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“I comunisti mangiano i bambini”. Ecco la verità

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Comunismo - Sputnik Italia, 1920, 29.06.2021
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“I comunisti mangiano i bambini”, il video dove il consigliere di Mazara del Vallo si sfoga contro i comunisti è diventato virale, ma di certo non è la prima volta che si sente pronunciare questa frase. Una favola in cui, a quanto pare, ci crede ancora qualcuno. Da dove nasce questa leggenda?
Una delle invenzioni sicuramente meglio riuscite della propaganda anticomunista è quella dei comunisti che mangiano i bambini. Terribili fatti storici travisati, grandi bugie storiche e il risultato è pronto: una “favola” costruita ad hoc che in Italia nel secondo dopoguerra diventa incredibilmente vera.
Quando e come prende vita questa “favola” che si trasformerà in uno strumento politico? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito lo storico Stefano Pivato, autore del saggio “I comunisti mangiano i bambini. Storia di una leggenda” (Il Mulino).
— Professore Pivato, questa leggenda è tuttora viva?
Da un decennio a questa parte lo è un po’meno. Chi l’ha rinverdita è stato Berlusconi fra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2000, poi è andata scemando. Il fatto che torni oggi non deve destare meraviglia, perché noi stiamo transitando dall’Italia delle Madonne Pellegrine e delle Madonne piangenti degli anni ’50 al Paese di Vanna Marchi. Stiamo assistendo ad un degrado di tipo culturale e informativo spaventoso. Ovviamente scandalizza che qualcuno ancora oggi dica con quella foga – ho visto il video in questione – che i “comunisti mangiano i bambini”, però fa parte di tutto il processo di cui parlavo: dal segretario del Pd che proclama Barbara D’Urso leader politico al ministro che confessa di non aver mai letto un libro. Stiamo assistendo ad un degrado culturale spaventoso. Ci sta che tornino questi stereotipi, anzi queste scemenze, perché non sono nemmeno degli stereotipi.
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— Qual è la storia di questa leggenda? Come nasce questa frase?
La storia nasce fra gli anni ’20 e gli anni ’30 del 900 subito dopo la rivoluzione bolscevica, ma soprattutto dopo le grandi carestie, in particolare in Ucraina. Sono milioni e milioni i morti per fame, la gente allora mangia i propri simili. Attenzione, questi fatti di cannibalismo vengono travisati dagli immigrati che sono scappati dalla rivoluzione bolscevica e secondo i quali i comunisti mangiavano i bambini. In realtà si trattava di gente affamata che magari non sapeva neanche che c’era stata la rivoluzione d’ottobre.
La cosa di cui si parla poco è che nel corso del 900 e fino alla seconda guerra mondiale i casi di cannibalismo non sono accaduti solo in Unione Sovietica, sono successi nella ritirata delle truppe tedesche, fra i campi di prigionia di italiani, oppure se pensiamo alla prima guerra mondiale sono accaduti fra gli austriaci. Non sono i comunisti che mangiano i bambini, è gente affamata. Fra l’altro ci sono state anche bande di bambini che mangiavano gli adulti, la frase potrebbe essere rovesciata. È un problema di carestia, non c’entra assolutamente nulla il problema politico così come si è evoluto.
Negli anni ’90 Berlusconi provò ad applicare questo schema alla Cina, l’Italia con il governo Prodi di allora dovette chiedere scusa ufficialmente. Si tratta di una grossolanità della storia.
— Quando questa leggenda viene strumentalizzata e diventa un attacco politico?
Sostanzialmente durante la guerra fredda, circola negli ambienti dell’immigrazione politica e intellettuale. C’è un episodio che ci riporta al 1943 quando gli alleati sbarcano in Sicilia a Gela. La stampa della Repubblica Sociale Italiana inonda l’Italia di volantini e di manifesti in cui si dice che gli alleati sono sbarcati e aiutano i russi a prelevare i bambini dalle famiglie siciliane per caricarli su bastimenti e portarli a fare le cavie umane. Mai nessun bastimento russo o sovietico è arrivato in Italia, gli unici esperimenti che si facevano sui bambini erano quelli che venivano effettuati nei campi di sterminio nazisti. È una balla colossale che viene gonfiata.
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È una favola che terrorizza i bambini, soprattutto nel ’45 quando vengono avviati i treni della solidarietà con le cooperative del nord che ospitano i figli di famiglie indigenti. I bimbi temevano, visto il mito dell’Emilia rossa, di venire uccisi. Parliamo dell’Italia dei dialetti: sentire parlare il dialetto emiliano o sentire il russo era la stessa cosa per questi bimbi. Ci sono dei filmati molto belli con le testimonianze di questi bambini che raccontano come hanno pianto, come sono scappati la sera quando veniva acceso il fuoco nel camino. Le paure vennero ingigantite dalla guerra, tutto serviva per fare propaganda.
— Perché vengono messi al centro di questa propaganda i bambini?

Perché per la prima volta, in parte anche nella Prima Guerra mondiale, ma soprattutto nella Seconda Guerra Mondiale le vittime sono i civili, sono i bambini. Sono vittime sotto ai bombardamenti, sono vittime della fame. È un motivo che crea disagio, scandalo. Si aumenta allora la portata di questo disagio. Vengono bombardate da parte degli americani per errore scuole come quelle di Gorla (Milano) con 200 morti. Tutto questo crea sconcerto, c’era già la radio e queste notizie venivano date alla gente. Mettere al centro del dramma della Seconda Guerra mondiale i bambini ha lo scopo di creare un’avversione nei confronti delle truppe alleate.

— Questa leggenda attraversa i confini, ma proprio in Italia si radica maggiormente. Perché?
L’Italia è stata nel secondo dopoguerra il Paese che ha avuto il più grande, numericamente, partito comunista di tutto l’Occidente dopo quello dell’Unione Sovietica. Il pericolo comunista viene ingigantito dalla presenza del partito comunista. Le esperienze del movimento operaio in Europa prendono vita principalmente attraverso i partiti socialisti, in Italia no, si tratta del partito comunista. La leggenda serve per esagerare la propaganda.
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