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Dott. Silvestro Scotti (Fimmg), vaccinazione eterologa: “Solo come eccezione, non come regola”

© Sputnik . Pavel Bednyakov / Vai alla galleria fotograficaVaccinazione con Sputnik V in un centro commerciale di Mosca
Vaccinazione con Sputnik V in un centro commerciale di Mosca - Sputnik Italia, 1920, 25.06.2021
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Dalla morte di Camilla Canepa, la ragazza di 18 anni di Sestri Levante morta il 10 giugno in seguito al vaccino di AstraZeneca ricevuto in un hub vaccinale, si è fatta strada la possibilità della vaccinazione eterologa. Nonostante il via libera di AIFA non mancano critiche e perplessità.
La Commissione Tecnico Scientifica dell’AIFA, nella riunione del 13 giugno 2021 si è espressa favorevolmente sulla vaccinazione mista per i soggetti under 60 che abbiano ricevuto una prima dose di Vaxzevria (il vaccino di AstraZeneca): prima dose con Vaxzevria e seconda dose con Comirnaty o, per analogia, con il vaccino Moderna.
Anche il ministro della Salute Roberto Speranza, da parte sua, ha confermato la bontà della nova decisione dell’AIFA: “La vaccinazione eterologa è già utilizzata da Paesi importanti come la Germania da diverse settimane e i risultati sono incoraggianti. Vi sono alcuni studi che testimoniano come la risposta immunitaria sia addirittura migliore di quella con due dosi dello stesso vaccino”.
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Rimangono però perplessità su come si sia giunti così frettolosamente a una scelta non da poco, considerando che questi vaccini nei loro fogli illustrativi non ammettono tale opzione. Se poi si valuta la fascia d’età di riferimento per il vaccino AstraZeneca la stessa AIFA, in una nota del 30 gennaio 2021, indicava “soggetti tra i 18 e i 55 anni, per i quali sono disponibili evidenze maggiormente solide”, anche su questo punto un cambio rotta.
Il dott. Silvestro Scotti segretario generale nazionale della Fimmg (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale), il principale sindacato italiano dei medici di famiglia, contattato da Sputnik Italia non ha nascosto le sue perplessità sia sul mix di vaccini, sia sulle strategie messe in campo nella campagna vaccinale:
© Foto : Silvestro ScottiSilvestro Scotti
Silvestro Scotti - Sputnik Italia, 1920, 25.06.2021
Silvestro Scotti
Dottore se la vaccinazione eterologa da una risposta immunitaria perfino superiore, perché allora non viene proposta a tutti i soggetti o, addirittura, perché non è stata presa in considerazione sin dall’inizio?
— Formalmente, perché secondo me i dati, nonostante ci siano degli studi preliminari, mostrano casistiche non così determinanti da avere un’affermazione tale da poter cambiare le autorizzazioni. La vaccinazione eterologa non è autorizzata. Nel foglietto illustrativo del vaccino di AstraZeneca come su quello del vaccino di Pfizer e di Moderna non ci sono indicazioni per la vaccinazione eterologa, quindi si dice che è una vaccinazione “off-label”, tant’è vero che anche il relativo provvedimento dell’AIFA usa questa definizione. Ossia, uso un farmaco che non è indicato con quelle indicazioni o somministrazioni e sono autorizzato in questo caso a farlo sulla base di una determina, purché si dia un’adeguata informazione al cittadino rispetto alle caratteristiche del farmaco stesso.

