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Ddl Zan, segretario di Stato Parolin: non abbiamo chiesto di bloccarlo

© AFP 2021 / Sergei Gapon Il segretario di Stato della Santa Sede, monsignor Pietro Parolin
Il segretario di Stato della Santa Sede, monsignor Pietro Parolin - Sputnik Italia, 1920, 24.06.2021
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Nessuna intenzione di ingerenza da parte del Vaticano, ma una semplice richiesta di dialogo sulla legge Zan che tocca questioni legate alla libertà religiosa sancite anche nei Patti Lateranensi, lo ha detto Parolin.
Il ddl Zan tiene ancora banco e così dopo l’intervento del presidente del Consiglio Mario Draghi di ieri, che ha precisato da parte italiana il perimetro legale, politico e diplomatico della questione, oggi interviene il segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, per chiarire meglio la posizione della Santa Sede riguardo la Nota verbale consegnata alle autorità italiane.
Anzitutto Parolin nell’intervista rilasciata al Vatican News spiega che non vi è nessun intento da parte della Santa Sede di chiedere il congelamento del disegno di legge contro l’omotransfobia, né tanto meno dietro la loro richiesta si nasconde una indebita pressione sul lavoro del Parlamento italiano.
Il Vaticano ha solo voluto esprimere le sue preoccupazioni riguardanti l’interpretazione di alcuni passaggi del ddl Zan.
Per quanto riguarda poi le modalità, la Santa Sede ha usato i canali diplomatici usuali e che sono quelli che solitamente usano gli Stati per dialogare tra loro nel reciproco rispetto delle autonomie.
Appena rientrato dall’estero da viaggi legati al suo ruolo nella Santa Sede, Parolin affronta la questione di petto e spiega quai sono le preoccupazioni della Santa Sede sul ddl Zan del confinante Stato italiano, col quale esiste un Concordato valido da quasi un secolo: i Patti Lateranensi.

“Innanzitutto vorrei precisare che non è stato in alcun modo chiesto di bloccare la legge. Siamo contro qualsiasi atteggiamento o gesto di intolleranza o di odio verso le persone a motivo del loro orientamento sessuale, come pure della loro appartenenza etnica o del loro credo”, esordisce il segretario di Stato Parolin.

Tuttavia “la nostra preoccupazione riguarda i problemi interpretativi che potrebbero derivare nel caso fosse adottato un testo con contenuti vaghi e incerti, che finirebbe per spostare al momento giudiziario la definizione di ciò che è reato e ciò che non lo è. Senza però dare al giudice i parametri necessari per distinguere”.
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Il timore della Chiesa è che esponenti cattolici, come sacerdoti, suore o anche laici con ruoli ecclesiali, possano essere denunciati in base a tale legge una volta entrata in vigore, sulla base di vaghe accuse.
“Il concetto di discriminazione resta di contenuto troppo vago. In assenza di una specificazione adeguata corre il rischio di mettere insieme le condotte più diverse e rendere pertanto punibile ogni possibile distinzione tra uomo e donna, con delle conseguenze che possono rivelarsi paradossali e che a nostro avviso vanno evitate, finché si è in tempo”, spiega Parolin.
“L’esigenza di definizione è particolarmente importante perché la normativa si muove in un ambito di rilevanza penale dove, com’è noto, deve essere ben determinato ciò che è consentito e ciò che è vietato fare”, altrimenti chiunque potrebbe ritrovarsi indagato per il reato di omotransfobia o altro tipo di reato vagamente delineato in questa legge e ritrovarsi in tribunale a doversi difendere da un reato penale.

La Nota verbale

Qui un breve stralcio tratto dalla Nota verbale inviata dalla Santa Sede al governo italiano attraverso i canali della diplomazia nei giorni precedenti.
“Al riguardo, la Segreteria di Stato rileva che alcuni contenuti dell’iniziativa legislativa — particolarmente nella parte in cui si stabilisce la criminalizzazione delle condotte discriminatorie per motivi “fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere” — avrebbero l’effetto di incidere negativamente sulle libertà assicurate alla Chiesa cattolica e ai suoi fedeli dal vigente regime concordatario. Diverse espressioni della Sacra Scrittura, della Tradizione ecclesiale e del Magistero autentico dei Papi e dei Vescovi considerano, a molteplici effetti, la differenza sessuale, secondo una prospettiva antropologica che la Chiesa cattolica non ritiene disponibile perché derivata dalla stessa Rivelazione divina”.
Vaticano - Sputnik Italia, 1920, 23.06.2021
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