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Emirati, l’affondo contro l’Italia: chiudiamo la base di al Minhad

© Sputnik . Vitali Belooussov / Vai alla galleria fotograficaAbu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti
Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti - Sputnik Italia, 1920, 27.06.2021
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Entro il 2 luglio, militari e materiali della Difesa italiana dovranno lasciare la base nel Golfo Persico come deciso dall’emiro in persona, in risposta all’embargo sulle armi deciso dal governo Conte lo scorso gennaio. Ora il dossier finisce sul tavolo di Mario Draghi.
E’ arrivato l’ordine di sfratto: entro il 2 luglio i militari e i materiali della Difesa italiana dovranno lasciare l’aeroporto di Al Minhad, la base avanzata nel Golfo Persico utilizzata dal 2003 soprattutto per trasferire uomini e materiali in Afghanistan, e snodo strategico per le missioni in Kuwait e in Iraq. Lo sfratto arriva dopo che a inizio giugno gli Emirati avevano vietato il sorvolo aereo a un Boeing al seguito del ministro della Difesa Lorenzo Guerini in viaggio verso l’Afghanistan.
Secondo la ricostruzione fatta oggi da Repubblica, sarebbe l’emiro in persona, il principe Mohammed Bin Zayed, ad aver deciso la linea sempre più aggressiva contro l’Italia, in risposta al bando sugli armamenti decretato lo scorso gennaio dall’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte nei confronti di Emirati e Arabia saudita.
Secondo Repubblica, da giorni il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, sta sensibilizzando il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, e anche il premier Mario Draghi sull’importanza di non compromettere i rapporti con Emirati e Arabia Saudita.

"Ne va non solo delle forniture militari, ma della collaborazione politica in tutto il Medio Oriente con partner essenziali per l’Italia”, hanno detto al quotidiano fonti alla Difesa.

E così nei giorni scorsi Guerini ha avuto un colloquio con il collega emiratino e il capo di Stato maggiore, il generale Enzo Vecciarelli, ha contattato i vertici militari del regno. Ma la risposta è stata univoca: “È Mbz in persona che sente come un’offesa gravissima la vostra decisione di applicare l’embargo, ed è lui che andrà convinto con le mosse giuste che l’Italia vorrà prendere”.
Per questo nelle ultime ore il dossier-Emirati è arrivato a Palazzo Chigi. Molti nel governo, sottolinea oggi Repubblica, sperano che sia Draghi in persona a chiamare l’emiro per raffreddare la crisi.

Le bombe nello Yemen

Il governo ha ordinato lo scorso gennaio la revoca delle licenze per l’esportazione di missili e bombe d’aereo ad Arabia Saudita ed Emirati, usate nel conflitto in corso nello Yemen dal 2015. Nel 2017 esperti Onu avevano ipotizzato possibili "crimini di guerra" commessi nel Paese con i bombardamenti della coalizione a guida saudita. Tra gli ordigni ritrovati dagli esperti anche bombe prodotte dalla RWM Italia. Da circa due anni gli Emirati non sono più attivi militarmente nel conflitto.
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