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Verso lo "sfratto" dalla base di Al Minhad: ecco cosa rischia l'Italia

© Fotolia / PhilipusBandiere Emirati Arabi Uniti
Bandiere Emirati Arabi Uniti - Sputnik Italia, 1920, 24.06.2021
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Gli Emirati Arabi sarebbero decisi ad interdire all'esercito italiano l'utilizzo della base aerea di Al Minhad, nel Golfo Persico, per protestare contro lo stop all'export di armi deciso dal Conte Bis per la guerra in Yemen. Così l'Italia rischia di perdere un avamposto strategico per il Medio Oriente e il Nord Africa.
Le prime avvisaglie c’erano già state l’8 giugno scorso, quando ad un aereo militare italiano con a bordo un gruppo di giornalisti diretti ad Herat per la cerimonia dell’ammainabandiera è stato negato l’atterraggio negli Emirati Arabi, costringendo il pilota a trovare un altro aeroporto per fare scalo.
L’ambasciatore, Omar Al Shamsi, è stato subito convocato alla Farnesina. E così si è capito che dietro la mossa di Abu Dhabi c’era l’estrema irritazione del governo emiratino per lo stop alle forniture di armi per la guerra in Yemen deciso dal precedente esecutivo, e chiesto in particolare dal ministro degli Esteri grillino, Luigi Di Maio. Non solo. A suscitare le ire degli Emirati, come spiega Fausto Biloslavo in un approfondimento pubblicato sul Giornale.it, sarebbero stati anche gli accordi con il Qatar per la vendita di navi da guerra.

La questione non si è risolta con il colloquio tra l’ambasciatore e gli esponenti del governo. Anzi. Gli Emirati ora vorrebbero che l’Italia liberasse quanto prima la base aerea di Al Minhad, che si trova nel Golfo Persico, non lontano dai grattacieli di Dubai. Si tratta, come sottolinea ilGiornale.it, di uno snodo strategico per l’esercito italiano, vitale anche per completare in sicurezza le operazioni di ritiro dall’Afghanistan.

Il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, è al lavoro per trovare un compromesso con Abu Dhabi. A metà giugno si è confrontato con l'omologo, Mohammed bin Ahmed al Bowardi.
Ma per ora, secondo le indiscrezioni pubblicate da Inside Over, il governo emiratino non sarebbe intenzionato a fare passi indietro. Anzi, ci sarebbe un vero e proprio “ordine di sfratto” da onorare entro il prossimo 2 luglio.
Una prospettiva da scongiurare per non compromettere non soltanto il ritiro dall’Afghanistan ma anche la missione appena lanciata nello Stretto di Hormuz, nell’ambito dell’operazione Emasoh. Come pure l'impegno italiano in Iraq e Libia. Sempre secondo quanto si apprende dal Giornale, il ministero della Difesa starebbe già correndo ai ripari con un piano B per il ritiro da Herat, che però allungherebbe i tempi, aumentando i rischi e facendo lievitare i costi.
Bisogna riportare a casa entro il mese di luglio elicotteri, blindati, velivoli, e tantissimo altro materiale che per ora sta passando proprio per Al Minhad. In alternativa, spiega un esperto allo stesso quotidiano, si potrebbe ipotizzare uno scalo in Kuwait o in Arabia Saudita, ma si tratta di soluzioni più dispendiose.
Insomma, trovare un compromesso è necessario sia dal punto di vista logistico che strategico. Toccherà all’attuale esecutivo cercare di ricomporre i pezzi e trovare una soluzione che convinca Abu Dhabi a tornare sui suoi passi.
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