Registrazione avvenuta con successo!
Per favore, clicca sul link trasmesso nel messaggio inviato a

Museo Nazionale Svedese sotto accusa per le “folli” didascalie politiche nella sua collezione

© Foto : Grafica A.TrovatoRatto delle Sabine - Giambologna 1574-1580
Ratto delle Sabine - Giambologna 1574-1580 - Sputnik Italia, 1920, 21.06.2021
Seguici su
Solitamente le esposizioni di quadri e opere sono introdotte da targhette che indicano titolo dell’opera, anno di produzione e autore. In qualche caso sono aggiunte brevi note per migliorare la didascalia. Il Museo Nazionale Svedese avrebbe però esagerato, ritengono alcuni esperti, introducendo commenti politici e niente affatto pertinenti.
L'arte classica del XIX secolo verrebbe presentata nelle didascalie dell’esposizione al Museo Nazionale Svedese come patriarcale, reazionaria e persino pericolosa a causa di presunte caratteristiche di razzismo, sessismo e nazionalismo nelle opere.
Tali controverse didascalie riguardano in particolare il movimento del romanticismo nazionale nordico, e, ha sostenuto l’archeologo presso il Consiglio del Patrimonio culturale nazionale Svedese, Leif Gren, sono decisamente “fuorvianti e politicizzate”.
Nel suo articolo di opinione pubblicato sul Vestmanlands Läns Tidning, la sua invettiva è molto chiara.

“Quando si leggono tutti i cartelli che trattano del XIX e XX secolo, al secondo piano del museo, vediamo una dozzina di cartelli che descrivono il XIX secolo con termini prevalentemente negativi e oscuri, mentre nessun segno negativo è associato al XX secolo... L'arte borghese del XIX secolo è presentata come piena di inganno, falsità, manipolazione politica, sessismo e razzismo… un’arte patriarcale, reazionaria e pericolosa", osserva Gren, che per altro ricorda come piuttosto proprio in quell’epoca maturò un forte clima liberale.

L'arte del XX secolo, che abbraccia sempre più la tradizione socialdemocratica, viene mostra invece come un successo culturale, ha osservato, sottolineando il fatto che tutto ciò sposta l'attenzione dall'arte stessa e impedisce di fatto ai visitatori di pensare con la propria testa.

Esempi di didascalie controverse

Il professore presenta alcuni esempi piuttosto eclatanti di questo ‘eccesso di zelo’ didascalico. Il primo è il famoso dipinto di Gustaf Cederström "Portare a casa il corpo del re Carlo XII di Svezia". Sul cartello didascalico si legge:
"La visione populista e nazionalista dello svedese, che è usata politicamente oggi, si basa sull'idea di un passato staticamente idealizzato e costruito. L'idea che ci sia un tempo e un luogo storico a cui guardare indietro, dove tutto era in un certo modo, non è vera".
Passando dall’accusa di nazionalismo a quella di razzismo, Gren prende ad esempio il dipinto di Carl Wilhelmson "Gente di chiesa in barca" che secondo un’altra improbabile didascalia avrebbe un taglio razzista perché realizzato in un momento in cui veniva eseguita la "ricerca antropologica razziale".
"Fin dal Romanticismo, l'idea di caratteristiche popolari ereditate caratterizzò il pensiero tedesco e nordico. La popolazione rurale, i contadini e i pescatori, che vivevano secondo modelli culturali più antichi e i cui corpi erano segnati da duro lavoro, potevano esemplificare i tipi nazionali nordici. Dalla metà del XIX secolo questa prospettiva è stata rafforzata dalle collezioni di campioni anatomiche del museo che hanno ricevuto un focus di ricerca razziale antropologica", si legge nel cartello che introduce il quadro.
Allo stesso modo, viene attribuito un ammiccamento sessista ai dipinti di natura erotica del XIX secolo che si concentrano sul corpo femminile come oggetto d'arte, con avvertimenti che si concentrano sulla "tradizione dello sguardo maschile", che presenta la figura femminile come "preda".
Secondo Gren, è chiaro che l'agenda del museo è quella di trasmettere l'idea che la società del XIX secolo sia stata ingannata e patriarcale, mentre l'arte è presentata "come uno strumento altamente oppressivo in uno stato innaturale della società".

Commenti social ancora più aspri

Alla critica ponderata del professor Gren, hanno fatto eco critiche di ben altro taglio provenienti dal mondo dei social.
La più ricorrenti hanno lamentato che sarebbe bene spendere i soldi dei contribuenti per la cultura e non per l’indottrinamento e la propaganda, mentre alcuni si sono spinti a considerazioni decisamente escatologiche:
"Questa follia continuerà fino a quando tutto nella cultura svedese non sarà etichettato come razzista. Tutto ciò che rende noi svedesi orgogliosi del nostro patrimonio culturale deve essere etichettato come razzista da questi estremisti finanziati dallo stato. Abbiamo dato loro il dito, ci hanno preso la mano! ", ha commentato uno dei più caustici.
Notizie
0
Prima i più recentiPrima i più vecchi
loader
LIVE
Заголовок открываемого материала
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала