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“Un uomo ha predetto la pandemia”: l’uomo si estinguerà a breve?

© Foto : Pixabay / CaniceusMappamondo con mascherina
Mappamondo con mascherina - Sputnik Italia, 1920, 28.06.2021
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I media americani e britannici tentano incessantemente di dimostrare che il coronavirus sia stato “creato” dai cinesi e diffusosi dopo la fuoriuscita dal laboratorio di Wuhan.
Di recente, però, è stato appurato che in Gran Bretagna si sapeva della inevitabile comparsa di un nuovo e pericoloso virus molti anni prima dell’inizio della pandemia. Già nel 2002 il brillante scienziato britannico Martin Rees previde che entro il 31 dicembre 2020 nel mondo si sarebbe verificata una catastrofe causata da una fuoriuscita da un laboratorio biologico a seguito della quale sarebbero morte almeno un milione di persone.
Rees pubblicò la sua previsione sul sito Long Bets, spazio nel quale è possibile fare scommesse sui temi più diversi. Nel 2017 la sfida fu accettata dal linguista americano Steven Pinker il quale puntò 400 dollaro sul non verificarsi della bio-catastrofe. Come ben sappiamo oggi, Pinker perse la scommessa. La pandemia da coronavirus, infatti, scoppiò nel 2020 e prima della fine dell’anno aveva già mietuto oltre 3 milioni di vittime.
Una coincidenza casuale? Uno scherzo tra intellettuali tramutatosi in profezia? Cerchiamo di capire chi è questo Martin Rees.
© John Templeton FoundationLo scienziato britannico Martin Rees
Lo scienziato britannico Martin Rees - Sputnik Italia, 1920, 27.06.2021
Lo scienziato britannico Martin Rees
Nonostante il suo interesse per i virus e le biotecnologie, Rees è un astrofisico di professione. I suoi appassionanti libri sono tradotti in molte lingue, russo incluso. Appartiene a numerose accademie delle scienze e l’elenco di successi, premi e onorificenze di cui è stato insignito è impressionante. Si ricordi soltanto che ha riveste il prestigiosissimo ruolo di astronomo della Regina. Nel 2005 fu insignito del titolo di barone. Siede nella Camera dei Lord ed è attivo politicamente.
Dopo essersi fatto un nome studiando quasar e buchi neri, Rees negli ultimi anni si sta occupando del tema della fine dell’umanità. Nel suo libro Our final hour del 2003 Rees sostiene che l’umanità abbia il 50% di possibilità di sopravvivere e il 50% di estinguersi. E l’estinzione di massa dovrebbe verificarsi già nel nostro secolo. Nel suo libro Il nostro futuro del 2018 il tema è pressoché lo stesso.
Nel 2012 Rees istituì a Cambridge il CSER, Center for the Study of Existential Risk. L’elenco delle minacce all’umanità da lui stilato circa 10 anni fa risulta quantomeno profetico. Al primo posto troviamo una pandemia causata dalla fuoriuscita di un virus da un laboratorio. Poi seguono rischi legati all’inefficace contrasto al riscaldamento globale. E infine attacchi cibernetici e malfunzionamenti su larga scala dei software di siti vitali dell’infrastruttura umana.
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Il CSER non è mai stato unicamente un circolo di scienziati. Il suo operato è da sempre stato al centro dell’ordine del giorno mondiale. Ad esempio, il seminario del 2015 dedicato ai problemi legati al riscaldamento globale ha sicuramente influenzato l’enciclica papale sui cambiamenti climatici. Successivamente le formule elaborate dal CSER sono confluite nel testo di nuova redazione dell’Accordo di Parigi sul clima.
Martin Rees ha creato un apposito gruppo interparlamentare “Per le prossime generazioni”. Il suo centro collabora attivamente con i Ministeri della Difesa britannico e tedesco. Ai seminari prendono parte ministri chiave di diversi Paesi. Nel complesso Rees può essere considerato una figura molto influente nell’establishment mondiale. I giornalisti, ad esempio, lo definiscono la “voce della scienza britannica”.
