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La "guerra" tra Lindt e Caffarel: a rischio 90 dipendenti dell'azienda torinese

© Sputnik . Sergey Pyatakov / Vai alla galleria fotograficaProduzione di cioccolato
Produzione di cioccolato - Sputnik Italia, 1920, 23.06.2021
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Secondo il Corriere della Sera la multinazionale svizzera che controlla la società italiana potrebbe procedere al taglio di 90 unità di personale per "rivitalizzare il marchio".
Sarebbero almeno 90 i lavoratori della Caffarel, storica azienda piemontese che produce cioccolato, che rischiano di perdere il posto. Il gruppo Lindt & Sprüngli, che dal 1998 controlla il brand italiano del cioccolato, infatti, non escluderebbe di intraprendere questa strada per “rivitalizzare il marchio”, in difficoltà per colpa della pandemia.
Il timore dei sindacati, raccolto dal Corriere della Sera, è che la multinazionale svizzera voglia ridurre di almeno un quarto i dipendenti impiegati nello stabilimento di Luserna San Giovanni, nell’hinterland torinese. Si tratterebbe di una decisione che avrebbe un impatto sociale non indifferente, considerata la crisi generalizzata.
“A causa delle perduranti difficoltà, aggravate dalla pandemia, abbiamo dovuto decidere di ottimizzare alcune strutture e processi interni”, si limitano a dire da Caffarel, secondo quanto si legge sul Corriere.
Secondo il quotidiano di via Solferino, a mettere in difficoltà l’azienda di Luserna sarebbero soprattutto le onerose commissioni relative al “management” e “all’uso delle licenze" che Caffarel deve versare annualmente alla Lindt. Si tratta, nel primo caso, di “tariffe orarie” che vengono applicate dai manager del gruppo di Zurigo per il lavoro svolto per la Caffarel, e nel secondo caso delle royalty sui prodotti dell’azienda italiana, di cui Lindt ha acquistato la proprietà intellettuale.
La pratica, precisa il Corriere, è assolutamente lecita, oltre che essere molto diffusa, ma ora rischia di compromettere ancora di più un’azienda in difficoltà. Oltretutto, sottolinea ancora il quotidiano di via Solferino, i manager stranieri che operano nel nostro Paese possono beneficiare del dimezzamento della base imponibile grazie ad una legge del 2015.
Non si sa se questo sia o meno il caso di Benedict Riccabona, l’ad austriaco di Caffarel approdato nel Torinese dopo anni di esperienza nella casa madre. Tuttavia, secondo il Corriere, il matrimonio tra la Lindt e l’azienda italiana, almeno da qualche anno a questa parte, converrebbe di più alla multinazionale di Zurigo.
Si percepisce, nota lo stesso quotidiano, anche da dettagli come l’acquisto da parte di Lindt Italia per 12 milioni di euro della società di distribuzione S.T. S.p.a., che nel 2020 ha registrato perdite da 949 mila di euro. L’importo, per avere un termine di paragone, equivale a quattro volte il risparmio generato dall’eventuale licenziamento delle 90 unità di personale di Caffarel.
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