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Ddl Zan, Pillon a Sputnik: "Il Papa non poteva più tacere. Fedez? Studi la storia"

© Sputnik . Natalia Seliverstova / Vai alla galleria fotograficaVaticano
Vaticano - Sputnik Italia, 1920, 23.06.2021
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Secondo il senatore leghista Simone Pillon, intervistato da Sputnik Italia, la protesta formale del Vaticano per il Ddl Zan non è un'ingerenza nella vita istituzionale italiana: "Il vescovo di Roma non poteva più tacere. Fedez? Vada a studiare la storia".
Per qualcuno è stato un intervento a gamba tesa, per altri una difesa necessaria dei propri diritti. Fatto sta che l’iniziativa del Vaticano, che nei giorni scorsi, tramite il “ministro degli Esteri” del Papa, il cardinale Paul Richard Gallagher, ha consegnato nelle mani dell’ambasciatore italiano presso la Santa Sede la nota verbale in cui viene chiesta la modifica del Ddl Zan e il rispetto dei Patti Lateranensi, ha provocato un vero e proprio terremoto.
Ma quali saranno le conseguenze politiche della netta presa di posizione arrivata da Oltretevere? Secondo Simone Pillon, senatore leghista, tra i critici del disegno di legge contro l’omotransfobia in discussione in Commissione giustizia al Senato, raggiunto al telefono da Sputnik Italia, un primo effetto potrebbe essere quello di rilanciare il confronto sui punti più controversi, come quello dell’identità di genere o dell’obbligo di organizzare incontri sul tema nelle scuole in occasione della Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia e la transfobia.
© Simone PillonSimone Pillon
Simone Pillon - Sputnik Italia, 1920, 23.06.2021
Simone Pillon
— Il presidente della Camera Roberto Fico, a proposito della nota della Santa Sede sul Ddl Zan, ha detto di non accettare “ingerenze”. Anche lei considera un’ingerenza nella vita istituzionale italiana la presa di posizione del Vaticano?
Assolutamente no. È un atto previsto dal concordato, fatto con le dovute forme e su argomenti effettivamente previsti dal concordato. Anzi, in teoria ora potrebbe attivarsi una commissione paritetica Vaticano-Italia per risolvere la questione, come previsto dall'art. 14 degli accordi di Villa Madama del 1984. E poi non capisco come mai i governi europei, tra cui anche quello italiano, siano legittimati a condannare la legge approvata dal parlamento ungherese per frenare la diffusione del gender nelle scuole, mentre la Santa Sede non dovrebbe permettersi di intervenire usando gli strumenti del concordato per difendere la libertà religiosa dei suoi fedeli.
— Perché la diplomazia vaticana si è spinta fino a questo punto?
Credo che la situazione fosse ormai intollerabile. La conferenza episcopale italiana aveva messo in guardia più volte dai rischi del Ddl Zan, chiedendo che fosse fermato o almeno rivisto, ma alcune forze politiche hanno continuato a pretendere la sua integrale approvazione.
Il vescovo di Roma non poteva più tacere. Credo che non siano passati inosservati neppure i gravi abusi accaduti nei Paesi europei e nel Nord America, dove sono già in vigore leggi simili al Ddl Zan, con preti arrestati e genitori privati del diritto di educare i loro figli, tutto in nome della lotta all'omofobia.
— Il rapper Fedez, con cui lei si è scontrato più volte, è stato tra i più aspri critici della mossa del Vaticano, accusando la Chiesa di non pagare le tasse sugli immobili e tirando in ballo la questione degli abusi sui minori, cosa ne pensa?
Fedez farebbe bene a studiare la Storia. Scoprirebbe cosa sarebbe l'Italia senza le meraviglie storiche, artistiche e ancor più umane, sociali e morali rese possibili dalla Chiesa. Ospedali, università, ma anche cattedrali e inestimabili opere d'arte, di cultura e di solidarietà, sono solo alcune delle eredità di cui tutti noi possiamo usufruire grazie alla Chiesa.
Carabinieri alla Piazza San Pietro - Sputnik Italia, 1920, 22.06.2021
Vaticano chiede modifica del ddl Zan: "Viola il Concordato"
— Quale sarà l’effetto politico dell’iniziativa di Oltretevere?
La tempesta è stata grande. Ora spero prevalga in tutti il desiderio di cercare ciò che ci unisce più che ciò che ci divide. Abbiamo un Paese allo stremo, che sta uscendo dalla pandemia e deve affrontare la ricostruzione economica e sociale. Lavoriamo per la coesione, non per piantare bandierine ideologiche.
— È vero che alcuni senatori del Pd, del M5S e di Italia Viva, dopo le osservazioni del Vaticano, non sono pronti a votare il testo del Ddl così com’è?
I problemi di numeri, da quel che so, c'erano anche prima, visto che anche larga parte del mondo femminista, sia pure per ragioni molto diverse dalle nostre, non ha mai digerito l'equiparazione tra sesso e auto-percezione del genere.
Ora anche i parlamentari cattolici avranno qualche argomento in più per essere perplessi. Si possono trovare soluzioni condivise per aggravare le pene a carico degli aggressori, ma non sarebbe giusto intaccare la libertà di parola, di religione, di educazione.
- Ma secondo lei c’è davvero la volontà politica di modificare il testo nei punti più controversi, come auspicano dal Vaticano?
- Il dialogo è sempre utile. Resto personalmente convinto che una legge non serva, ma la porta è aperta a soluzioni scevre da ogni ideologia.
- C’è il rischio che lo scontro sul Ddl Zan possa mettere in pericolo la tenuta del governo Draghi?
- Questo tipo di valutazioni non spettano a me. Mi fido di Matteo Salvini e del suo discernimento politico.
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