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Emirati, generale Tricarico: base di Al Manhad non è ancora persa, ma solo con intervento di Draghi

© Sputnik . Vitaly BelousovAbu Dhabi, la capitale degli Emirati Arabi Uniti
Abu Dhabi, la capitale degli Emirati Arabi Uniti - Sputnik Italia, 1920, 29.06.2021
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Contattato da Sputnik Italia, l’ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare Leonardo Tricarico è pronto a scommettere che la base italiana di Al Manhad, negli Emirati arabi uniti, non sia ancora definitivamente persa, ma a condizione che sia il presidente del Consiglio Mario Draghi a tentare una ricomposizione con l’emiro.
Gli Emirati arabi uniti hanno ordinato a uomini e mezzi della Difesa italiana di lasciare entro il 2 luglio la base di Al Minhad. L’ordine è arrivato dall’emiro, il principe Mohammed Bin Zayed, in risposta al bando sugli armamenti decretato lo scorso gennaio dall’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte nei confronti di Emirati e Arabia saudita.
Contattato da Spuntik Italia, il generale Tricarico, ex consigliere militare dei presidenti del Consiglio Massimo D’Alema, Giuliano Amato e Silvio Berlusconi e oggi presidente della Fondazione Icsa, ha precisato che “tutta la componente operativa è già stata smantellata dalla base da giorni” per cui “nella sostanza ce ne siamo già andati”.
- Perché questa base è importante per l’Italia?
- Siamo negli Emirati da 19 anni: dal 2002 al 2015 siamo stati in un’altra base, Al Bateen, poi dal 2015 a oggi ad al Minhad. Abbiamo attivato questa base quando abbiamo cominciato ad avere i nostri contingenti in Afghanistan, nella guerra al terrorismo.
E’ una base, un hub di ingresso nei teatri operativi, come Afghanistan e Iraq.
Adesso dobbiamo trovare un’altra base nell’area, e qualunque altra situazione comporterà difficoltà maggiori, anche di costi ed energia per assicurare l’alimentazione dei teatri operativi dove ci sono i nostri soldati.
- Lei è stato consigliere militare dei presidenti D’Alema, Amato e Berlusconi. Cosa dovrebbe fare il governo?
- Per la mia esperienza negli Emirati, posso dire che è una monarchia, dove comanda una sola persona, per cui cercare di risolvere il problema a livello più basso è pura fantasia. L’emiro è l’unica persona che può prendere decisioni. Altra utopia è arrivare a lui da un rango più basso di quello del presidente del Consiglio. Non ci provi nessuno, perché l’irritazione di oggi dell’emiro è la goccia che ha fatto traboccare il vaso dopo un periodo di rapporti non proprio equi tra Italia ed Emirati. L’irritazione è comprensibile e a mio modo di vedere giustificabile.

Oggi non c’è dubbio che solo il presidente Draghi può tentare una riconciliazione, una ripresa dei rapporti, attraverso la revisione di decisione sbagliate che abbiamo preso nei confronti degli Emirati. Mi riferisco in particolare al bando sull’esportazione di materiale della Difesa, comprese le parti di ricambio per mantenere in attività degli aeroplani che noi abbiamo dato loro, della loro pattuglia acrobatica. Questa è follia.

Per un’interpretazione estensiva, e scellerata dico io, del bando sull’export di inizio anno sono stati comprese anche le attività di manutenzione e una pattuglia acrobatica che noi abbiamo creato negli anni. Abbiamo dato loro l’addestramento, il know how, i piloti. C’è ancora oggi un pilota italiano lì, che sta facendo il supervisore della loro pattuglia acrobatica. Abbiamo messo a terra questa flotta di velivoli, questa è follia.

Oggi, grazie a scelte molto felici, Draghi può avere una collaborazione molto qualificata sul da farsi, sia dal punto di vista diplomatico, sia dal punto di vista geopolitico che della sicurezza. Draghi può impostare un percorso di ripresa dei rapporti con gli Emirati, che naturalmente non sono importanti solo a livello bilaterale, ma anche dal punto di vista multilaterale. Perché gli Emirati sono un player non trascurabile nel teatro Mena, Medio Oriente e Nord Africa, e quindi è bene in questa ottica avere rapporti proficui. Anche questo è interesse nazionale per cui è necessario ricomporre i rapporti con gli Emirati.

- Se dovesse scommettere, la base di al Minhad è persa definitivamente?
No, anche se in passato non è stato semplice ritornare al punto di partenza. Per questo è importante che uomini esperti consiglino il presidente Draghi sui passi giusti.
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