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Veterano dal primo all’ultimo giorno della guerra: “Abbiamo vissuto con un obiettivo”

© Sputnik . Arkady Shaikhet / Vai alla galleria fotograficaNel mese di aprile 1945 i soldati sovietici e americani si incontrarono sul fiume Elba in Germania
Nel mese di aprile 1945 i soldati sovietici e americani si incontrarono sul fiume Elba in Germania - Sputnik Italia, 1920, 22.06.2021
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La notizia dell'invasione ha portato al più alto livello di patriottismo tra il popolo nonostante inizialmente abbia causato allarme, ha detto a Sputnik il veterano di guerra sovietico colonnello Nikolai Zaitsev, intervistato in occasione dell’80esimo anniversario dell’invasione dell’Unione Sovietica da parte della Germania nazista.
"Naturalmente, la notizia dell'invasione ha causato costernazione. Ho sentito che tutti noi eravamo in qualche modo confusi: come avremmo dovuto vivere, cosa avremmo dovuto fare?", ha detto Zaitsev, che ora vive a New York, ha detto.
Zaitsev ha raccontato che al tempo era uno studente di 16 anni in una piccola cittadina vicino a Barnaul in Siberia, quando la Germania nazista supportata dalle forze dell'Asse, attaccò l'Unione Sovietica il 22 giugno 1941.
"Il direttore della scuola radunò tutti i nostri insegnanti e diede istruzioni su chi avrebbe dovuto andare al commissariato militare per arruolarsi nell'esercito. Era il segnale per noi studenti e ci precipitammo tutti lì", ha detto.
Zaitsev ha ricordato che solo un giorno prima dell'invasione, lui e i suoi compagni di classe avevano tenuto la loro festa di diploma di scuola superiore.
"Avevo completato la nona classe e insieme ai compagni della decima e dell'undicesima avevamo appena festeggiato allegramente nella nostra scuola", ha detto.
L'amministrazione della scuola aveva deciso di organizzare un picnic congiunto nella vicina bella foresta il giorno successivo e aveva fornito un treno navetta per il viaggio, ha riferito.
"La mattina dopo, domenica 22 giugno, ci radunammo in attesa del treno per quel posto meraviglioso nella foresta. Tutti erano pronti, ma il nostro direttore era in ritardo", ricorda Zaitsev.
Il veterano di guerra ha spiegato che i presenti si erano resi conto che il direttore della scuola era stato incaricato di attendere un'importante telefonata dalle autorità locali. La scuola era a circa 200 metri dalla stazione ferroviaria e tutti lo videro uscire dall’edificio urlando: "Guerra! Guerra! Guerra!".
Il direttore della scuola corse dagli studenti e lottando per riprendere fiato li informò che i nazisti avevano invaso a tradimento l'Unione Sovietica, stavano bombardando le città e le prime battaglie si stavano svolgendo vicino al confine occidentale.
"Il direttore disse che non avremmo più potuto vivere come al solito, era stata dichiarata una mobilitazione a livello nazionale e tutti gli arruolati nell'esercito avrebbero dovuto prepararsi per una nuova vita al fronte e nelle retrovie", ha ricordato Zaitsev.

Battaglioni di sciatori e preparazione dei missili

Zaitsev ha proseguito il racconto ricordando di come molti dei giovani fossero andati al commissariato chiedendo di essere arruolati come combattenti volontari nei cosiddetti battaglioni di sciatori.
"Sapevamo di quei battaglioni, che si stavano formando in Siberia. Siamo cresciuti nella neve e sapevamo sciare molto bene", ha detto.
Tuttavia, il commissario disse agli studenti che l'esercito avrebbe sconfitto il nemico senza necessità che ci arruolassimo e che avremmo piuttosto dovuto proseguire la nostra istruzione, ha detto.
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"Questa risposta non ci soddisfò, provammo ad insistere ma nessuno di noi riuscì a compilare i documenti quel giorno al commissariato”, ha detto il veterano.
Nonostante i consigli, gli studenti decisero che non sarebbe stata l’istruzione l’obiettivo principale da lì in avanti, e iniziarono ad aiutare nelle fattorie collettive locali, viste le nuove circostanze.
"Non provammo alcun panico. Tutti noi vivevamo con un obiettivo comune. La guerra ci spinse a pensare a come collegare il nostro destino personale al destino del Paese ed essere utili al fronte", ha ricordato Zaitsev.
Quando un impianto di costruzione di carri venne evacuato dall'Ucraina, ha aggiunto, gli studenti iniziarono a lavorare lì e contribuirono a produrre parti per missili.
"Dovevamo scaricare queste macchine dai binari della stazione ferroviaria e trascinarle nell'impianto", ha detto Zaitsev.
Prima che il trasportatore fosse costruito, gli studenti e altri giovani trascinavano e lavoravano le punte di missili pesanti da 18 chilogrammi sotto la supervisione di alcuni ingegneri adulti.
"Dovemmo preparare 225 punte, un lavoro che prima dell’evacuazione veniva eseguito da lavoratori adulti. Il nostro maestro una volta venne da me e mi disse: 'Siete tutti dei bravi ragazzi. State facendo più degli uomini adulti'", rammenta Zaitsev.

Entrare nell'esercito, impegnarsi in battaglia

Zaitsev racconta che "finalmente" si arruolò nell'esercito sovietico nell'agosto 1942 e nove mesi dopo si impegnò in battaglia come membro di un reggimento di mortai.
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"C'era una situazione estremamente difficile nel 1942 e nel 1943, ma anche nel 1945, quando abbiamo liberato l'Ungheria", ha detto. "Nonostante la feroce resistenza dei nazisti, abbiamo preso il controllo della città di Szombathely vicino al confine austriaco e siamo entrati in Austria".
La sua unità di ricognizione ricevette l'ordine il 5 maggio 1945 di attraversare il Danubio e incontrarsi con le truppe statunitensi in Cecoslovacchia, ha raccontato.
"La notte del 9 maggio, il mio operatore radio mi avvertì di un importante annuncio del governo", ha detto Zaitsev. "Presi gli auricolari e sentii le parole che avrei ricordato per sempre: 'La Germania ha capitolato, abbiamo vinto!'"
Zaitsev ha detto di ricordare vividamente le emozioni, gli spari in aria e le grida "Evviva" una volta che si è sparsa la voce della resa della Germania nazista.
Tuttavia, il veterano ha sottolineato che la sua unità aveva il compito di continuare ad andare avanti.
"Il 9 maggio 1945 stavamo fraternizzando con i soldati americani vicino alla città di Pisek, non lontano da Praga", ha detto Zaitsev.
I residenti locali salutarono le truppe sovietiche e statunitensi e organizzarono una grande manifestazione per celebrare la vittoria, ha aggiunto.
"Una bambina mi si avvicinò e sembrava molto seria. Il mio braccio destro era ferito, ma la presi con quello sinistro e andai a quell’incontro con lei e i suoi genitori. Terminai la guerra con questa bambina tra le braccia", Zaitsev conclude il racconto.
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