Già nel 2014 Rees aveva delineato lo scenario di una futura pandemia. Rees si era basato sulle esperienze acquisite dagli scienziati che lavoravano in un laboratorio in Olanda e nel Wisconsin. Nel 2011 questi scienziati modificarono il virus dell’influenza aviaria H5N1 incrementandone l’aggressività e la letalità tanto che ricordava il virus della spagnola che tolse la vita a suo tempo a decine di milioni di persone.
Martin Rees confermò che un qualche biologo “squilibrato”, convinto del fatto che “sulla Terra vi siano troppe persone”, avrebbe potuto prendere con sé dei campioni vivi di questo virus e spargerli nei principali aeroporti del mondo. E Rees condivise più volte quest’idea in alcune interviste.
Formalmente il Centro di Rees ha come obiettivo quello di contrastare i rischi globali. È tuttavia impressionante quanto precisamente si tramutino in realtà le previsioni del CSER. Letteralmente dopo solo alcuni anni le righe dei suoi rapporti si sono trasformate nei titoli minacciosi sui media. Sembra quasi che gli scienziati britannici non combattano soltanto i problemi, ma li pianifichino.
Viene pubblicato un rapporto sui rischi biologici e dopo alcuni anni, esattamente secondo lo stesso modello, scoppia la pandemia da coronavirus. Nel 2017 il Centro ha tenuto la conferenza Black Sky per analizzare le eventualità di un malfunzionamento delle infrastrutture chiave in caso di attacco cibernetico. Passano 3 anni e gli USA annunciano un attacco cibernetico alle loro istituzioni chiave e a un oleodotto.
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Alcune delle idee di Rees appaiono fantascientifiche proprio come in un film dell’orrore. Ad esempio, ha ipotizzato che a un certo punto l’umanità comincerà a contrastare il riscaldamento globale disperdendo da appositi velivoli un aerosol in grado di bloccare l’ingresso dei raggi solari. Tuttavia, proprio questa tecnologia è al momento oggetto di studio e creazione da parte degli scienziati di Harvard grazie alle sovvenzioni di Bill Gates.
Rees è convinto che questa tecnologia possa effettivamente funzionare, ma il suo impiego porterà per qualche motivo a una guerra mondiale. Ma poi qualcosa non andrà come avrebbe dovuto, il riscaldamento diventerà insopportabile e metà dell’umanità si estinguerà.
Il principale investitore del Centro è Jaan Tallinn, il quarantanovenne laureato all’Università di Tartu e a suo tempo uno dei fondatori di Skype.
Tallinn ha investito il capitale guadagnato dalla vendita delle sue quote di Skype in centri come il CSER. Un altro ambito che interessa molto Tallinn è la telemedicina: ha investito in diverse startup impegnate nella raccolta di dati sanitari.
È allarmante che Tallinn sia un fanatico di Eliezer S. Yudkowsky, il filosofo-autodidatta che si autoidentifica come fondatore della scuola del “razionalismo” e studioso dei temi relativi all’intelligenza artificiale. Ma, in realtà, il tema principale che lo interessa moltissimo è l’inevitabile e imminente estinzione dell’umanità. Già 15 anni fa Yudkowsky, tra i vari scenari di estinzione della specie umana, predisse la morte di massa della popolazione mondiale per via di un virus creato artificialmente.
Possiamo dire che talune figure della scienza e delle tecnologie ad alto valore aggiunto riescono a predire molto bene il futuro. La domanda che sorge spontanea è: perché allora non evitano che accada? Si insinua, infatti, il dubbio che l’élite britannica fornisca ai ricchissimi leader delle Big Tech le risorse necessarie per realizzare di concerto i propri progetti misantropi. In questo scenario le infinite relazioni, conferenze e pubblicazioni non fanno altro che garantire ai poster una ottima mitizzazione di queste “previsioni”.
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