Modello comunicativo inadeguato

Mettiamoci nei panni di chi si deve vaccinare. Prima l’obbligo di rimanere sempre sullo stesso vaccino ora l’ipotesi del cambio, non Le pare si stia creando un po’ di confusione?
— Credo si stia sbagliando il modello comunicativo. Da parte mia da umile medico di famiglia se mi dovessi trovare all’interno di organismi come il Consiglio Superiore di Sanità o la Commissione Tecnico Scientifica AIFA (siamo noi medici di famiglia che poi vediamo gli effetti delle loro decisioni), io avrei consigliato un percorso esattamente opposto: avrei formalmente continuato a sostenere la necessità di una vaccinazione di seconda dose di vaccino omologo, fatto salvo, qualora il paziente fosse riluttante alla seconda dose, la possibilità di proporre a quel paziente la vaccinazione eterologa, solo come eccezione, non come regola. Adesso è diventato il contrario: con la vaccinazione eterologa l’eccezione è la normalità e la regola è l’off-label.
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Alla luce di questi studi sull’efficacia del mix di vaccini, perché si parla di passare da AstraZeneca ad un altro vaccino in seconda dose e non del contrario, ovvero passare ad AstraZeneca dopo aver fatto un vaccino di altro tipo?
— Io credo che su questo punto si sia seguito troppo il modello del consenso popolare. E che questo sia frutto anche dei nuovi modelli di comunicazione come i social e quant’altro. Purtroppo la spettacolarizzazione della scienza realizzata in questa pandemia, sicuramente in Italia, da virologi, immunologi, epidemiologi... che continuamente invadono tv varie dalla mattina alla sera, formalmente crea dinamiche di comunicazione non adeguatamente orientate su quello che dovrebbe essere il dettato scientifico.
Il dettato scientifico ha un metodo: c’è un’evidenza, rispetto a questa evidenza faccio le mie valutazioni e determino una regola di applicazione. A questo punto devo mantenere salda questa applicazione, salvo dimostrazioni contrarie importanti. Non può essere il caso singolo, seppur doloroso e drammatico, della morte di una giovane donna, mi riferisco a Camilla Canepa, a orientare le decisioni. In tal caso sorgono poi dei dubbi: o quelle decisioni non sono state sufficientemente valutate prima, quindi c’è qualcosa che non va nel metodo scientifico, oppure si stanno inseguendo le emotività. Se nella sanità si seguono i modelli emotivi non credo si raggiungano grandi risultati, ma si raggiungerà la confusione.
Cosa bisognava fare?
— Il problema andava inquadrato in altri modelli. Forse tutta questa discussione sulle caratteristiche dei vaccini serve a non mettere in discussione il modello organizzativo che è stato realizzato in Italia per proporre la vaccinazione di massa.
Abbiamo assistito ad una carente informativa anamnestica sul paziente e ad un carente controllo di questa anamnesi. La scheda anamnestica viene compilata dal paziente ed è verificata dal medico vaccinatore all’atto della vaccinazione. Il medico di famiglia invece conosce il paziente, sa i farmaci che prende e può anche avere dei legittimi dubbi rispetto a fenomeni che potrebbero comparire. Ad esempio una giovane donna con famigliarità di fenomeni trombotici o coagulativi io non la vaccinerei. Tutto questo che rappresenta il mio possesso culturale per il lavoro che faccio, corrisponde però all’azione vaccinale che si è scelta in Italia? Corrisponde quando si sceglie la modalità dell’open day in cui ci si prenota e si fa tutto on line?
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Sulla parte giovanile si è fatto un secondo errore. Se alla popolazione di giovani si da il messaggio che il vaccino serve per andare in discoteca, per andare in vacanza e tornare tutti liberi.. osserviamo che questo messaggio fa leva sull’emotività e poco sulla razionalità. È evidente che per un giovane fare leva sulla responsabilità civile per evitare di contagiare i nonni o i parenti apparirà molto più noioso rispetto a poter andare in discoteca, ma quel giovane acquisirà atteggiamenti di maggior responsabilità rispetto alla pratica vaccinale, al contrario, se andrà a vaccinarsi in un open day per poter andare in discoteca, può darsi che non darà tutti i dati riferiti alla sua anamnesi.

Sminuito il ruolo del medico di famiglia

Dunque in questo contesto è venuto meno il ruolo del medico di famiglia?
— Esattamente! Ma in Italia si è fatta questa scelta. Se vediamo le statistiche in Germania la maggior parte dei vaccini sono stati fatti dai medici di medicina generale. Lo stesso vale per l’Inghilterra dove si è usato il vaccino AstraZeneca.
La maggior occupazione dei medici di famiglia in Italia nelle ultime due - tre settimane è stata quella di rispondere ai nostri pazienti che avevano più dubbi che certezze sulla vaccinazione. Questo non è un periodo di particolare patologia, incluso il Covid. A noi vengono date dosi marginali di vaccini quando non sono utilizzate presso gli hub. Adesso, con gli hub che andranno in caduta per vari motivi, anche speculativi, fino ad oggi negli hub è stato molto semplice trovare personale che compreso sabato e domenica andava a fare attività in straordinario ben pagato, ora a luglio e agosto dove si troverà questo personale? Adesso forse si ricorderanno della medicina di famiglia.
Se non ci fosse stata la morte di Camilla Canepa, la campagna vaccinale non avrebbe proceduto imperturbata con le due dosi del singolo vaccino?
— Assolutamente sì! Senza quel caso il vaccino di AstraZeneca non sarebbe passato agli over 60, eсc.. Ma anche la scienza ha le sue responsabilità, il prof. Roberto Burioni tende di solito a sottolineare che “la scienza non è democratica”. Se mi permettete la battuta su questi vaccini “la scienza è molto democratica”. In un convegno a Napoli qualche anno fa cercavo di stimolare il ragionamento dicendo che la vaccinazione: “non fa rima con emozione ma con ragione”. Il modello comunicativo e la gestione di questa campagna vaccinale ha fatto invece leva su “emozione”. Da un messaggio di sanità pubblica siamo passati a un messaggio del tipo “andiamo in discoteca”. Siamo passati da una vaccinazione “per paura”, quando dovevamo vaccinare per fasce d’età, poi per categorie, poi siamo ritornati alle fasce d’età, ad una vaccinazione “per voglia di libertà”.
Nonostante entrambe siano motivi di grande rispetto, a mio avviso non sono motivi primari per i quali la gente si dovrebbe vaccinare. Si dovrebbe educare la popolazione ad un’educazione sanitaria, a vivere nella collettività: un’azione che dovrebbe protegge il soggetto sia individualmente sia a livello della collettività. Se questa azione si confina o sul concetto di paura o di divertimento, si perde il concetto, essenziale, di collettività.
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