Registrazione avvenuta con successo!
Per favore, clicca sul link trasmesso nel messaggio inviato a

Amb. afghano in Russia: ritiro delle truppe straniere avviene noncurante della sicurezza interna

CC BY 2.0 / The U.S. Army / Patrol in AfghanistanUn soldato dell'esercito degli Stati Uniti pattuglia con soldati afghani per verificare le condizioni nel villaggio di Yawez nella provincia di Wardak, Afghanistan, 17 febbraio 2010
Un soldato dell'esercito degli Stati Uniti pattuglia con soldati afghani per verificare le condizioni nel villaggio di Yawez nella provincia di Wardak, Afghanistan, 17 febbraio 2010 - Sputnik Italia, 1920, 28.06.2021
Seguici su
Said Tayeb Jawad, ambasciatore plenipotenziario di Afghanistan in Russia, ha rilasciato una intervista esclusiva a Sputnik in cui ha trattato vari temi.
Qual è la situazione attuale nel Paese sullo sfondo del ritiro truppe straniere, perché gli USA hanno deciso di ritirare le truppe in maniera non tempestiva, perché le forze impegnata nella sicurezza nazionale afghana non riescano a gestire la situazione sul territorio, l’Afghanistan ha bisogno degli aiuti della Turchia per garantire la sicurezza dell’aeroporto internazionale di Kabul, perché si è venuto a creare uno stallo nei negoziati di Doha tra i talebani e la delegazione di Kabul, riusciranno i talebani a prendere il potere in assenza di un presidente. Infine, l’ambasciatore ha fatto delle previsioni circa lo sviluppo della situazione nel Paese dopo il ritiro delle truppe straniere e ha rivelato un “passaggio esclusivo” per lo sviluppo delle relazioni russo-afghane dopo il ritiro delle truppe.
— Come giudica l’attuale contingenza venutasi a creare in Afghanistan lato sicurezza?
— Il ritiro delle truppe straniere dall’Afghanistan viene effettuato in un momento poco propizio per l’Afghanistan dal punto di vista della sicurezza. Il ritiro avviene in ottemperanza all’accordo tra talebani e USA, siglato a Doha, e si basa su realtà politiche proprie degli USA. Al momento stiamo registrando una serie di temporanee e impreviste sfide da raccogliere per garantire la sicurezza in Afghanistan. Siamo pronti a raccoglierle sfruttando le risorse di cui già disponiamo.
— In una Sua intervista rilasciata a febbraio Lei ha dichiarato che le “operazioni militari in Afghanistan sono condotte quasi interamente dalle forze armate afghane poiché ormai le forze internazionali non operano più”. Perché oggi sullo sfondo del ritiro delle truppe straniere vediamo che quasi ogni giorno nuovi territori passano sotto il controllo dei talebani?
— Come anche in passato le forze afghane sono in grado di difendere l’Afghanistan. Per porre in essere efficaci operazioni antiterroristiche è necessario il ricorso a forze dell’aeronautica militare. Purtroppo l’aeronautica militare afghana è ancora acerba, sia lato mezzi a disposizione sia lato accesso alle informazioni di intelligence, indispensabili per identificare e colpire gli obiettivi.
Truppe USA in base aerea a Kabul, Afghanistan - Sputnik Italia, 1920, 25.06.2021
Afghanistan, circa 650 truppe rimarranno dopo ritiro USA
Pertanto, stiamo registrando incursioni talebane in diversi snodi centrali, ma la maggior parte di questi avanzamenti talebani è stata respinta negli ultimi giorni, soprattutto nel nord del Paese. Lei e i lettori di Sputnik non dovreste giudicare la situazione in base a una fotografia scattata da un talebano che dopo 2-3 ore è stato sconfitto dalle truppe governative. È importante però non innescare un meccanismo di competizione per uccidere il maggior numero di talebani. La realtà è che, se in Afghanistan fosse possibile risolvere il problema per via militare, sarebbe già stato fatto: o noi saremmo stati sconfitti o loro. I talebani dovranno arrendersi all’idea di sedersi al tavolo dei negoziati con le migliori intenzioni del caso. In caso contrario vi saranno nuovi spargimenti di sangue non soltanto in Afghanistan, ma in tutta la regione. Pertanto invitiamo i nostri amici a Mosca e in Asia Centrale di assumersi un ruolo più centrale nel garantire la pace e la tranquillità in Afghanistan mediante il dialogo con i talebani.
— A Suo avviso, il ritiro delle truppe statunitensi è un’azione responsabile?
— Bisognerebbe capire nei confronti di chi è o meno responsabile.
— Nei confronti degli afghani.
— Probabilmente non nei confronti degli afghani. È responsabile nei confronti del popolo americano che non è interessato a continuare la guerra. La responsabilità della leadership politica delle nazioni si valuta nei confronti del proprio popolo. Penso che la decisione sia stata assunta senza consultazioni vere e proprie e senza tener conto la vera contingenza afghana. La ragione che ha spinto a prendere questa decisione è la situazione politica interna degli USA.
