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Covid, rischio diabete collegato al virus

© Depositphotos / KruchenkovaMisuratore della glicemia
Misuratore della glicemia - Sputnik Italia, 1920, 26.06.2021
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Il diabete può essere una delle conseguenze a lunga durata dell’infezione da covid-19. A spiegarlo è una ricerca condotta da diverse università e ospedali italiani con un team internazionale coordinato dal professore Paolo Fiorina. Il virus deteriora la funzionalità β-cellulare portando ad una iperglicemia.
Il diabete e il covid sarebbero due fenomeni collegati fra loro. La scoperta arriva da una ricerca pubblicata sulla rivista “Nature Metabolism” e sviluppata dall’Ospedale Sacco, dall’Ospedale San Paolo, dall’Università di Milano, con la partecipazione dell’Università di Pisa e della Harvard Medical School.
Lo studio dimostra che l’infezione virale può indurre insulino-resistenza. Il timore è la possibilità di un’ondata di diabete nei prossimi mesi nei pazienti post covid. “Nei pazienti arrivati in regime ospedaliero per polmoniti da covid riscontravamo una quantità di iperglicemie importanti come non abbiamo mai visto in precedenza. La percentuale superava quasi il 50%”, ha sottolineato in un’intervista a Sputnik Italia Paolo Fiorina, professore di endocrinologia all’Università di Milano, direttore del Centro Internazionale per il Diabete Tipo 1 al Centro di Ricerca Pediatrica Romeo ed Enrica Invernizzi, direttore dell’Unità di Endocrinologia della ASST Fatebenefratelli-Sacco.
Un laboratorio - Sputnik Italia, 1920, 18.06.2021
Covid, il diabete tra i rischi di conseguenza a lungo termine del virus
L’infezione da Covid può portare allo sviluppo del diabete. Paolo Fiorina, ci potrebbe parlare del vostro studio?
— Abbiamo avuto l’idea di iniziare questo studio da una semplice osservazione clinica. Un giorno camminando per i viali del Sacco incontro un anatomopatologo, il quale mi dice che tutti i pazienti affetti da covid hanno elevati valori di glicemia. A quel punto abbiamo iniziato ad analizzare il quadro di oltre 550 pazienti covid non affetti da diabete. Nei pazienti arrivati in regime ospedaliero per polmoniti da covid riscontravamo una quantità di iperglicemie importanti come non abbiamo mai visto in precedenza. La percentuale superava quasi il 50%.
Abbiamo poi verificato che queste iperglicemie associate al covid peggioravano il quadro clinico. Se prendiamo la sopravvivenza, la necessità di ossigeno e di terapia intensiva in coloro i quali non avevano le iperglicemie rispetto coloro i quali avevano le iperglicemie questi ultimi andavano peggio.
Questo quadro quindi vi ha spinto ad approfondire la correlazione fra Covid e diabete?
— Esattamente. Abbiamo utilizzato “l’holter glicemico”, il cosiddetto Continuous Glucose Monitoring, cioè la possibilità di monitorare la glicemia di continuo. Ci siamo accorti che sempre in questi pazienti sia nell’acuto, ma anche nel post acuto, addirittura a 6 mesi dalle dimissioni, si riscontravano grazie all’holter glicemico oscillazioni patologiche della glicemia con picchi notturni non previsti. In seguito siamo andati a studiare il meccanismo alla base di questo fenomeno: ci siamo accorti che nei pazienti c’è una reazione infiammatoria molto importante, questo comporta una sovra -attivazione delle isole pancreatiche, una ridotta funzione dell’insulina. Il tutto provoca una insulinemia, cioè una grandissima quantità di insulina nel sangue che provoca l’iperglicemia. Le β cellule a lungo andare soffrono, tendono a morire. Questo potrà provocare un’ondata di diabete nei prossimi mesi nei pazienti post covid.
Potrebbe spiegare ai non addetti ai lavori come dai polmoni il virus arriva fino al pancreas?
— È possibile che il virus ci arrivi attraverso i vasi sanguigni o attraverso le vie linfatiche. Noi abbiamo dimostrato la presenza con altri dati che in reperti autoptici l’rna del virus può essere riscontrato a livello del pancreas.
Il virus determina una fortissima infiammazione che danneggia il pancreas, in realtà abbiamo anche dati che dimostrano una presenza del virus a livello pancreatico. Questo apre uno scenario: dovremmo capire per quanto tempo il virus rimane presente silente in queste strutture. È tutto da studiare, perché abbiamo un follow-up relativamente breve, è importante capire quanto il virus rimarrà nei linfonodi, quanto rimarrà nel pancreas, se verrà pulito il corpo umano o meno.
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Per adesso si può comunque dire con certezza che il covid può colpire altri organi essenziali oltre ai polmoni, giusto?
— Assolutamente sì, questo è ormai dimostrato. Questo discorso vale per il rene, per il cervello, noi l’abbiamo dimostrato per il pancreas. Abbiamo evidenze secondo cui colpisce i linfonodi polmonari ed extrapolmonari. Le vie linfatiche sono un’autostrada, una volta che l’infezione entra nei linfonodi non sai dove va a fermarsi. Ci sono casi di miocarditi nei bambini, che sembrano essere post infiammatori. Il fatto che il covid colpisca organi extra polmonari ormai è consolidato.
Qual è l’importanza del vostro studio per migliorare la vita dei pazienti affetti da diabete?
— È molto importante per la numerosità dei pazienti col covid. Nel momento in cui abbiamo 200 milioni di persone colpite al mondo da covid se hai una percentuale del 50% che sviluppa il diabete, vuol dire avere una possibile ondata di diabete nei prossimi anni. Magari sarà lenta e non sarà acuta, avremo comunque dei pazienti con una funzione pancreatica deteriorata. Lo stesso potrà verificarsi a carico del rene, del cervello e via dicendo. Dovremo affrontare questa tematica, perché il diabete ha dei costi enormi per il nostro sistema sanitario. Dobbiamo essere pronti.
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