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Iss, la variante Alfa (inglese) ancora dominante in Italia, ma la Delta guadagna terreno

© AFP 2021 / Mohammed AbedГраффити с изображением медсестры, вводящей вакцину против COVID-19, в городе Газа
Граффити с изображением медсестры, вводящей вакцину против COVID-19, в городе Газа - Sputnik Italia, 1920, 25.06.2021
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La variante inglese Alfa resta prevalente in Italia ma la Delta mostra di essere all'altezza della situazione e vuol agguantare il primato. Per ora dati parziali, ma è probabile diventi prevalente presto.
La variante Alfa, la cosiddetta “variante inglese” è quella più diffusa in Italia con il 74,9% del numero di casi accertati, ma la variante Delta, la cosiddetta “variante indiana” e il sottotipo Delta plus, passano dal 4,2% nel mese di maggio al 16,8% del mese di giugno.
Questo quanto scrive l’Istituto superiore di sanità (Iss) pubblicando il nuovo monitoraggio delle varianti del Sars-CoV-2 aggiornato al 21 del mese. Sono dati ancora parziali e non consolidati spiega l’Iss, ma offrono il quadro della situazione e di come la nuova variante galoppi e sia più diffusiva della già temibile variante inglese.
“Dalla nostra sorveglianza epidemiologica emerge un quadro in rapida evoluzione che conferma come anche nel nostro Paese, come nel resto d’Europa, la variante Delta del virus stia diventando prevalente. Con la prossima flash survey avremo una stima più precisa della prevalenza”, dice Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento Malattie Infettive dell’ISS.
Lo screening dell’Iss si basa su 31.158 casi di infezione da Sars-CoV-2 con genotipizzazione tramite sequenziamento. Un numero di sequenziamenti in aumento di oltre 2.700 rispetto al precedente rapporto del 6 giugno.
La percentuale di casi sequenziati rispetto a quelli diagnosticati, precisa l’Iss, è passata dallo 0,5% di gennaio, al 2,5% di giugno.

Le altre varianti

La variante gamma (brasiliana) a livello nazionale è presente nel 6,5% dei casi, mentre la variante eta (altra rilevata nel Regno Unito) presente nell’1,2% dei casi.
Altre varianti, invece, sono sotto l’1% dei casi come la variante Beta (0,73%) e la variante Zeta (0,01%).
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