italiano. Semplicemente non ha avuto molto senso fare proclami vittoriosi tanti mesi fa, quando i processi di realizzazione del prodotto erano ancora in fase embrionale. Il risultato è stato pessimo dal punto di vista comunicativo. Gli studi sono ancora in corso, ci sono più vaccini in fase di sperimentazione. Senza ombra di dubbio, quando i vaccini italiani saranno pronti, sarà però difficile per loro rosicchiare fette di mercato ai già rodati Pfizer e Moderna.
— Alla fine del grande gioco ci saranno vincitori, che potranno incrementare il potere geopolitico, e vinti. Quali sono le Sue previsioni?
— Lo scenario è dinamico, e la battaglia durerà ancora diversi anni. Unione europea e India danno l'impressione di aver fallito l'occasione di “vincere” questa guerra di soft power. Il vaccino della Russia ha avuto un forte clamore mediatico, decine e decine di Paesi lo hanno approvato. Tuttavia Sputnik non è fin qui riuscito ad affermarsi in Europa come invece hanno fatto i vaccini americani.
La Cina, che ha differenza della Russia ha una potenza di fuoco commerciale maggiore, ha distribuito i suoi vaccini nel sud-est asiatico, in alcune parti dell'Africa e in America Latina. Ma anche Pechino ha trovato ostacoli insormontabili per entrare nel Vecchio Continente, fatta eccezione per alcune isole felici come Serbia e Ungheria. A meno di una recrudescenza della pandemia, e quindi della conseguente necessità di puntare su più vaccini per frenare la corsa del virus, dubito che i prodotti russi e cinesi possano trovare terreno fertile in Europa. Più plausibile immaginare un mondo diviso in blocchi anche per quanto concerne i vaccini. Gli Stati Uniti al momento possono contare su due vaccini apprezzati dagli esperti di Bruxelles: Pfizer e Moderna.
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