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Lavoro, Cgia: 4 contratti su 10 firmati da sindacati “fantasma”, a rischio diritti e sicurezza

© SputnikUn cantiere a Mosca
Un cantiere a Mosca - Sputnik Italia, 1920, 26.06.2021
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Non è il “far west”, ma poco ci manca, sottolinea oggi l’ufficio studi della Cgia, denunciando contratti “pirata” firmata da sigle sindacali “fantasma”, che proliferano in particolare nei settori dell’edilizia e dei servizi.
Su 935 contratti collettivi nazionali di lavoro vigenti e depositati al Cnel entro il 31 dicembre scorso, 351 sono stati firmati da associazioni datoriali e organizzazioni sindacali non riconosciute dallo stesso Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro: praticamente 4 su 10, precisamente il 37,5 per cento del totale. A dirlo è oggi l’Ufficio studi della Cgia.

“Un’accozzaglia di organizzazioni improbabili che nella stragrande maggioranza dei casi non rappresentano quasi nessuno, ma consentono un’alternativa a quelle imprese e a quei lavoratori subordinati che vogliono fare dumping sociale, aggirando i contratti siglati dalle organizzazioni più rappresentative e diffuse su tutto il territorio nazionale".

Se è vero che "non siamo nel 'far west', in alcune filiere produttive poco ci manca", con accordi che spesso abbattono diritti, indeboliscono legalità, favoriscono precarietà, minacciano sicurezza nei luoghi di lavoro e comprimono livelli salariali.

Edilizia e servizi i settori più colpiti

I contratti pirata proliferano in particolare nell'edilizia e nei servizi:
nell'edilizia, a fronte di 74 contratti depositati al Cnel, 37 (il 50%) sono stati sottoscritti da organizzazioni non aderenti al Cnel. E l’attività nei cantieri è la più a rischio per numero di infortuni e decessi nei luoghi di lavoro.
nel commercio/artigianato/turismo su 257 contratti vigenti, 121 (47,1%) sono stati firmati da sigle “fittizie”.
tra le imprese di pulizia e le multiservizi, dei 50 contratti vigenti, 23 (il 46%) sono stati sottoscritti da sigle pressocchè “sconosciute”.

Al Cnel il compito di controllare la regolarità dei contratti

In questa situazione, e con le profonde tensioni sociali in atto nel mondo del lavoro, la Cgia ha quindi sottolineato la necessità di rivedere il sistema della rappresentanza, consentendo alle organizzazioni datoriali e sindacali che sono riconosciute dal Cnel la titolarità di sottoscrivere accordi-contratti di lavoro a livello nazionale e locale, mentre a tutte le altre sigle che firmano un nuovo Ccnl, lo stesso dovrebbe essere “asseverato” da un’istituzione pubblica terza che, ad esempio, potrebbe essere proprio il Cnel.
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