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Sulle mappe finalmente un nuovo oceano

© Foto : Pixabay / Martin FuchsIceberg nell'Oceano Antartico
Iceberg nell'Oceano Antartico - Sputnik Italia, 1920, 27.06.2021
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La National Geographic Society statunitense ha annunciato il riconoscimento ufficiale di un quinto oceano, l’Oceano Meridionale, che bagna le coste dell’Antartide.
Questa decisione è il frutto dei pluriennali sforzi profusi dagli scienziati. Infatti, nel XXI secolo, sebbene (pareva) l’epoca delle grandi scoperte geografiche fosse un ricordo del passato, si è modificato il mappamondo.
Un po’ di storia
La denominazione “Oceano Meridionale” fu utilizzata per la prima volta dal conquistador spagnolo Vasco Núñez de Balboa all’inizio del XVI secolo per descrivere le correnti fredde che giungevano da sud e bagnavano le coste dell’America meridionale. Successivamente le spedizioni antartiche si spinsero proprio nell’“Oceano Meridionale”. Ma ufficialmente figurava soltanto nelle mappe di matrice australiana e con questa denominazione si intendevano tutte le acque poste a sud del continente australiano.
Le controversie vertenti sulla possibilità di riconoscere o meno un quinto oceano si accesero nel 1921, ossia l’anno di istituzione dell’Organizzazione idrografica internazionale (IHO), preposta al coordinamento internazionale della navigazione e delle attività commerciali aventi luogo negli oceani. Nel 1937 l’espressione “Oceano Meridionale” fu ufficialmente sancita nelle pubblicazioni dell’IHO. E gli scienziati sostennero l’impiego di tale espressione: dopotutto le acque che bagnano le coste antartiche e attraversate dalla Corrente circumpolare antartica presentano caratteristiche specifiche. A livello biologico e fisico-chimico non sono acque simili a quelle degli altri tre oceani adiacenti all’area pre-polare meridionale.
Ciononostante nel 1953 la IHO ritirò la sua precedente decisione poiché non fu possibile tracciare i confini precisi dell’Oceano Meridionale. Di conseguenza, non fu nemmeno possibile regolamentare le attività di navigazione e commerciali nell’area.
Gli scienziati, però, non furono d’accordo: cominciarono a usare sempre più frequentemente l’espressione nelle pubblicazioni scientifiche, sottolinearono l’unicità dell’Oceano Meridionale e l’importanza di studiarne l’assetto idrogeologico e il biosistema in maniera dedicata. Alla fine nel 2000 l’IHO accettò nuovamente la classificazione secondo cui gli oceani sono suddivisi in 5 sezioni. Ma perché in tutti gli atlanti geografici fossero apportate le necessarie modifiche, serviva la ratifica ufficiale da parte dei ministeri competenti dei principali Paesi del mondo.
In questo processo fu chiave il riconoscimento dell’Oceano Meridionale effettuato quest’anno ad opera dell’istituto statunitense NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration). Già in passato, nel 1999, l’espressione fu utilizzata dallo United States Board on Geographic Names. E finalmente è stato messo un punto fermo l’8 giugno, in occasione della Giornata internazionale degli oceani: la National Geographical Society statunitense ha annunciato che da quel momento in poi su tutte le mappe sarebbe stato segnalato anche l’Oceano Meridionale.
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I confini del nuovo oceano
Gli antichi greci consideravano un oceano come un enorme fiume che circondava la terraferma da tutte le parti. Chiamarono questa entità “oceano” in onore del titano Oceano, il figlio di Urano e Gea (ossia, il Cielo e la Terra), fratello e marito di Teti, la dea dei principali fiumi allora conosciuti.
Dal punto di vista geografico si parla di un solo oceano, inteso nella sua interezza. La suddivisione dell’Oceano in sezione dipende soltanto dai criteri di suddivisione adottati. Il più semplice ed evidente criterio è quello di suddividere le sezioni di acqua in base alla loro dislocazione tra i continenti, ossia in base a come vengono delimitate dalla terraferma. In questo modo è possibile identificare l’Atlantico, il Pacifico, l’Indiano e il Glaciale Artico.
Altrettanto importanti dal punto di vista scientifico sono anche altri criteri: la presenza di un sistema proprio di circolazione delle acque, le particolarità fisico-chimiche, la composizione di flora e fauna, i meccanismi di interazione con l’atmosfera. E in questo senso l’Oceano Meridionale costituisce una sezione del tutto indipendente dell’idrosfera sebbene non presenti continenti che lo delimitano.
La IHO, che riconobbe l’Oceano Meridionale nel 2000, ne delimitò il territorio in maniera condizionata: ossia identificandolo tra la costa antartica e il 60° parallelo sud.
Questa decisione fu assunta dalla maggioranza dei voti a partire da considerazioni formali in quanto il 60° parallelo non intercetta in nessun punto la terraferma in linea con quanto sancito dal Trattato Antartico dell’ONU.
Chiaramente questo approccio non fu gradito dai geografi i quali ritenevano che il confine settentrionale dell’Oceano Meridionale dovesse essere identificato lungo il Fronte polare antartico (o Convergenza Antartica) all’interno del quale circolano acque fredde della Corrente circumpolare antartica.
Al confine settentrionale della Convergenza Antartica (dislocato tra il 48° e il 61° parallelo sud) le acque fredde antartiche dirette verso nord si incontrano con quelle più calde degli oceani Pacifico e Atlantico. Spostandosi verso sud il confine della Convergenza è determinato in maniera precisa dall’improvviso calo delle temperature dell’acqua di mare da 5,6°C a -2°C. La linea della Convergenza demarca due regioni che divergono per clima e biodiversità.
Altrettanto evidenti sono i confini dell’Oceano Meridionale sul fondale marino: si manifestano sotto forma di alture sottomarine lungo tutta la Convergenza.
Le aree circostanti la Convergenza sono ricchissime di pesci e mammiferi marini. Le acque fredde qui vengono sovrastate da quelle calde e l’elevata presenza di sostanze nutritive rende queste aree un habitat molto favorevole per il krill antartico e per altri organismi marini.
La Corrente circumpolare antartica che si muove in maniera circolare da ovest a est, attraversando tutti i meridiani, è la più potente sulla Terra. Trasporta 100 volte più acqua di qualsiasi fiume al mondo. Gli scienziati credono che si sia originata 34 milioni di anni fa quando l’Antartide si staccò dall’America meridionale. Spostando acqua fredda lungo il fondale marino dall’Antartide verso nord, la Corrente trascina le superficiali acque calde dall’Atlantico e dal Pacifico verso la regione polare. Si tratta di un passaggio fondamentale alla base dei processi di trasferimento del calore e di regolazione climatica a livello planetario.
La superficie del nuovo oceano è pari a 20,3 milioni di chilometri quadrati, ossia circa 2 volte gli USA. È più grande del Glaciale Artico ed è il quarto oceano più grande dopo il Pacifico, l’Atlantico e l’Indiano. Presenta una profondità media di 3.270 metri e il punto più profondo del fondale si trova a 8.264 metri nella Fossa delle Sandwich Australi.
Dall’inizio degli anni 2000 l’Oceano Meridionale è già segnalato sulle mappe e negli atlanti russi.
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