— È possibile, a Suo avviso, che in assenza del presidente Ashraf Ghani e del capo del Consiglio supremo per la pacificazione nazionale Abdullah Abdullah (che il 25 giugno si sono recati negli USA) i talebani sfruttino la situazione a loro vantaggio per prendere il potere?
— Si tratta di una visita breve, ma importante. E comunque l’Afghanistan non si trova in una situazione tale per cui in un giorno o in un’ora possa cambiare tutto perché manca il presidente. Le forze di sicurezza continueranno comunque il loro operato.
I Marines degli Stati Uniti in Afghanistan - Sputnik Italia, 1920, 13.06.2021
I Talebani considereranno "forze d'occupazione" i soldati stranieri che resteranno in Afghanistan
— Vero. Ma Deborah Lyons, rappresentante speciale del Segretariato generale dell’ONU in Afghanistan, ha dichiarato che dall’inizio del ritiro delle truppe nel mese di maggio ben 50 snodi chiave nel Paese sono passati sotto il controllo dei talebani. Pochi giorni fa anche il confine con il Tagikistan nella provincia di Konduz è passato sotto il loro controllo mentre i militari afghani fuggivano travalicando il confine verso il Tagikistan. In una situazione simile l’assenza dei vertici del Paese potrebbe essere una buona possibilità per i talebani di prendere il potere. Cosa ne pensa?
— Dobbiamo definire meglio la situazione. Prendiamo, ad esempio, il caso di quando i militari in qualche snodo si ritirano, ma già dopo 2-3 ore riprendono controllo sul territorio. E anche se non lo fanno, i talebani non hanno di certo in programma, ad esempio, di controllare la frontiera. Anche se vi fossero degli avanzamenti avversari, si tratterebbe di progressi momentanei e non di un cambio di passo al potere. In 20 anni di guerra i talebani non hanno avanzato nessuna proposta fattiva, nemmeno nelle aree poste sotto il loro controllo: né nell’ambito dell’istruzione né dei servizi né della sanità. Pertanto non siamo preoccupati della possibilità che i talebani prendano il potere. Non è qualcosa di possibile.
— La Russia sta esortando i propri cittadini a non andare in Afghanistan, la Cina sta invitando i cinesi a ritornare tempestivamente dall’Afghanistan, il Tagikistan è pronto ad accogliere rifugiati dall’Afghanistan. La frontiera tagika nei pressi di Konduz è passata sotto il controllo dei talebani. Ogni giorno vi sono combattimenti ovunque nel Paese. A Suo avviso, si tratta di una situazione emergenziale?
— Non vorremmo mai che alcun cittadino russo rimanesse ferito. Comprendiamo i motivi per cui la Russia sta limitando l’ingresso dei propri cittadini in Afghanistan. Ma questo non è indice di una situazione emergenziale. Noi abbiamo uno sguardo realistico sui problemi legati alla sicurezza. Non ci preoccupano tanto i cittadini stranieri quanto i nostri cittadini.
Il segretario di Stato Antony Blinken - Sputnik Italia, 1920, 21.06.2021
Blinken: fino a 18mila afghani che aiutavano gli americani vogliono trasferirsi negli USA
— Atta Muhammad Nur (ex governatore della provincia di Balkh) ha invitato il partito a fare di più. A Suo avviso, è necessario?
— Se i talebani eserciteranno ulteriori pressioni e prenderanno decisioni basandosi esclusivamente sull’aspetto militari, non c’è altra alternativa. Dovremmo radunare il popolo.
Abbiamo aperto le porte ai negoziati di pace. Anche loro dovrebbero aprirle. A Mosca, Doha, Teheran e in altri momenti, quando hanno invitato la leadership politica afghana, a partire dall’ex presidente e dal presidente della Camera bassa del parlamento. I giovani, i giornalisti sono tutti pronti, mentre i talebani non lo sono. Se gli sforzi politici profusi dalla leadership non porteranno ad alcun risultato, i talebani porteranno avanti la linea militare come metodo di risoluzione del conflitto. In tal caso la leadership politica non avrà altra scelta se non ricorrere anch’essa alle armi.
— Ma i talebani a Doha dicevano di essere pronti ai negoziati.
— Mentono. E su questo non c’è alcun dubbio. Già da un anno non sono in grado di inserire nel loro ordine del giorno l’obiettivo di conseguire un qualche accordo. Si tratta nella realtà di una questione che si può risolvere in 2-3 giorni. Si tratta di questioni di rilevanza significativa. Vengono invitati a Istanbul, all’inizio accettano l’invito e poi non vengono, ci ripensano, vanno in Pakistan e parlano con i vertici del Paese. Vede anche Lei che i talebani non hanno fatto alcuna proposta nei confronti della comunità internazionale e, in particolare, agli amici di Mosca e Doha. A Mosca i talebani non erano pronti a sedersi al tavolo dei negoziati con gli afghani. Hanno presenziato soltanto alle sedute congiunte. In tutto la seduta è durata non più di 45 minuti. Noi eravamo pronti a discutere di qualsivoglia tema che i talebani avessero proposto. Quando uso il “noi”, intendo non soltanto il governo, ma anche l’opposizione. Siamo tutti stanchi dei talebani e delle loro posizioni sulla falsariga di “siamo pronti ai negoziati, ma non li terremo”.
