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Giulio Tarro a Sputnik: “Mix di vaccini? Proposta né logica né scientifica”

© Foto : ©️ Andrea SabbadiniCentro vaccini anti Covid-19 all'interno della "Nuvola", il Centro congressi dell'Eur di Roma
Centro vaccini anti Covid-19 all'interno della Nuvola, il Centro congressi dell'Eur di Roma - Sputnik Italia, 1920, 20.06.2021
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La proposta del governo per il mix di vaccini ha suscitato un grande caos comunicativo e i cittadini under 60 si trovano di fronte alla scelta fra la somministrazione della seconda dose di AstraZeneca o un vaccino del tutto differente. I pareri degli scienziati si dividono.
Il premier Draghi ha fugato ogni dubbio e ha dichiarato che martedì si sottoporrà alla vaccinazione eterologa. Ma il cambio di marcia sulla vaccinazione con AstraZeneca ha creato non poca confusione nella popolazione. Ai più giovani di 60 anni vaccinati con una prima dose di AstraZeneca inizialmente è stata consigliata una seconda dose di Pfizer o Moderna per evitare eventi avversi.
Poi un ennesimo cambio di marcia: nonostante si raccomandi il mix vaccinale la scelta è libera, chi vorrà potrà comunque ottenere una seconda dose del vaccino anglo-svedese. Si hanno abbastanza dati scientifici per raccomandare una vaccinazione eterologa? Com’è gestita la campagna vaccinale in Italia dal punto di vista della comunicazione? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Giulio Tarro, medico e virologo.
Professore Tarro, lei che cosa ne pensa del mix di vaccini consigliato per gli under 60 con l’obiettivo di evitare la seconda dose di Astrazeneca?
— Io ragiono in maniera logica. Se c’è un primo vaccino ovviamente ci sono tutte le garanzie per avere un richiamo dello stesso vaccino. Utilizzare un vaccino diverso? Nel caso specifico c’è solo l’esperienza clinica di poche migliaia di casi rispetto ad una vaccinazione che deve riguardare milioni di persone, questo non può fare testo. Non è una proposta né logica né scientifica. Non abbiamo la possibilità temporale di conoscere quali saranno i contesti clinici dopo questa somministrazione.
La stessa EMA prende tempo e non raccomanda ufficialmente il mix di vaccini.
— Mi pare giusto. C’è stato un vaccino di tipo vettoriale come lo Sputnik, perché non utilizzare questo? Per giunta è fatto con adenovirus umani, quindi c’è una logica nella sua somministrazione.
Lo stop ad Astrazeneca per i più giovani e il cocktail vaccinale ha creato dei dubbi e un po’ di panico nella popolazione. Sui vaccini sorgono continuamente dei cambi di marcia, il tutto non è molto chiaro da un punto di vista della comunicazione, non crede?
— Astrazeneca è stato inizialmente suggerito fino a 55 anni, poi è stato portato a 65, poi addirittura è stato quasi sconsigliato per questa età e suggerito dai 61 ai 79. Quali sono le logiche scientifiche dietro a queste continue variazioni nel tempo?
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Sono stati organizzati i famosi “open day” per i più giovani, hanno iniziato a vaccinare anche i bambini. Lei che idea si è fatto della gestione della campagna vaccinale?
— La campagna vaccinale è stata gestita senza alcun criterio. Suggerire ai soggetti giovani dai 12 ai 17, quando questo è un tipo di vaccino da fare dai 18 anni in su, è completamente fuori luogo. Ci troviamo di fronte ad un vaccino come è scritto nel bugiardino che può dare origine a malattie autoimmuni, il quale non va usato in prossimità del concepimento o almeno due mesi dopo questa situazione. Sono tutte cose scritte. I giovani hanno un loro sistema immunitario e non hanno problemi con la risposta immune con la tempesta dei mediatori linfocitari come negli anziani. I giovani hanno una normale risposta immunitaria che tiene a bada il virus senza eccessivi problemi.
Secondo lei dovrebbero essere vaccinati solo gli anziani e i soggetti più deboli?
— Senza dubbio.
Lei ha scritto un libro sul Covid criticando in particolare la vaccinazione di massa e i lockdown. Che proposte avanza per uscire dalla pandemia nel suo saggio “Emergenza Covid. Dal lockdown alla vaccinazione di massa. Cosa, invece si sarebbe potuto – e si può ancora – fare?”?
— Per quanto riguarda le risposte da dare nei confronti del virus dobbiamo prendere in considerazione quello che è stato fatto dai colleghi cinesi di Wuhan, l’epicentro dell’epidemia. Hanno completato l’epidemia a metà del marzo 2020, poi hanno fatto i lockdown, a maggio hanno fatto uno screening di 10 milioni di abitanti. Grazie allo screening hanno potuto capire che ci troviamo di fronte a soggetti positivi (0,303 casi per 10 mila unità) asintomatici, non contagiosi. Questa era la linea da seguire per cambiare politica epidemiologica. In Cina hanno bloccato le frontiere, loro non hanno avuto nessuna seconda ondata e né prevedono una terza ondata.
Su che cosa bisogna puntare quindi?
— Va svolto uno screening efficace, possono anche essere usati i tamponi, ma i tamponi devono essere legati all’effettiva possibilità di una polimerasi i cui picchi devono arrivare fino a 24 per essere ritenuti positivi e non, come abbiamo fatto in Italia, portarli da 35 a 41 quando ovviamente si tratta di soggetti che non danno nessuna positività valida. Si tratta di soggetti asintomatici e quindi negativi.
L’impostazione dello screening è fondamentale.
Nel Regno Unito hanno immediatamente puntato agli anziani. Hanno iniziato l’8 dicembre con gli anziani. Sono arrivati a 20 milioni di soggetti vaccinati e hanno fatto le prime statistiche degli effetti collaterali vedendo che questi erano tollerabili e hanno continuato vaccinando oltre 60 milioni di soggetti. Non hanno più avuto un morto. Questo vuol dire che la vaccinazione ha funzionato. Noi invece abbiamo perseguito una politica sbagliata: abbiamo iniziato il 27 dicembre e l’esempio della vaccinazione è stata una 29-nne. Abbiamo continuato a gennaio e a febbraio ad avere 500 vittime al giorno, perché l’obiettivo non era vaccinare gli anziani inizialmente. Con il premier Draghi finalmente da marzo in poi si è presa la decisione di concentrarsi sugli anziani. Purtroppo tuttora in Italia ci sono fra le 50 e le 100 vittime al giorno, principalmente anziani.
In Inghilterra però ultimamente si è registrato un aumento di nuovi casi. Questo significa che anche se gran parte della popolazione è vaccinata le nuove varianti del virus rappresentano un pericolo?
— Io sono convinto che il virus muta non per i vaccini. Una prima variante si è registrata fra marzo del 2020 e l’aprile 2020. Poi c’è stata la variante inglese in agosto e il Regno Unito ha iniziato ad effettuare le vaccinazioni l’8 dicembre. Ovviamente il virus successivamente cerca di evitare questo impatto con gli anticorpi, è presumibile che anche la vaccinazione induca a variazioni virali, però noi possiamo modulare i nuovi vaccini, in particolare rna messaggero sulle varianti. Se c’è una variazione del virus possiamo variare anche l’rna messaggero.
Lo stesso vale per gli anticorpi monoclonali: la Food and Drug Administration accetta solamente quelli che sono validi per le varianti. Anche qui è una questione di impostazione per cui presumo che queste varianti non saranno un grosso problema.
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