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Ponte Morandi, una strage annunciata: "Non c'è un cavo che non sia corroso"

© AP Photo / Antonio CalanniMomento dell'esplosione del ponte Morandi a Genova, 26.08.2019
Momento dell'esplosione del ponte Morandi a Genova, 26.08.2019 - Sputnik Italia, 1920, 27.06.2021
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Le carte della Procura di Genova mettono a fuoco l'anatomia del disastro, dovuto ad un' inscindibile commistione fra controllati e controllori, manutenzione al ribasso e allarmi deliberatamente ignorati. "Qua se famo male, quello va de sotto", diceva l'ex capo dei manutentori Aspi nel 2017.
Tutti sapevano che il Ponte Morandi era destinato a crollare, ma il monitoraggio non veniva approvato "per mancanza di budget" e la progettazione degli interventi di manutenzione era "nelle mani di Cristo". E' quanto emerge dalle intercettazioni delle scioccanti e-mail scambiante tra dirigenti Aspi e Spea Engineering, società incaricata dei controlli e a sua volta controllata da Autostrade per l'Italia, pubblicate in esclusiva in un'inchiesta del Fatto Quotidiano.
Il lavoro di indagine della procura di Genova è stato condotto grazie ad un sofisticato software della Guardia di Finanza, già utilizzato dall'Fbi, che ha consentito di recuperare, incrociare e ordinare migliaia di chat e e-mail.
Dalle carte dei pm emerge la "colpa cosciente" dei 59 indagati per i quali è stato richiesto il rinvio a giudizio. In termini più semplici: sapevano che il Ponte sarebbe crollato, ma non hanno realizzato le manutenzioni che avrebbero potuto impedirlo.
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Stato di degrado generale segnalato già dal 2009

La condizione di pericolosità del viadotto Polcevera era stata segnalata all'azienda già nel 2009, quando il 15 dicembre, il responsabile dell'ufficio sorveglianza di Spea, Carlo Casini, aveva compilato un rapporto sullo "stato di degrado generale" del viadotto, nel quale chiedeva un intervento per conoscere lo stato di "precompressione dei cavi" e aggiornare "le ispezioni degli anni '90", si legge nell'inchiesta del FQ.
Le sue segnalazioni cadono nel vuoto e Casini viene richiamato per "rendere meno allarmanti" le sue segnalazioni, come si legge nei rapporti della Guardia di Finanza riportati nell'inchiesta firmata dai giornalisti Nicola Borzi e Marco Grasso.
Nel 2013 Casini insiste, avvertendo che "non c'è un cavo che non sia corroso". Viene ammonito e dopo due anni allontanato con un trasferimento ad Aosta. Oggi il suo nome compare fra quello dei 59 indagati.

Il rischio crollo

L'azienda aveva perfettamente chiaro il quadro di pericolosità del Ponte Morandi, che già nel 2013 era l'unico viadotto d'Italia indicato nel catalogo dei rischi aziendali di Atlantia: "Rischio crollo viadotto Polcevera per ritardate manutenzioni".
Nonostante ciò Atlantia nel 2014 non approva il monitoraggio tensionale delle travi per "mancanza di budget", aveva spiegato l'ex dirigente Maurizio Meliani ad uno degli indagati nel 2015, da quanto si apprende nelle intercettazioni. Allo stesso Meliani era stato comunicato dal titolare di una ditta esterna, con una email dell'11 luglio 2016, che i sensori del sistema di monitoraggio erano inattivi, tranciati durante un cantiere.
Proprio per l'assenza di "allarmi nel sistema di monitoraggio", nel rapporto sul rischio crollo del viadotto, l'azienda sosteneva che si trattasse di un rischio remoto.

I dirigenti sapevano

Alcuni dirigenti Spea, già dal 2017, avevano iniziato a registrare i colloqui per tutelarsi, perché erano perfettamente consapevoli che qualcosa di tragico sarebbe accaduto.
"Qua se famo male, quello va de sotto", aveva detto un anno prima della tragedia l'ex capo manutenzione di Aspi, Michele Donferri Mitelli, braccio destro dell'ex ad Giovanni Castellucci.
"C'è anche un fenomeno di fluage dei cavi esterni - aveva inoltre affermato - i cavi di precompressione unbonded si allentano e il ponte cade giù".
Queste intercettazioni non provengono dal lavoro di indagine degli investigatori, ma erano state realizzate artigianalmente da un dirigente Spea, Marco Vezil, che aveva fiutato il rischio di "finire in galera" e da qui inizia a registrare le dichiarazioni degli altri dirigenti con l'intento di auto-tutelarsi.
Non è l'unico. Come lui, un altro quadro Spea, Massimiliano GIacobbi, comincia a raccogliere prove, ritrovate in corso di indagine dai finanzieri, che hanno rinvenuto 36 ore di conversazioni registrate tra i file archiviati nel suo computer.

Le prescrizioni

Dalle carte emerge la negligenza dell'azienda che operava al fine di minimizzare i costi delle manutenzioni, perfettamente consapevole dei rischi per la sicurezza degli automobilisti. Ma anche questa volta i responsabili potrebbe fuggire, almeno parzialmente, alla giustizia.
Le prime prescrizioni per i 59 indagati nell'inchiesta per il crollo del viadotto Polcevera e la morte di 43 persone, potrebbero arrivare già nel 2023, quando saranno prescritti capi d'accusa minori quali omissione "d'atti d'ufficio".
Nel 2024 si estinguerà falso mentre nel 2026 verranno prescritti i capi d'accusa per omicidio colposo.
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