— Qual è il loro problema?
— Non sono pronti. Noi siamo pronti ad accogliere le loro proposte, pronti a discutere qualsivoglia proposta all’ordine del giorno, a cominciare dal cessate il fuoco per finire con qualsiasi altra questione. La politica dei talebani sui trattati di pace consiste nel trovare accordi sulla pace e non accordi su come realmente conseguire la pace. Doha è stata una opportunità esclusiva che i talebani si sono persi.
— Cosa vogliono i talebani?
— Penso che vogliano ancora prendere il potere con la forza. Finché non cambieranno le loro posizioni, i negoziati di pace non porteranno a niente di concreto. Per loro sarebbe problematico arrivare al potere in Afghanistan con la forza. Sia il popolo sia i giovani afghani sia i militari sia la comunità internazionale sia i Paesi vicini sia gli amici dei talebani (Mosca e Teheran) sono contro l’instaurazione di un regime dell’Emirato Islamico. E questo l’abbiamo fatto capire chiaramente. E ringraziamo Mosca per questo.
I militari delle truppe americane in Afghanistan  - Sputnik Italia, 1920, 26.06.2021
Gli americani se ne vanno, finisce la pace: qual è il destino dell’Afghanistan?
— All’Afghanistan serve il supporto della Turchia per difendere l’aeroporto di Kabul?
— Grazie per avermi posto questa domanda. Quando si parla di garantire la sicurezza dell’aeroporto, non intendiamo della protezione fisica del luogo, cioè non intendiamo che in aeroporto vi siamo o meno dei soldati. Intendiamo invece le diverse metodologie tecniche che potrebbe contribuire a controllare lo spazio aereo dell’Afghanistan, ad esempio i radar. In Afghanistan non vi sono possibilità di questo tipo. Si tratta di radar che consentono di controllare lo spazio aereo del Paese a partire dall’aeroporto internazionale di Kabul e non della presenza di 100-200 soldati pronti nel caso in cui i talebani arrivino con migliaia di combattenti. Abbiamo bisogno di esperienza tecnica per controllare lo spazio aereo. E questo supporto può essere dato o dalla Turchia o da qualsiasi altro Paese.
— Ma la presenza della Turchia nell’aeroporto di Kabul non rischia forse di generare ancor più violenza?
— No, la Turchia è una nazione islamica con la quale l’Afghanistan intrattiene da tempo buoni rapporti di amicizia. È un Paese che ha dimostrato di avere buone intenzioni nei confronti del popolo afghano. Penso che nessun afghano sia contrario. Mentre i talebani sono sempre contrari a qualunque cosa accada in Afghanistan.
— A che punto sono al momento i negoziati di Doha?
— Continuano i contatti. I gruppi di lavoro ogni tanto si incontrano, ma purtroppo non vi sono negoziati sistematici.
— Perché?
— Quando si è cominciato a parlare della Conferenza di Istanbul, il processo di Doha ha cominciato a rallentare. E ora con l’aumento della violenza perpetrata dai talebani è difficile riportare effettivi e concreti avanzamenti positivi.
— Se le parti a Doha non riusciranno a trovare un accordo, cosa ne sarà dell’Afghanistan dopo il ritiro delle truppe straniere?
— Spargimenti di sangue e guerra. Il popolo afghano morirà. E questa guerra avrà conseguenze anche per l’intera macro-regione. Pertanto, chiediamo alle nazioni vicine di collaborare con il popolo e il governo afghani invece di riflettere su quale sarà il futuro dell’Afghanistan. Dobbiamo creare il nostro futuro, non attenderlo. Dobbiamo collaborare per creare un Afghanistan indipendente e libero, basato su valori democratici, e non permettere che dei gruppi estremisti uccidano nuovamente degli afghani. Dobbiamo difendere la pace nella regione.
— Come giudica le relazioni tra Afghanistan e Russia?
— Penso che con il ritiro delle truppe straniere si stia creando una opportunità unica per portare i nostri rapporti bilaterali a un livello nuovo. La Russia è da sempre simbolo di progresso e prosperità in Afghanistan per la costruzione di infrastrutture come il tunnel di Salang, la diga di Naghlu, il Politecnico, la formazione del personale specializzato, l’invio di cittadini afghani nello spazio. È giunto il momento che la Russia, come buona nazione amica di lunga data, diventi di nuovo nostra alleata nel progresso in campi quali l’istruzione, l’economia e la cultura.
— Sono in corso delle trattative con la Russia per contribuire al contrasto del coronavirus?
— Speravamo che venisse inviata in Afghanistan una certa quantità di vaccini Sputnik V, con il quale io stesso mi sono vaccinato. Sia il governo sia il parlamento hanno inviato una richiesta in tal senso, ma non abbiamo ricevuto alcun riscontro. Saremmo assai riconoscenti se la Russia riuscisse a prestare aiuto all’Afghanistan nella fornitura di ossigeno e di tamponi COVID.
Notizie
0
Prima i più recentiPrima i più vecchi
loader
LIVE
Заголовок открываемого материала
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала