Registrazione avvenuta con successo!
Per favore, clicca sul link trasmesso nel messaggio inviato a

Peste nera: la pandemia del Medioevo

La peste nera - Sputnik Italia, 1920, 24.06.2021
Seguici su
L’idea secondo cui le infezioni scatenanti epidemie possano avere un’origine non naturale, ma artificiale è vecchia come il mondo.
Ancora oggi diversi ricercatori pensano che la Peste nera, ossia la più terribile pandemia di peste nella storia dell’umanità che tenne in scacco l’Europa alla metà del XIV secolo, si sia originata a partire da un particolare “veleno della peste”. La preparazione di veleni e antidoti nel Medioevo era un vero e proprio settore produttivo e i test sulle persone furono la manifestazione ante litteram dei moderni test clinici.
Il più grande “avvelenamento” della storia
Si suppone che la Peste nera prese origine nel Khanato dell'Orda d'Oro da dove si diffuse successivamente lungo le vie commerciali in Crimea, a Costantinopoli e in tutta Europa. A una velocità impressionante: infatti, nessun’altra epidemia in epoca preindustriale si diffuse così rapidamente.
KidsRights Index 2021 - Sputnik Italia, 1920, 03.06.2021
L’allarme: i bambini sono i più colpiti dalla pandemia, a rischio catastrofe generazionale
Comparsa in Europa meridionale per la prima volta nel 1347, l’epidemia di peste in un paio di anni colpì le penisole di Balcani, Pirenei e Appennini, l’Europa centrale e i territori delle attuali Francia, Inghilterra e Norvegia. Nel 1351 non vi era di fatto più alcun centro abitato in Europa che non fosse stato colpito dalla peste. Secondo diverse stime, la popolazione europea ha registrato un calo del 30-50%.
La gente non credeva che una catastrofe di quella portata potesse essere un evento naturale. Cominciarono a dire che gli “avvelenatori” (spesso identificati negli ebrei o nei membri di sette sataniche) avessero riversato il “veleno della peste” sotto forma di polvere nell’acqua dei pozzi e avessero unto con unguenti malefici diversi oggetti.
Conclusioni cospirazionistiche
Per quanto strano possa sembrare, ancora oggi la versione cospirazionistica è oggetto di discussione. Nel 1984 lo zoologo britannico Graham Twigg pubblicò il libro The Black Death: A Biological Reappraisal. Successivamente videro la luce le opere The Biology of Plagues della demografa Suzanne Scott e del biologo Christopher Duncan e Black Death Transformed di Samuel Kohn, docente di Medievalistica presso l’Università di Glasgow.
Il batterio che scatena la peste, Yersinia pestis, si trasmette all’uomo tramite il morso di pulci o pidocchi infetti, ospitati da roditori come ratti i quali diventano vettori dell’infezione. Il patogeno zoonotico, secondo gli scienziati, non avrebbe potuto riprodursi così velocemente in maniera naturale.
Gli scienziati hanno messo a confronto l’epidemia medioevale con la terza pandemia di peste che tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo fu la causa della morte di 5,5 milioni di persone in Indocina. Secondo le stime, nel XIV secolo la situazione era molto peggiore. Ad esempio, in India, nell’epicentro della terza pandemia, vi fu un calo della popolazione del 3%. Di certo è tanto, ma non quanto il 30-50% della Peste nera.
Durante la terza pandemia l’infezione si diffuse a una velocità di circa 30 km/l’anno, mentre durante la Peste nera di 4 km/giorno. Le pulci della peste prediligono i climi caldi e umidi, pertanto anche in India durante l’inverno l’incidenza della malattia registrò un calo. Nel XIV secolo il rigido inverno europeo, invece, non arrestò in alcun modo l’epidemia.
Nemmeno i sintomi della patologia sembrano coincidere in maniera esatta. Dalle cronache medioevali si legge di infiammazioni necrotizzante di polmoni e gola, di forti dolori cardiaci, di emottisi ed ematemesi. Si tratta di sintomi praticamente mai più riscontrati.
Ma il tema forse più centrale è che, per infettare in due anni decine di milioni di persone, servirebbe un esercito di ratti infetti. Le strade delle città europee dovevano essere stracolme di ratti, ma nelle cronache nessuno parla di un simile fenomeno. E i test genetici sulle spoglie delle vittime dell’epidemia indicano in maniera univoca che si tratta di Yersinia pestis, il cui genoma è di fatto identico a quello del patogeno contemporaneo.
