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Alarm Phone denuncia 103 migranti respinti in Libia e Tunisia: "Salvi ma in Paesi non sicuri"

© AP Photo / Renata BritoMigranti su una barca
Migranti su una barca - Sputnik Italia, 1920, 28.06.2021
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Sabato la piattaforma di soccorso in mare aveva lanciato l'allarme per una barca alla deriva, chiedendo l'intervento dell'Europa dopo il respingimento di Malta e Italia.
Sono salvi i 103 migranti alla deriva da sabato scorso, soccorsi in mare con un'operazione congiunta della Guardia Costiera libica e tunisina. Il gruppo è stato diviso e 70 persone sono state riportante in Tunisia e le altre 30 in Libia. Lo rende noto Alarm Phone, che però avvisa: "Salvi, ma non al sicuro".
Il call center per i migranti in difficoltà nel Mediterraneo, che sabato scorso aveva lanciato l'allarme, adesso denuncia l'operazione come un respingimento e punta il dito contro l'Italia e Malta, che hanno negato il soccorso, lasciando il campo aperto alla Guardia Costiera libica, spesso contestata per violazioni dei diritti umani.
"Secondo info frammentarie, le 103 persone sarebbero intercettate in un'operazione congiunta da parte di autorità lib e tunisine. Il gruppo è stato diviso: 70 persone respinte in Tunisia e 30 in Libia. Siamo felici che siano vive ma entrambi i paesi non sono sicuri", scrivono in un tweet.
I migranti avevano chiesto aiuto ad Alarm phone lo scorso sabato, perché l'imbarcazione stava prendendo acqua.
"Ci ha chiamato una barca con 103 persone in pericolo! Il motore si è fermato e acqua sta entrando nella barca. Devono essere soccorse subito, ogni secondo è prezioso! Non lasciarli annegare!", twittava il telefono di soccorso.
"Abbiamo parlato al telefono con le persone in pericolo. Il tempo peggiora e temono per la propria vita. Hanno chiamato Italia e Malta dalla barca si rifiutano la responsabilità. La cd Guardia Costiera libica intanto è irraggiungibile! #Europa , soccorreteli ora!", proseguiva il tweet.
Nelle ultime 24 ore la Guardia costiera libica ha intercettato in mare oltre 260 migranti, secondo quanto riferito dalla la portavoce dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), Safa Msheli. Ma questa, per le organizzazioni internazionali rappresenta "altre sparizioni, più abusi e più morti", ha sottolineato la funzionaria.
Per l'Oim e altre organizzazioni umanitarie che si occupano di migranti, i migranti riportati in Libia non sono al sicuro, perché il Paese nordafricano non è in grado di garantire il rispetto dei diritti umani nei centri di accoglienza.
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