Peste bubbonica - Sputnik Italia, 1920, 08.08.2020
Morte nera: la Cina mette in isolamento villaggio dopo decesso per peste bubbonica
Peste come arma biologica
Il patogeno della peste è stato effettivamente impiegato come arma biologica. Nell’Antica Cina e nell’Europa medioevale cavalli e mucche morti di peste furono impiegati per infettare le fonti di acqua potabile del nemico, come si legge in diverse testimonianze scritte. Parimenti fecero anche unni, turchi e mongoli.
Secondo una delle versioni, la pandemia di Peste nera in Europa cominciò dopo l’assedio della fortezza genovese di Caffa in Crimea da parte del Khan dell’Orda d’oro Gani Bek nel 1346.
Il notaio genovese Gabriele de' Mussi, che al tempo si trovava a Caffa, scriveva che, quando tra l’esercito mongolo comparvero i primi casi di peste, il khan ordinò di catapultare gli uomini e i ratti morti all’interno della fortezza. Il popolo che abbandonava la città via mare portò l’infezione a Costantinopoli, da dove si diffuse in tutta Europa.
Durante la Seconda guerra mondiale i giapponesi in Cina misero a punto una arma biologica basata su innovativi e particolarmente virulenti ceppi di Yersinia pestis. Furono testati sui prigionieri di guerra e previdero di utilizzarli sulla popolazione civile.
Una ardilla, imagen referencial - Sputnik Italia, 1920, 14.07.2020
Negli Usa uno scoiattolo risultato positivo alla peste bubbonica
Usi e costumi brutali
Durante il Medioevo i veleni si faceva largo uso dei veleni sia per proteggersi dai ratti sia per contrastare i nemici. Pozioni letali erano messe a punto non solo da stregoni e alchimisti, ma anche dai medici. Nel suo recente libro The Poison Trials la storica americana e docente presso l’Università di Tufts Alisha Rankin osserva che all’epoca in merito non vi erano né leggi né restrizioni. I medici tenevano fiere in cui esponevano veleni e antidoti miracolosi. Chiaramente si facevano anche sperimentazioni sull’uomo. Negli archivi europei sono state trovate decine di rapporti su questi esperimenti. Uno di questi è stato riportato nel libro di Rankin.
Nel 1524 il papa Clemente VII consegnò al proprio medico Gregorio Caravita due criminali condannati perché testasse su di loro un antidoto contro l’aconito, una pianta della famiglia delle Ranunculaceae. Dopo che entrambi gli uomini mangiarono una fetta di torta di marzapane avvelenata con l’aconito, uno ricevette l’antidoto e sopravvisse, mentre l’altro morì in preda alle sofferenze.
Poi i “ricercatori” decisero di verificare l’efficacia del cosiddetto “elisir di Caravita” contro altri veleni. In qualità di osservatori parteciparono ai test anche il farmacista personale del papa e uno dei senatori romani. A un condannato per omicidio fu somministrata una miscela di uova crude, zucchero e arsenico e, quando cominciò a gridare dal dolore, gli fu applicato un unguento con l’antidoto. Il paziente sopravvisse per poi passare il resto dei suoi giorni in carcere.
Su richiesta di Clemente VII entrambi gli esperimenti vennero documentati con dovizia di particolari. Due settimane dopo gli autori presentarono un rapporto di quattro pagine contenente una descrizione dettagliata dell’azione di questi veleni e rispettivi antidoti. Allora molti temevano di essere avvelenati e l’esistenza di un farmaco efficace nelle mani del clero, secondo il papa, avrebbe dovuto rafforzare la lealtà dei parrocchiani e riportare in chiesa coloro che credevano di più agli stregoni che ai preti.
Rankin ritiene che questo sia il primo test clinico ufficialmente documentato. C’era un “gruppo di controllo”, furono rispettate determinate norme etiche (in quanto tutti i partecipanti erano stati condannati). Inoltre, all’esperimento parteciparono “persone devote” che pregarono perché l’antidoto facesse effetto.
Notizie
0
Prima i più recentiPrima i più vecchi
loader
LIVE
Заголовок открываемого материала
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала